Culti locali: la sopravvivenza del Paganesimo

Lo scontro tra il paganesimo romano, e l’allora cristianesimo, fu non solo fisico o dottrinario, ma visse una dimensione locale, quasi sotterranea.

Un passo indietro è necessario, per comprendere le complesse dinamiche di quanto avvenne in quei primi secoli. Caratteristica dell’Impero Romano fu l’accoglienza e la tolleranza di qualsivoglia religione, a patto che si accettasse la natura divina dell’Imperatore, e soprattutto non si causassero eventuali problemi all’ordine sociale. Ciò provocò il progressivo ampliarsi del pantheon dell’impero, grazie all’introduzione delle varie divinità provenienti dai più disparati angoli del dominio romano.

Ogni villaggio, ogni città, ogni regione, avevano la propria divinità protettrice, la propria ninfa, la propria creatura, che si credeva essere in grado di favorire la vita degli appartenenti alla comunità, in un forte atto di devozione. tra riti e sacrifici. Un legame dunque forte, locale, verso gli estremi più rurali della società, e più distanti dalle elite del potere imperiale.

Rome_Pantheon_front.jpg

Il 313 e il 380 segnano in due diversi tempi il dominio del Cristianesimo, prima attraverso la sua “legalizzazione”, e successivamente attraverso la decisione di renderlo unica religione dell’Impero. Mentre la popolazione cittadina, in ogni sua fascia, era ormai coinvolta in questo processo, le campagna rimasero in parte fuori, legate ai propri culti locali. Una forte difficoltà, che nei secoli diede vita al cosiddetto “culto dei Santi”, il quale progressivamente sostituì le tradizione locali pagane. I vari santuari vennero infatti convertiti ben presto in chiese e altri luoghi di culto cristiani, senza però eradicare un tipo di superstizionismo che ancora oggi permane.

Il riadattamento degli edifici di culto romani non fu un fenomeno legato esclusivamente alle realtà rurali. Il più chiaro degli esempi è rappresentato dal Pantheon, divenuto ben presto una delle Chiese più rappresentative di Roma, al punto da essere divenuta dimora delle salme dei Re d’Italia in epoca post-risorgimentale.

Il più importante dei culti locali fu quello riguardante la figura della Madonna, che andò a sovrapporsi su una divinità in particolare: parliamo di Iside, i cui edifici di culto erano decisamente numerosi in Italia in epoca antecedente alla diffusione del cristianesimo. La figura di una divinità materna e benevola era decisamente diffusa durante tutta l’Età Antica, portando la dea egizia ad essere sopravvissuta non solo al periodo d’oro egizio, ma anche all’Ellenismo, arrivando fino al pieno dominio romano. La conversione di diversi luoghi di culto testimonia dunque questo passaggio.

Santa_Maria_del_Mar_statue.jpg

Una relazione, quella tra paganesimo e cristianesimo, registrata anche nella piena dottrina della religione monoteista, come l’accogliere la festa della Natività, in origine, come risaputo, legata alla rinascita del Sole, ma anche alla stessa tradizione dell’utilizzo di alberi sempreverde per rappresentare quelle festività. L’utilizzo degli abeti è infatti attestato già in epoca romana, per propiziare la rinascita agricola attraverso la presenza di piante tipicamente rigogliose durante l’intero anno.

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