QUANDO IL MADE IN ITALY HA GLI OCCHI A MANDORLA.

Un tempo, il “Made in Italy” aveva quasi un significato negativo: la Germania e la Francia, intorno agli anni ’60, lo imposero al nostro Paese come marchio da imprimere sui propri prodotti, al fine di rendere nota ai consumatori finali la manifattura estera della merce importata. Ad oggi, lo sviluppo del settore dell’esportazione ed una predisposizione sempre maggiore verso la ricerca della qualità, hanno invece contribuito a rendere il nostro marchio tra i più ambiti al mondo. Italia vuol dire moda, creatività, cura dei dettagli, sostenibilità, cibo e prestigio. Basti pensare agli stilisti come Giorgio Armani o Valentino Garavani, alle automobili Ferrari, ai designer come Pininfarina, agli architetti Renzo Piano e Massimiliano Fuksas, senza dimenticare di menzionare il comparto agroalimentare che, tra le varie eccellenze,  vanta prelibatezze come il Parmigiano Reggiano, l’olio extravergine d’oliva e l’aceto balsamico. In altre parole, Italia è sinonimo di garanzia: agli occhi del pubblico internazionale non c’è niente di più accattivante delle nostre creazioni. Esattamente per questa ragione, l’Italia si trova costantemente impegnata nella tutela e nella protezione delle sue produzioni, non solo attraverso l’istituzione di norme che regolamentano nel dettaglio le stesse, ma soprattutto attraverso la lotta alla contraffazione. L’ “Italian Sounding” è, del resto, uno dei fenomeni più diffusi del momento: riguarda tutto ciò che attraverso sigle, immagini, marchi e ricette rimanda all’Italia, ma che in realtà di tricolore non ha proprio nulla. Il segmento settoriale più danneggiato è sicuramente quello gastronomico: numerosissimi i casi di cibi taroccati e venduti per italiani, ma in realtà cinesi: tra i più noti, la “mozarella” cheese, i “makkaroni”, il “Gran Moravia”, la “Palenta” e la “salama Milano”.La Cina, con una tradizione culinaria radicata, dopo gli sviluppi economici degli ultimi anni, sta cambiando rotta e, per affrontare e dimostrare al meglio la sua apertura di frontiere, sta modificando anche la propria cultura alimentare, invogliando la sua popolazione alla degustazione di nuovi sapori, i nostri. Nuovi per loro, ma anche ingannevoli. Oltre al danno finanziario che la nostra industria alimentare subisce, in quanto soggetta a vilipendio ed ad esportazioni ridotte, non è da trascurare neanche quello all’immagine: utilizzare denominazioni come ad esempio “mozarella buffalo” è, sì, purtroppo legittimo, ma abitua chi l’assaggia ad un sapore improprio, limitandogli non solo la possibilità di ricredersi, ma anche quella di non conoscere il vero valore del prodotto originale. Un oltraggio alla nostra tradizione, al buon gusto in tutti i sensi e alle rigorosissime norme in materia di tracciabilità che lo Stato italiano impone ai piccoli e grandi imprenditori della filiera alimentare: a cosa servono le etichettature e la tutela dei marchi se fuori confine perdono di validità? A pagarne le conseguenze è dunque il produttore, che finisce per vedere trasformati i suoi capolavori in pessime imitazioni dal tasting discutibile, ed il consumatore disinformato e spesso disattento, beffeggiato.Chiaramente, esistono anche casi “virtuosi” al contrario: non poche le aziende, battenti bandiera tricolore, presenti sugli scaffali dei nostri supermercati, che vendono passata di pomodoro a cifre irrisorie, spacciata per italiana, ma ricavata da scadenti concentrati provenienti dal Sol Levante. Diffidare sempre dal primo prezzo dei discount è cosa buona e giusta se ci si vuole nutrire in maniera sana.  Che sia ben chiaro: non se ne fa una questione campanilistica, ma di salute: dal punto di vista della produzione della materia prima alcune sostanze chimiche, impiegate in fase di coltivazione e/o lavorazione della stessa, in Oriente sono permesse e da noi sono vietate perché altamente nocive. Ed allora l’unica soluzione è stare in guardia, leggere bene le etichette e difendere a tutti i costi, attraverso un sistema di controllo sempre più rigido ed efficace, la genuinità e l’originalità delle nostre eccellenze: dal pomodoro Pachino al Pomodoro Pechino è un attimo.

Info Copyryght:

http://www.lamacchinadelgusto.it/frodi-alimentari-un-alimento-su-tre-e-irregolare/

http://www.larampa.it/tag/mozzarella-cinese/

http://laltraitalia.eu/italiani-nel-mondo/germania/il-made-in-italy-non-si-tocca/

http://www.vivicasagiove.it/notizie/30752-2/

https://www.google.it/amp/www.lindro.it/italia-cina-questione-di-feeling/amp/

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...