RIFLESSIONI SUL FUMETTO – L’ ESTETICA DELLA NONA ARTE IN SERGIO TOPPI

Che cos’è per voi il fumetto?

Ora non iniziate a pensare a qualcosa di esoterico o troppo filosofico. Quello che vi chiedo è quale sia la funzione del fumetto, la sua essenza, il suo posto nel mondo, insomma, a cosa serve. Molti di voi diranno che serve ad intrattenere, a divertire, a far vivere storie supereroistiche. Serve ai piccoli e ai grandi a immaginare cose e vivere tante avventure.

Beh questo è un po’ quello che fa ogni forma d’arte. Dal cinema alla musica, dalla danza alla scultura alla letteratura. Le belle arti come le intendiamo, insomma. La differenza che però ha il fumetto nei confronti delle altre otto arti amiche è che sia probabilmente l’arte meno considerata tale. Se ben guardiamo alla essenza il fumetto non fa altro che incarnare diverse tipologie di arte. Abbiamo la fotografia, il cinema, la scrittura, il disegno e le arti plastiche. È una vera e propria fucina di possibilità.

Probabilmente l’arte del fumetto è quella più immaginifica, poiché rende possibile quello che effettivamente non può ottenersi con tutte le altre arti. Il cinema per quanti effetti speciali può inserire in un film, non avrà il fascino di un fumetto di fantascienza, dove l’essenza non viene rappresentata ma presentata e celata. Vediamo quello che deve essere narrato, disegnato e inquadrato, ma non lo vediamo solo una volta. La verità si dispiega ma si cela nuovamente per rendere ignara la comprensione. E non possiamo non pensare a Sergio Toppi se parliamo di fumetto di questo genere.

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Sergio Toppi vanta una carriera lunga oltre cinquant’anni, riconosciuto e rispettato in Italia e all’estero come un grande maestro della comic art, attraverso il suo tratto inconfondibile è riuscito nella difficile impresa di trovare un equilibrio dialettico tra immagini e testo.  Osservando le storie a fumetti di Sergio Toppi, emergono gli elementi innovativi e le caratteristiche peculiari del suo linguaggio, che lo rendono immediatamente riconoscibile e che hanno fatto di lui un “artista del fumetto”. Caratteristiche come la libertà nell’impaginazione, l’accentuata verticalità delle vignette, l’uso personalissimo dei colori e l’equilibrio fra verosimiglianza storica ed elaborazione fantastica, sono i presupposti che a mio avviso rendono la produzione di Toppi più vicina alla sfera dell’arte che a quella della produzione culturale di massa in senso lato.

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La verticalità rimane uno degli aspetti più rivoluzionari dello stile di questo disegnatore; essa, contrapponendosi all’orizzontalità tipica della struttura tradizionale del fumetto, permette di eliminare o interpretare con maggiore libertà i contorni che incorniciano e organizzano la narrazione. In questo modo, la pagina stessa si propone come spazio unitario, in cui le immagini si distendono appieno, superando la rigidità della “griglia”. Singolare in Toppi è anche l’utilizzo anticonvenzionale dei colori; le tonalità elettriche, per esempio, sono spesso finalizzate a trasmettere ai lettori sensazioni ed atmosfere che anticipano fin dalle immagini di copertina il contenuto delle storie. Ma soprattutto il bianco e il nero sono predominanti nelle tavole dell’artista, assumendo una valenza non solo stilistica ma anche simbolica, come contrapposizione tra presenza e assenza e tra pieno e vuoto.

Con “Sharaz-de”, per esempio, Toppi riprende i temi e le atmosfere della celebre raccolta di novelle orientali del X secolo “Le mille e una notte”, di varia ambientazione storico-geografica e composta da differenti autori. In particolar modo l’artista s’ispira alla novella del Re persiano Shāhrīyār, il quale, tradito da una delle sue mogli, decide di ucciderle tutte all’alba della prima notte di nozze. Tra le spose, soltanto la bella Sharāzād riesce a salvarsi, grazie alla sua fantasia geniale: ogni sera racconta al Re una storia, rimandando il finale al giorno dopo. Va avanti così per mille e una notte; e alla fine il Re, innamoratosi, le rende salva la vita. Osservando alcune tavole del racconto, (tav. da 1 a 3), possiamo individuare gli elementi principali, sia grafici che narrativi, a cui Toppi ricorre per immergersi nel “realismo fantastico” della storia: la narrazione attinge a leggende e motivi folkloristici, l’elemento spazio-temporale pare sospeso e inoltre, come sempre, prevale la verticalità delle immagini, le quali si distendono senza il limite della cornice fino a sovrapporre i diversi piani narrativi.

Ed ecco che troviamo la principale forma di indipendenza del fumetto dalle altre arti. Quella di creare una dialettica trasversale tra varie arti, e soprattutto tra disegno e parola, ombra e silenzio. Ed è qui che Sergio Toppi diviene un precursore, un artista vero e proprio, un esteta imbrigliato nella lotta tra forma e contenuto, sempre in guerra e sempre meravigliosamente perfetto.

Vogliamo ricordarvi che tutte le opere di Sergio Toppi le trovate edite in Italia da NPE (Nicola Pesce Editore).

 

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