CODEX PURPUREUS ROSSANENSIS: IL PREZIOSISSIMO MANOSCRITTO ARRIVATO IN CALABRIA DALL’ORIENTE.

Siamo a Rossano, una cittadina di origini bizantine affacciata sul mare Jonio, in Calabria. È qui che è custodito uno dei più grandi capolavori di tutti i tempi, il Codex Purpureus Rossanensis: un evangeliario greco, ritrovato nel 1879 e risalente al V-VI secolo, con molte probabilità proveniente da Antiochia di Siria, attualmente Turchia.Composto da 188 fogli color porpora, contiene i vangeli di Marco (trovato mancante dei versetti 14-20 dell’ultimo capitolo, pare a causa di un incendio) e Matteo. Miniato in oro e argento, racchiude al suo interno ben quindici miniature che rimandano alla liturgia ed alle celebrazioni della settimana santa bizantina. Più in particolare: la prima raffigurazione riguarda la risurrezione di Lazzaro; di seguito l’ingresso di Gesù a Gerusalemme; la cacciata dei venditori dal tempio; la parabola delle vergini; l’ultima Cena e la lavanda dei piedi; la Comunione col Pane; la Comunione col Calice; Gesù nell’orto del Getsemani; frontespizio delle tavole dei Canoni; la lettera di Eusebio a Carpiano; la guarigione del nato cieco; la parabola del Buon Samaritano; Gesù davanti a Pilato ed il pentimento di Giuda; il tribunale di Pilato ed il confronto tra Gesù e Barabba; l’Evangelista Marco.Il simbolo che identifica il Codice Purpureo è un anello contornato d’oro. Suddetta cornice aurea si interseca orizzontalmente e verticalmente sulle direttrici formando quattro cerchi al cui interno sono raffigurati, appunto, i quattro evangelisti, riconoscibili dalle iniziali poste sotto ogni immagine, eccezione fatta per Matteo del quale è inciso l’intero nome.

Diverse le ipotesi avanzate nel corso degli anni. C’è chi sostiene che sia un Codice da Parato, e cioè un’opera che una famiglia benestante amava tenere in bella mostra nella sua casa. Altri affermano che potrebbe essere stato commissionato da un aristocratico dell’epoca e donato a dei religiosi in cambio della salvezza dell’anima: nella tradizione bizantina pare fosse consuetudine elargire beneficienza in cambio del perdono dei peccati. Entrambe le supposizioni potrebbero essere valide ed essere sfociate poi in motivo di culto.

Ed ancora, c’è chi dopo diverse consultazioni di manoscritti ritrovati, ritiene – in base a cronologie storiche precise – che l’evangeliario sia giunto a Rossano tramite i monaci Melchiti, in fuga dall’Oriente perché perseguitati in quanto iconoclasti e costretti ad abbandonare la propria terra anche in virtù dell’occupazione araba dell’intero Medioriente. Essendo la Calabria vicina alla loro terra d’origine, vi si sarebbero dunque rifugiati per continuare tranquillamente la loro vita religiosa, che ivi abbiano trasportato il Codice, rimasto poi in dote alla Cattedrale della Santissima Achiropita, patrona della Città. Ultima ipotesi, il Codice potrebbe essere stato portato da un nobile di Bisanzio trasferitosi a Rossano, che tra il IX e X secolo fu centro nevralgico dell’Impero bizantino, nonché sede dello Stratega. In qualsiasi modo esso sia giunto fino in Calabria, si da per certo che sia stato usato nel Duomo di Rossano almeno fino al 1462, anno della soppressione del rito ortodosso, che obbligò i canonici greci a trasferirsi in altra chiesa.

Fresco di restauro, il Codice Purpureo è Patrimonio Unesco dal 2015. Un’opera di valore inestimabile che merita uno sguardo almeno una volta nella vita.Ad esso è dedicato un Museo, nuovo di zecca, adiacente peraltro alla Cattedrale nella cornice dello splendido centro storico cittadino, dove Oriente e Occidente sanno ancora incontrarsi in pace.

Info Copyright: http://www.wereporter.it/rossano-il-codex-purpureus-rossanensis-torna-a-casa/

http://www.famedisud.it/il-codex-purpureus-di-rossano-riconosciuto-dallunesco-patrimonio-dellumanita/

https://it.m.wikipedia.org/wiki/Codex_Rossanensis

http://news-art.it/news/un-eccezionale-capolavoro-riapproda-in-calabria–restaurato.htm

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