ONG E MIGRANTI, IL CASO IUVENTA E JUGEND RETTET

La pulce nell’orecchio che le ONG nel mar Mediterraneo non facessero gli interessi dei migranti e dello Stato Italiano l’aveva messa a Maggio il Procuratore di Catania Carmelo Zuccaro, che si era espresso sulla dubbia provenienza dei fondi di queste associazioni non governative.

Le indagini sono proseguite e il Governo Italiano ha ritenuto opportuno stilare un codice di condotta atto a regolamentare gli interventi in mare delle ONG che si occupano dei primi soccorsi alle barche colme di migranti.

Medici senza frontiere e Jugend Rettet lo scorso 31 luglio hanno dichiarato che non sottoscriveranno il codice di condotta voluto dal’ Italia, che prevede tra l’altro la presenza a bordo delle navi di agenti armati della polizia giudiziaria e il divieto di trasferire da una barca all’altra i migranti soccorsi in mare.

COSA È IL CODICE DI CONDOTTA PER LE ONG

Il ministro dell’interno Marco Minniti, durante il Vertice di Tallinn dello scorso Luglio (ne abbiamo parlato qui), insieme ai ministri dell’interno di Francia e Germania, ha reso nota la necessità di un codice che regolamentasse l’intervento in mare delle ONG. Questa proposta è stata accolta favorevolmente dai rappresentanti europei. Il 25 Luglio i rappresentanti delle ONG sono stati convocati in Viminale per sottoscrivere i vari punti del codice di condotta che prevede, tra le altre cose, il divieto di entrare in acque territoriali libiche, il dovere di coordinare ogni operazione di salvataggio con la centrale operativa di Roma o il divieto di spegnere i trasponder, ma anche alcuni punti controversi come la presenza degli agenti armati a bordo e il divieto di trasferire i naufraghi da un’imbarcazione a un’altra durante le operazioni di soccorso.

Il codice, tuttavia, non prevede delle sanzioni per chi ha rifiutato di firmare. Per Tommaso Fabbri di Medici senza frontiere non cambierà nulla in concreto. “Sono fiducioso che continuerà a esserci un’ottima collaborazione con il governo, è quello che ci aspettiamo”, afferma Fabbri che assicura che Msf rispetterà tutti i punti del codice di condotta che non sono in contrasto con lo statuto interno dell’organizzazione. “La priorità non è il modus operandi di questa o quella organizzazione, ma salvare vite umane”, conclude.

IL CASO SIMBOLO DELLA NAVE IUVENTA

Stefano Spinelli, ex coordinatore della onlus “Rainbow for Africa” per un periodo presente a bordo e poi dissociatasi dall’operato della Iuventa, tracciano meglio di qualsiasi testimonianza il modus operandi, poi documentato da un agente di polizia sotto copertura, della Iuventa. Sarebbe stato quasi sempre spregiudicato, imprudente e segnato da modalità illecite come scrive il gip di Trapani Emanuele Cersosimo nel decreto di sequestro della nave che è stata bloccata mercoledì 2 Agosto a Lampedusa.

Giungono, inoltre, le intercettazioni su WhatsApp dei membri dell’ equipaggio della Iuventa, denunciati dai componenti della ditta di sicurezza che opera a bordo di un’altra nave, Voi Hestia, imbarcazione di Save the Children. Loro avrebbero parlato di questa chat su WhatsApp composta dai temp leader delle navi umanitarie. Strane anche le intercettazioni dei componenti della security che fanno un po’ da scaricabarile, denunciando i team leader delle navi e anche Don Mussie Zerai, sacerdote eritreo che da sempre è un punto di riferimento per chi tenta la traversata della speranza. Il mistero della chat dovrà, ovviamente, essere verificato dalla procura.

LA JUGEND RETTET NON FIRMA

Come Medici Senza Frontiere, anche la Jugend Rettet ha deciso di non firmare il codice di condotta. Il suo portavoce Titus Molkenbur ha confermato che dopo una lunga discussione l’ong ha deciso di non firmare. “L’unico motivo per firmare il codice sarebbe stato quello di rendere più efficiente il salvataggio di esseri umani nel Mediterraneo, rispettando le leggi internazionali e i princìpi umanitari a cui c’ispiriamo. Purtroppo al momento questi princìpi non sono rispettati, anche se ci auguriamo che ci siano altre discussioni con il governo italiano, perché noi rimaniamo impegnati a salvare vite”, ha detto Molkenbur.

Aspettiamo, quindi, le nuove delibere governative per la regolamentazione delle ONG per il soccorso dei migranti nel Mediterraneo. Non ci resta che capire quanti e quali interessi abbiano alcune di esse nel traffico di uomini che non hanno nulla, se non che la speranza di un futuro migliore.

 

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