SEX & PETROL & ROCK’N’ROLL. CRONACHE DI UN’ESPERIENZA ACIDA A SAN SAO CACAO

Approcciarsi a un libro non è mai facile. Soprattutto se si è consapevoli che quel libro, quella storia, possano raccontare qualcosa del tuo vissuto. E lo sai per certo, perché niente è più consapevole della rimembranza. La rimembranza, i ricordi, il passato, i turbinii di luce che fanno capolino dentro una stanza riarsa, arida e desolata. Gli stessi ricordi che, serviti su un piatto sporco, ti rendono consapevole di come sia amara la vita.

Questa premessa è assolutamente propedeutica. Hic et nunc vogliamo parlarvi di un romanzo che dei ricordi è permeato. Un racconto scuro come il nero del petrolio. Una storia acida come la musica che la ispira e torbida come il sesso che la inganna. Di questo è composto il romanzo di Dino Lacanfora intitolato Sex & Petrol & Rock’n’roll.

Ma andiamo per gradi in questo universo fatto di piccole cose. Innanzitutto, i lettori si troveranno catapultati in un universo parallelo (che tanto parallelo non è) in una città dal nome San Sao Cacao. Già dalle prime pagine solchiamo i marciapiedi spaziosi di questa città insieme al protagonista della storia, un musicista, Gino Bino Brillo, il leader di un gruppo rock che ha conosciuto tempi migliori e che è alla ricerca dell’idea del secolo che cambierà per sempre le loro vite, memori dei fasti della gioventù.

Badate bene, questa non è assolutamente una recensione del libro.

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L’AMORE È UNA COSA MERAVIGLIOSA

“Adesso i miei denti si chiudono sul suo capezzolo in un lungo morso. Il dolore la fa gemere. In men che non si dica esploro con i polpastrelli i peli del suo pube, poi scendo e affondo in una dolce umidità. Prende ad ansimare più forte quando le mie dita aumentano il loro ritmo. Com’è meraviglioso il mondo in questo istante. Noi due sdraiati in questa stanza, persi in un tripudio d’incanto, due corpi fusi in una strana in nità, come se questo luogo fosse l’unica stanza in tutto il grande universo. Intorno a noi le pareti sembrano avere una loro anima, e queste anime hanno una grammatica di parole stellate che mi spingo- no ad avvicinarmi con una lentezza morbida alle sue labbra soc- chiuse. La bacio. Un istante dopo appoggio il mio ventre al suo”.

Anche se forse mi sbaglio, Sex & Petrol & Rock’n’roll parla d’amore. Cos’è l’amore se non in fondo pazzia? Un saggio una volta disse “Well, we all need someone we can lean on”, ed è proprio così, che siano compagni d’avventura, mogli, mariti o amanti, abbiamo tutti bisogno di qualcuno con cui condividere una qualsivoglia intimità. Essere allo sbaraglio e in balia degli eventi è solo la determinata conseguenza dell’arte e quindi dell’amore.

Tra le righe del romanzo si legge chiaro. Non si può rinunciare alle abitudini, non si può rinunciare alla fattibilità, ma si deve per forza fuggire da qualcosa che non ci accomuna, che non ci identifica. È forse questa una forma d’amore? È forse un significato oggettivo della pazzia, della scaltra incoerenza di cui tutti ci macchiamo?

Può dircelo qualcuno? Credo di no.

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UCCIDERÒ MICK JAGGER

“In ascensore mi chiedo se dovrei uccidere Mick Jagger. Forse dovrei decidermi a farlo e portare a termine il crimine. Allora decido di farlo. Ucciderò Mick Jagger, e visto che l’assassinio è una cosa seria, mi organizzerò come si deve per assassinar- lo. Poi, dopo averlo ucciso dovrò eliminare il corpo del reato. Come fare? Come trasportarlo? Potrei squartare il suo cada- vere: piedi, gambe, braccia, mani, e ogni singola parte di cui è composto il suo corpo, gettando tutto in mare. Potrei bruciarlo. Potrei, ma non posso. Tutti questi dettagli mi fanno ri ettere sul fatto che l’assassinio in fondo è come un mestiere di arti- gianato: calzolaio, vasaio, falegname, piastrellista. Io non sono tagliato per questo mestiere. Non sono tagliato per nessun me- stiere, io. Quindi lascerò in vita Mick Jagger”.

Si possono uccidere i propri fantasmi? Non sarebbe meglio farli vivere in eterno e cercare in qualche modo di emularli, direbbe qualcuno. O anche estirpare da loro la linfa vitale e berla fino all’essenza ancestrale dell’origine. L’elisir di lunga giovinezza o di vita eterna, cercare di toccare il fondo senza mai toccarlo veramente. Non ha scampo l’anima che arranca e cerca di migliorare, non ha scampo nemmeno quella che cerca di guardarsi dentro, ma nemmeno quella che vuole rimanere uguale a se stessa.

Cosa ho imparato leggendo questo romanzo? Che effettivamente non c’è scampo. Il proprio destino lo si sceglie e anche se lo si fa non si ha comunque scampo. Le cose possono sembrare migliori, potrebbero andare bene per molto tempo, anni, decenni ma alla fine si ritorna sempre al giro di boa dove sei faccia a faccia con una medusa che non rivedevi da anni.

Che siano fan, che siano detrattori, il male arriva come un colpo di pistola dritto alla tempia. Ed il male è la verità. È la verità dello sfruttamento di una terra, è la verità dell’incapacità di gestirsi, è la verità dell’unico dio, dell’unico signore, il denaro che affetta la mente e che ci rende schiavi in una totalizzante distonia mediatica.

E voi chi vorreste ammazzare?

REVOLVER

Indimenticabile come pochi dischi degli anni ’60. In stile acido il romanzo di Dino Lacanfora riesce a regalarci un trip abbastanza inconsueto. Una periferia del mondo e uomini di mezza età, un regista porno e acquedotti che spiccano sul basso skyline.

Cosa chiedere di più?

La lettura è consigliata in compagnia di un buon Lagavulin e se siete poveri in canna potete almeno andare a comprare una Raffo. “They give you this but you pay for that and once you’re gone you can never come back, when you’re out of the blue and into the black“.

Il nuovo romanzo di Dino Lacanfora è edito da AUGH! Edizioni del gruppo editoriale Alter Ego e potete acquistarlo a questo link.

Buona lettura.

© Copyright Illustrazioni a cura di Riccardo Puntillo.

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