TRA_DIZIONI: VIAGGIO ESPLORATIVO NEL DIALETTO SALENTINO

Negli ultimi anni Lecce e la sua provincia, o più conosciuta come salento, è diventata una meta turistica per eccellenza sia per quanto riguarda il turismo balneare che quello culturale.

Se il capoluogo vanta delle bellezze storico architettoniche senza eguali, frutto di secoli di storia e dominazioni, la provincia fa sfoggio di luoghi naturalistici meravigliosi, caratterizzati da tradizioni e usanze, capaci di rendere la propria permanenza e l’esperienza di viaggio autentica.

Destreggiandosi quindi tra lunghe giornate a mare, passeggiate alla scoperta degli antichi borghi, sagre e feste patronali particolarmente suggestive, cene su favolose terrazze e aperitivi sulle scogliere, capiterà di imbattersi nella cordialità e genuinità delle persone che vivono quei luoghi. E allora oltre che sentirsi affascinati dalla bellezza dei posti, una grande dose di curiosità la desterà la cultura locale e anche il così caratteristico dialetto salentino.

La storia di tale lingua è molto complessa e articolata, carica di influenze linguistiche delle popolazioni che si sono succedute sul territorio nel corso dei secoli: messapi, spagnoli, francesi, per fare degli esempi. Ci sono varie teorie circa la nascita e lo sviluppo di tale lingua, bisogna anche tener presente che la zona presa in considerazione è molto vasta pertanto è possibile ravvisare delle differenze fonetiche, seppur non sostanziali, tra alcuni termini dialettali pronunciati tra le zone più a nord della provincia e quelle del Capo di Leuca. Ciò di cui si è certi è che si tratta di un bilinguismo tra una lingua romanza e una lingua messapico-bizantina (le cui influenze culturali su tutta la provincia sono ingenti, ndr).

Addentriamoci nei meandri del salentino schiettu e direttu, e del suo vocabolario che dà un tocco di folklore e originalità a qualsiasi battuta.

MENA: è un’esortazione, che vuol dire presto, alla svelta, sbrigati! Può essere spesso utilizzata nell’espressione mena, manisciate per rafforzare il concetto di affrettarsi. Mena rientra tra i termini intraducibili, spesso è utilizzato come intercalare e il salentino tende ad inserirlo nelle frasi con la stessa frequenza dei segni di interpunzione.

JÁBBU: è un sostantivo maschile, il cui significato è gabbo, burla, meraviglia; se face jábbu, schernisce. Da cui la famose espressioni mai pe jábbu o te lu jábbu non ci mueri ma nci cappi, che rientrano tra i modi di dire intraducibili, di cui è possibile cogliere il significato solo in merito al contesto in cui si utilizza.

SQUAGGHIARE, SQUAJÁRE: sciogliere, liquefare, filarsela. Pi la fija s’è squjatu sempri, si è sempre dato molto da fare per sua figlia, o allu squagghiare te la nie se videne gli strunzi, è allo sciogliersi della neve che si vedono gli stronzi.

TRAPPITU:  trappeto, frantoio. Il sud salento vanta diversi frantoi tradizionali, prevalentemente ipogei, quindi scavati nel tufo o nella pietra leccese. Questa soluzione era ritenuta più funzionale alla conservazione del prodotto, pertanto preferita ad altre.

PITTA: focaccia. La tradizionale è con capperi, olive e cipolla; c’è anche la variante con l’impasto di patate.

PAMPASCIUNE o LAMPASCIÓNE: cipolline; è l’ingrediente principe di diversi piatti tradizionali.  Riferito a persone si può anche utilizzare con un’accezione diversa certo ca sì proprio nu pampasciune, diventa certo che sei proprio un fesso.

POCCA: nonostante, dunque; pocca ne l’ìa dittu nonostante glielo avessi detto. Questo termine viene utilizzato anche come esclamazione, segno di approvazione o disapprovazione. Anche pocca rientra tra le espressioni intraducibili, solitamente viene utilizzato come conferma di quanto l’interlocutore dice, ma se detto con tono ironico, ne sottolinea l’infondatezza.

PRESCIU: gioia, contentezza, allegria. Per esprimere senso di soddisfazione si dice infatti core presciatu. La variante è presciate,  utilizzata anche in senso sarcastico per “congratularsi” con qualcuno.

SGUARIO: è il divertimento per eccellenza. Infatti il salentino non si diverte, ma sguaria.

FAUGNO: lo scirocco, il clima che si crea con il troppo caldo. L’aria stantia, quasi non si respira e il vento che anziché rinfrescare porta ancora più calore. È difficile comprendere il faugno se non si è trascorsa almeno una settimana d’estate in salento, da quel momento sarà difficile dimenticarlo.

 

Copyright foto:

http://www.salentotuo.com/da-sapere-sul-salento/

 

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