IL VENEZUELA DELLA DITTATURA

Se è vero che nel 2017 una dittatura può anche essere camuffata come una democrazia, è anche vero che l’immediatezza e la fruibilità dell’internet possono far diventare virali dei documenti, video, immagini, audio, che in passato non sarebbe stato possibile divulgare, specialmente sotto dittatura.

IL CASO

È questo quanto successo a Leopoldo Lopez e Antonio Ledezma, i due leader dell’opposizione venezuelana arrestati nella notte tra il trenta luglio e il primo agosto di quest’anno. La denuncia, però, è giunta prima che mai. I familiari degli arrestati hanno subito ripreso tramite uno smartphone quanto stava accadendo dinanzi ai loro occhi, e hanno subito diffuso sui social il video testimonianza. La notizia è stata così diffusa da El Pais che cita proprio questo tweet e antri postati da di amici e parenti dei due. La moglie di Lopez, Lilian Tintori, ha scritto che gli agenti «hanno portato via Leopoldo da casa. Non sappiamo dove si trovi. Maduro è responsabile se succede qualcosa».

 

Lopez e Ledezma sono i due oppositori-simbolo del Venezuela ed erano entrambi già ai domiciliari. Avevano rivolto appelli, nell’ultima settimana, a non votare domenica per l’Assemblea costituente convocata da Maduro. Nove uomini del Sebin sono entrati nella casa di Ledezma, sindaco di Caracas e agli arresti domiciliari dall’aprile 2015, senza alcun ordine e lo hanno portato via (nel filmato si vede che è spintonato) dinanzi agli occhi dei tre figli, Victor, Vanessa e Antonieta. Poche ore prima dell’arresto, Ledezma aveva rifiutato la sfida lanciata dal presidente Maduro all’opposizione perche’ si presentasse alle elezioni regionali previste per la fine dell’anno e rimandate gia’ in due occasioni. Ledezma era stato arrestato nel febbraio 2015, accusato di cospirazione e associazione a delinquere.

Maduro intanto va avanti con la sua Costituente, malgrado i dubbi sulla legittimità delle elezioni di domenica trenta luglio, i morti che hanno segnato la giornata del voto, l’opposizione che non accetta i risultati e la comunità internazionale che contesta la sua mossa arrivando, come nel caso degli Stati Uniti, a varare nuove sanzioni, il presidente venezuelano sembra deciso a usare il nuovo organismo per disfarsi definitivamente dei suoi rivali politici.

La risposta italiana non è tardata ad arrivare. Il premier Gentiloni ha infatti scritto in un tweet, “Venezuela. Arresto dei leader opposizione inaccettabile. Italia impegnata contro rischio dittatura e guerra civile“. Sappiamo inoltre che Gentiloni ha dichiarato che l’Italia non riconoscerà l’ Assemblea costituente voluta da Maduro.

Un altro intervento importante nei riguardi di questa faccenda è avvenuto da parte di Erika Guevara-Rosas, direttrice di Amnesty International che ha dichiarato “l’uso della forza” in Venezuela “deve cessare immediatamente. Le autorità devono svolgere indagini imparziali, da parte di magistrati civili, su tutti i casi di violenza, a prescindere da chi ne sia stato responsabile. Devono essere intraprese azioni immediate per porre fine agli arresti arbitrari, alle uccisioni e alle altre gravi violazioni dei diritti umani

LE PROMESSE DI MADURO

Alcuni finiranno in una cella, altri in un asilo psichiatrico”, ha promesso Maduro. Per questo sarà necessario anche “ristrutturare la Procura Generale, dichiarare l’emergenza giudiziaria e commissariarla”, ha aggiunto Maduro, mentre la folla gridava che «è giunta l’ora della traditrice», alludendo alla Procuratrice Luisa Ortega Diaz, ex chavista di ferro diventata un tenace avversario politico. La Diaz ha reagito con fermezza, denunciando le elezioni come “uno schiaffo al popolo e alla sua sovranità” e chiamando a “disconoscere l’origine, il processo e il presunto risultato di questa Costituente immorale“. E andando oltre: i morti delle violenze sono 121 e di questi il 25% provocato dalle forze dell’ordine e il 40% da gruppi armati, arrivando a parlare di crimini contro l’umanità.

Nel suo primo discorso pubblico dopo l’annuncio dei risultati nelle elezioni per l’Assemblea Costituente, Maduro ha annunciato che l’organismo servirà per prendere misure contro il Parlamento, la Procuratrice Generale, i dirigenti dell’opposizione e la stampa indipendente. Resiste il presidente delle Camere Julio Borges, che parla di ‘uno scenario di scontro violento’, perché l’opposizione non vuol cedere le sede del legislativo all’Assemblea, di cui non riconosce la legittimità.

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