NATO NEL SEGNO DEL TERRORE: FOCUS SUGLI ATTACCHI TERRORISTICI DEL 2017

“Ho visto l’agonia al potere, ho udito il suo lamento, ho chiuso gli occhi ed ho sperato fin all’ultimo momento, ho visto sogni lacerati, in polvere e destino, e croci avvolte nel dolore, negli occhi di un bambino, ho visto un giro d’orologio, e il corso della storia distendersi sulle rovine e le macerie della gloria, ho visto il sole farsi nero, gridare di terrore, e un corvo in volo, sul confine dell’odio e dell’amore”.

(Del Sangre, dall’Album “Un nome ad ogni pioggia”)

Senza voler cadere in bigottismo e superstizione, si può proprio dire che il 2017 sia un anno sfortunato.

Non sappiamo se è una questione di numeri ma, anche se i suoi predecessori sono stati intrisi di sofferenza e sangue, al 2017 va senz’altro il primo posto sul podio per il “migliore” anno inaugurato all’insegna del terrore.

Il terrorismo è un fenomeno ormai dilagante, un morbo epocale, un mostro che miete vittime a centinaia, a migliaia, senza distinzioni di sesso, di età o di etnia; il terrorismo colpisce indistintamente; ed è talmente presente nel nostro quotidiano da aver radicalmente modificato, a forza di cose, le nostre abitudini ed il nostro modo di pensare e di vivere l’approccio con il prossimo, scatenando fenomeni di razzismo e violenza anche nel piccolo mondo di ciascuno di noi.

Ma la vera fenomenalità sta nel fatto che esiste gente disposta a sacrificare anche la propria vita in nome di valori e principi che nessun Dio potrebbe mai impartire; esiste gente che ritiene di uccidere e sterminare altra gente in nome di una religione che, invece di proclamare la pace tra i popoli, li invita alla lotta per la scelta del “Sovrano” migliore; esiste gente che non è legata necessariamente ad un territorio, ma può trovarsi ovunque così capillarizzando la diffusione di cellule che lavorano per spargere altro sangue, per colpire sempre più gente, per generare terrore dal terrore.

Il 26 maggio un gruppo di terroristi ha aperto il fuoco contro un convoglio di autobus con a bordo una comitiva di cristiani copti diritti ad un monastero in Egitto; 35 i morti, molti i bambini. La strage è stata sadicamente filmata da uno dei carnefici, la cui furia omicida si è accanita contro tanti innocenti per il sol fatto di appartenere ad una religione differente, per il sol fatto di non essersi convertiti.

Dieci persone componevano il commando, tutte vestite con tuta militare; hanno intercettato e bloccato l’autobus, sono saliti a bordo ed hanno aperto il fuoco inesorabilmente sui passeggeri, provocando una vera e propria strage.

L’episodio ha destato ancor più sgomento poiché, sia pur con modalità diverse, si è manifestato con la medesima efferatezza con cui si è spiegata la furia omicida del terrorista che pochi giorni prima ha fatto scoppiare una bomba durante un concerto a Manchester.

Risale al 22 maggio 2017 tale episodio di folle violenza suicida che ha colpito la cittadina inglese, dove Salman Abedì, il kamikaze autore dell’attentato, si è fatto saltare in aria, provocando la morte di 22 innocenti ed il ferimento di 59 civili, tutti accorsi all’Arena di Manchester per il concerto di Ariana Grande, spettacolo rivelatosi nefasto per la sua tragica conclusione.

E dire che il kamikaze ventiduenne di origine libica che ha premuto il pulsante provocando la deflagrazione era stato segnalato più volte (almeno cinque le segnalazioni ufficiali) dall’autorità dell’antiterrorismo britannico come possibile appartenente ad una cellula terroristica, nonché da alcuni componenti della sua comunità e della sua stessa famiglia alle autorità locali per quel suo insistente inneggiare alla jihad e per quei suoi legami familiari sinistri, primo tra tutti quello con il padre, pure arrestato nell’imminenza dell’attentato, in quanto appartenente ad un gruppo di militanti islamisti in Libia.

Si sono accertati diversi spostamenti in Europa del terrorista Abedì, resi possibili dal fatto che egli – nonostante le segnalazioni – non era inserito in alcuna blacklist di sospetti terroristi per cui probabilmente non è stato assoggettato a particolari controlli all’interno dei vari aeroporti e durante i suoi spostamenti.

La fuga di notizie ed informazioni legate al caso Abedì ha determinato una frattura degli equilibri tra le Intelligence di diversi Paesi, cosa che mette tutti ulteriormente in pericolo, più in pericolo di quanto già non lo fossimo.

La città di Manchester si è stretta attorno alle vittime della strage celebrandone il ricordo con un minuto di silenzio collettivo ed altri gesti di solidarietà e vicinanza alle loro famiglie; la star Ariana Grande si è addirittura offerta di pagare le spese per i funerali di chi nel suo concerto ha trovato la propria tragica fine.

Ma anche quello dell’Arena di Manchester è solo uno di una lunga sequenza di episodi all’insegna del terrore che hanno segnato questo 2017 sin dagli albori.

Andando a ritroso, il 20 aprile a Parigi, a pochi giorni dalle elezioni presidenziali, proprio mentre andava in onda l’ultimo confronto fra i candidati prima del voto della domenica successiva, in pieno centro città, sugli Champes Elysées, nelle immediate vicinanze dell’Arco di Trionfo, il terrorista Karim Cherufi, trentanovenne nato e cresciuto nella periferia della capitale, con precedenti penali specifici, ha imbracciato un kalashnikov, è sceso da una vecchia Audi di colore grigio argento ed ha aperto il fuoco contro un furgone della polizia, uccidendo un poliziotto e ferendone altri due, per poi rimanere ucciso anch’egli per mano di altri poliziotti lì presenti mentre tentava di darsi alla fuga.

Un vero shock per la comunità parigina e per la Francia tutta, già avvinta da un clima di forte tensione ed allerta sin dal 2015 per via di tutta una serie di attacchi di matrice islamica consumatisi in più parti della Nazione.

Il 9 aprile, in Egitto, si consuma l’ennesimo attacco terroristico per mano di un suicida kamikaze. Ad essere colpita è stata la cattedrale copta di San Marco ad Alessandria d’Egitto, appena dopo la celebrazione della cerimonia liturgica, presieduta dal papa copto, per la domenica delle Palme. Altri due ordigni sono stati individuati e disinnescati nella città di Tanta; avrebbero determinato una potente deflagrazione che avrebbe colpito la chiesa copta di San Giorgio.

Il 7 aprile la stessa sorte è toccata alla città di Stoccolma, dove un camion rubato condotto da un terrorista, in pieno centro, si è diretto a tutta velocità verso una zona pedonale, ha travolto la folla provocando la morte di cinque persone, per poi andarsi a schiantare contro le vetrine di una catena commerciale di supermercati svedesi.

I Vigili del Fuoco sono stati tempestivi e sono riusciti a domare il fuoco con grande maestria, impedendo così all’ordigno artigianale presente sul camion di esplodere provocando la strage che il terrorista aveva pianificato.

L’attentatore, un trentanovenne di nazionalità uzbeka, era un richiedente asilo la cui domanda era stata respinta ed al momento dei fatti era ricercato dalle autorità per essere espulso.

Il 4 aprile 2017 si consuma un terribile attacco chimico nel nord-ovest della Siria, in particolare nella zona controllata dai ribelli; un raid aereo ha sganciato bombe di gas sui civili provocando il decesso di molti di essi e oltre quattrocento feriti; il bombardamento ha colpito anche alcune strutture sanitarie.

L’America di Donald Trump si è mobilitata immediatamente, incolpando dell’accaduto il governo di Assad, ed ha colpito la base siriana da cui è partito l’attacco chimico, lanciando contro di essa ben 59 missili.

Scatta un vero e proprio caso diplomatico, si incrinano i rapporti tra America e Russia, quest’ultima alleata del governo di Assad; Putin minaccia di far saltare le intese per la prevenzione degli incidenti e la sicurezza nello spazio aereo siriano. Anche la Corea del Nord prende posizione contro gli Stati Uniti d’America, sostenendo di voler procedere nel suo programma nucleare.

Il 3 aprile è stata la volta della Russia; nella metropolitana della città di San Pietroburgo un ordigno è stato fatto esplodere su un vagone della linea blu; 14 i morti, 47 i feriti, anche questa volta una carneficina.

Al momento dell’attentato Putin era in visita nella città di San Pietroburgo ed ha portato il suo omaggio alle vittime.

Siamo al 22 marzo e questa volta è l’Inghilterra nel mirino del terrorismo; tocca a Londra questo macabro destino; Khalid Masood, un uomo di 52 anni, ha guidato un’auto contro i pedoni sul ponte di Westminster uccidendo quattro persone e ha poi proseguito in direzione del palazzo di Westminster, dove, sceso dall’auto, ha accoltellato un poliziotto disarmato; l’attentatore è ucciso a sua volta da altri agenti di polizia. Correva il primo anniversario degli attentati di Bruxelles, sarà stato forse un caso?! Nessuno lo saprà mai.

E’ il primo gennaio 2017, la Turchia festeggia l’arrivo del nuovo anno, un anno nel quale si ripongono fiduciose speranze, ma che sin da subito porta dolore e paura.

Un uomo armato irrompe nella discoteca Reina e apre il fuoco contro i presenti; 39 i morti, circa 70 i feriti. L’uomo viene arrestato nella periferia di Istanbul e con lui anche suo figlio.

L’attacco viene rivendicato dall’Isis il giorno seguente.

Nasce così questo 2017, come dispensatore di morte; nasce con un uomo che crede di essere un eroe e che si arroga il potere di porre fine alla vita di altri uomini, perché è stato scelto per fare questo, tocca a lui questa missione; è il suo Dio che lo comanda e a lui tocca obbedire, per poter ricevere il suo riconoscimento, per poter vivere e morire da eroe; senza sapere che anche lui, pur andando incontro alla morte in misura “consapevole” ed in nome della presunta salvificazione della sua anima, è in fondo una vittima del terrore…al pari di tutti gli altri.

 

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