RITRATTO D’ARTISTA – STORIA E STORIE DI HAYAO MIYAZAKI

Quando pensiamo al Giappone non possiamo non pensare a ciò che ha caratterizzato, negli anni, la cultura pop sia orientale sia occidentale: i film d’animazione. Vero e proprio collante tra due culture diverse, gli anime giapponesi sono diventati, nei decenni, simbolo generazionale trasversale.

Oltre agli anime seriali, come Devilman, L’Uomo Tigre, Ken Shiro, Yattaman e chi più ne ha più ne metta, degne di grande nota sono le produzioni cinematografiche dello Studio Ghibli, importantissima casa di produzione giapponese che ha sfornato capolavori d’animazione come La Tomba delle Lucciole e La Città Incantata. 

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Vincitore di ben due Premi Oscar, Hayao Miyazaki è uno degli esponenti principali e più amati dello Studio Ghibli. Autore geniale e versatile ha saputo regalare emozionanti storie a grandi e piccini. Potremmo dire che ha saputo contrapporre una narrazione sottile e poetica a delle immagini fortemente iconiche, come un andare contro l’immaginario Disneyano occidentale.

Ed è proprio dalla contrapposizione dell’animazione dello studio Ghibli con quella del colosso Disney che parte la riflessione che vi proponiamo. Disney ha saputo creare degli eccezionali stereotipi che hanno accompagnato, e continuano ad accompagnare, le nostre vite. La Disney ha realizzato film  immortali, resi ancora più accattivanti dal marketing guerrigliero e dall’industria, quella Hollywoodiana, che fa della promozione e della pubblicità la proprio ragion d’essere.

Lo Studio Ghibli e il lavoro di Miyazaki è diverso. Puntando non solo sul merchandising o sugli stereotipi, ha saputo raccontare storie immaginifiche e didascaliche. Ma non come possiamo intendere in occidente. Il lavoro dello studio Giapponese è più sommesso e di grande rilevanza storica e narrativa. Ha permesso alle generazioni di avvicinarsi alla storia di un paese, il Giappone, alle sue tradizioni e alle sue perdite (La Tomba delle Lucciole è un meraviglioso e toccante quadro delle conseguenze della Seconda Guerra Mondiale). Ha contribuito alla creazione di miti e leggende orientali e alla loro “distribuzione” mondiale.

L’immaginario visivo di Miyazaki

Hayao Miyazaki ha creato storie indimenticabili. Su tutte, quella che forse ci ha emozionato di più è La Città Incantata. La protagonista della storia è una ragazzina di dieci anni, Chihiro Ogino, che lo stesso Miyazaki definisce: Ho creato un’eroina che è una bambina ordinaria, una con cui il pubblico possa identificarsi. Non è una storia in cui i personaggi crescono, ma una storia in cui attingono a qualcosa che è già dentro di loro, tirato fuori dalle particolari circostanze. Voglio che le mie giovani amiche vivano in questo modo, e credo che loro stesse abbiano questo desiderio.

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Le creazioni di Miyazaki, così come Galaxy Express 999 di Leiji Matsumoto, Ghost in the shell di Masamune Shirow, Akira di Katsuhiro Otomo, Metropolis di Rin Taro, possono essere considerate esemplari di quelle profonde differenze che separano le produzioni di grande qualità da quelle dell’industria nipponica dei manga e dell’animazione. Oltre alla cura per disegno e colonna sonora e allo spessore conferito ai personaggi, questo tipo di cinema contraddistinto dalla presenza di un messaggio ecologico e dalla forza visiva delle ambientazioni futuristiche o surreali, che lasciano poco spazio alla morale consolatoria e alla poetica dell’happy end cui la produzione disneyiana ci ha abituato.

Per questo, il pubblico di riferimento è quello degli adolescenti e degli adulti, anche se l’universalità delle tematiche trattate (in particolare in Miyazaki) rende queste “favole moderne” fruibili anche dai bambini. Vale la pena di riflettere sul fatto che la cultura giapponese – forse la società tecnologicamente più avanzata del mondo – abbia rielaborato le inquietudini e gli interrogativi suscitati dal processo di globalizzazione e dalla crescita costante dell’inquinamento planetario in una forma espressiva che nella tradizione occidentale è associata all’infanzia e al divertimento.

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