POPOL VUH, LA TRADIZIONE DEI MAYA

In Guatemala gli uomini sono uomini permeati dalla tradizione. Una tradizione tramandata oralmente per secoli che poi è stata trascritta permanentemente nel Popol Vuh (o Pop Wuj), il ‘Libro della Comunità’. Il Popol Vuh è un testo mitologico che non si ripropone di spiegare la realtà, ma di inventarne una che possa sembra adeguata alla visione che quel popolo ha della vita.

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È il testo che narra la tradizione culturale precolombina e che fornisce una autorappresentazione del popolo Maya stabilitosi in Guatemala e in particolare dell’etnia Quichè, una delle ventuno che compongono il popolo Maya. Il manoscritto originale, ormai andato perduto, è attribuito a Diego Reynoso e risale agli anni ’50 del 1500.

Questo libro riflette la purezza di un popolo che ha paura della disfatta dell’annientamento della propria specie e di un popolo che ha voglia di dire la sua sul mondo; i Maya-Quichè amano, hanno paura, ma scrivono per lasciare traccia della potenza della loro cultura. Una cultura che non vuole essere distrutta a costo della vita: questo popolo ha resistito per circa due secoli alla conquista spagnola che pretendeva inglobare la cultura nativa ignorando completamente la bellezza e l’importanza del popolo indigeno guatemalteco, che non solo non disponeva di basilari tecnologie belliche ormai diffuse da tempo nel Vecchio Continente, come una ruota funzionale, cavalli o ferro, ma erano anche estremamente sensibili alle malattie portate dai conquistadores.

La storia del libro ha un percorso molto travagliato, infatti dopo essere stato trascritto è rimasto per molto tempo segregato tra i Maya approdando in Occidente solo agli inizi del ‘700 grazie a padre Francisco Jiménez che trascrisse la copia originale in catalano ma che però diede un impronta personale all’opera dividendola in quattro parti e comunque tenendo un approccio di matrice cristiana.

La ricerca etnofolklorica del romanticismo ha poi portato a ulteriori pubblicazioni in Europa come in Germania con Carl Scherzer ed in Francia con l’abate Brasseur de Bourgbourg. Tuttavia, l’edizione ad oggi più accreditata è quella proposta dallo studioso messicano Adrián Recinos.

Il testo percorre la storia della Terra dalla creazione alla conquista che ad un primo ascolto possono sembrarci temi già sentiti ma che si inscrivono con valore e originalità all’interno della storia dei racconti. La creazione è effettuata da più dèi che si trovano inizialmente in una sorta di ‘limbo’ formato da cielo e mare, quindi creano la terra e successivamente gli animali. Qui il primo episodio curioso: gli animali non parlano e gli dei non sono in grado di farli parlare, pertanto saranno destinati a mangiarsi tra loro poiché non possono adorare gli dèi: da qui l’idea di creare l’essere umano. I primi essere umani, però, sono di fango, troppo fragili, poi di legno, senza sentimenti, perciò questi esseri divengono scimmie: ecco spiegata la loro somiglianza all’essere umano!

A questo punto la storia introduce i due gemelli, Hunapù e Ixbalanquè, dei quali racconterà le gesta e il loro albero genealogico: sono discendenti di Ixpyiacoc e Ixmukanè, due divinità molto importanti fra quelle che hanno creato il mondo, e sono sulla terra per risolvere alcune problematiche ed aggiustare qualche situazione. In particolare tra le loro avventure vi è l’annientamento di un essere cattivo che dimorava sulla terra, ovvero Vucub Caquix e l’interazione con alcuni animali dei quali hanno determinato le peculiarità: il cervo ed il coniglio sono senza coda (quasi) perché gliel’hanno strappata mentre cacciavano.

I topi non hanno peli sulla coda perché gliel’hanno bruciata ma, in seguito alla rivelazione da parte di un topo della posizione di alcuni oggetti lasciati ai gemelli dai loro antenati, Hunapù e Ixbalanquè provvedono subito a rifornirlo di mais e semi (per questo oggi i topi si nutrono di questi cibi!) Nel libro le interpretazioni di fatti ed avvenimenti si susseguono attraverso le avventure compiute dai due gemelli, numerose, appassionanti ed originali.

Nella terza parte del Popol Vuh avviene la creazione definitiva dell’uomo dal mais e la celebrazione della superiorità ‘indiscussa’ dell’etnia Quiché sulle altre etnie Maya grazie al possesso del fuoco, cosa che giustificherà nella quarta ed ultima parte del racconto, una valanga di battaglie tra popoli con la successione di un’infinità di re, che determinerà anche la fine di numerose tribù.

Il Popol Vuh è una tradizione viva, pulsante; storia avvincente di un popolo affascinante, ricca di spunti e che spazia dalla spiritualità alle guerre fra tribù, religiose e non, passando per tante piccole curiosità sulla creazione del mondo. È senza dubbio un must della letteratura tradizionale nonché un ottimo modo per ampliare i propri orizzonti.

Simone Zaccaro

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