A 105 ANNI DAL NAUFRAGIO, IPOTESI E RIVELAZIONI SUL MISTERO DEL TITANIC

A distanza di oltre un secolo dal naufragio della gigantesca nave della morte – la più grande imbarcazione dell’inizio del XX secolo – restano ancora irrisolte molte questioni legate alla tragedia di cui la stessa fu protagonista.

La nave salpò da Southampton, in Inghilterra, tra la commozione generale dei presenti, il 10 aprile del 1912 per non arrivare mai a destinazione.

Quei 269 metri di imbarcazione non videro mai terra e l’approdo a New York non fu mai portato a compimento.

Nella notte tra il 14 ed il 15 aprile del 1912 il Titanic si schiantò contro un iceberg che ne squarciò la fiancata in sei punti, provocando l’imbarco di acqua in sei compartimenti stagni e la repentina caduta a picco della nave sul fondo dell’Oceano; la tragedia si consumò in due ore e mezza o poco più.

I misteri che aleggiano attorno al più grande disastro marittimo della storia occorso in tempi di pace sono molti; e a distanza di oltre un secolo ancora non è del tutto chiara la dinamica dell’impietoso sinistro in cui trovarono la morte più di 1500 persone.

Quel che si sa è che di certo il capitano dell’equipaggio, Edward John Smith, non era proprio un navigatore eccelso, ed anzi era particolarmente noto alle cronache quale membro della compagnia di navigazione White Star Line per i numerosi incidenti per eccesso di velocità di cui era stato protagonista. Di sicuro fu una sprovvedutezza quella di metterlo a capo di un’imbarcazione così impegnativa per un viaggio di così grande risonanza.

Ciò che è ancora da capire è se quella sprovvedutezza fu voluta o casuale.

Mancavano i binocoli alle vedette. Anche questo sarà stato un caso? E perchè mai – sempre che la notizia sia veritiera – in presenza di avvistamenti di ghiaccio il Capitano Smith dispose di aumentare la velocità di navigazione dell’imbarcazione?

C’era un incendio nel deposito a carbone di cui nessuno disse mai niente, un incendio che non fu domato o che si domò a fatica (anche sul punto troneggiano tesi controverse); anche per tale circostanza non è dato sapere se non si riuscì o si faticò a spegnere l’incendio per impossibilità oggettiva o per scarso impegno.

E come se non bastasse i soccorsi di una nave poco lontana, il transatlantico Californian, tardarono inspiegabilmente ad arrivare.

Ancor più singolare è la circostanza per cui molti illustri personaggi che avrebbero dovuto partecipare al viaggio inaugurale del Titanic disdettarono all’ultimo momento o non si presentarono all’imbarco. Una fortunata coincidenza, probabilmente, che salvò loro la vita!

Sono tutte circostanze misteriose che hanno alimentato nel corso degli anni e tra gli studiosi dell’evento, ipotesi complottiste sulla tragedia del Titanic, arrivando ad azzardare l’ipotesi che il suo affondamento (se del Titanic davvero si trattava!) fosse premeditato sin dal momento della partenza e finalizzato all’incasso di una lauta copertura assicurativa.

C’è chi ha avanzato anche l’idea che ad essere affondato non fu il Titanic, ma la sua nave gemella, l’Olympic, identica in tutto alla più famosa sorella, ma di qualche mese più vecchia.

In navigazione l’affondamento di una nave per un’altra non è pratica proprio sconosciuta, ma su tale tesi rimangono seri dubbi, considerando che avrebbe senso affondare una nave al posto di un’altra quando quella che finisce sul fondo del mare è un ferro vecchio; e nel caso dell’Olympic così non era.

Ma al di là delle ipotesi complottiste, che vedono del marcio nella tragica vicenda, c’è anche chi ha provato a spiegare tecnicamente le possibili ragioni del disastro marittimo più noto di tutti i tempi.

Per uno dei maggiori studiosi dell’evento, Tim Maltin, la notte del naufragio potrebbe essersi creata una particolare condizione meteorologica che avrebbe determinato una sorta di collisione tra aria calda e aria fredda nel passaggio del Titanic dalla corrente del Golfo a quella del Labrador, così dando luogo ad un “falso miraggio” e provocando una distorsione percettiva degli oggetti.

Ciò avrebbe impedito l’individuazione, per tempo, dell’iceberg contro cui il Titanic andò a schiantarsi.

Altra ipotesi sarebbe quella emersa a seguito dello studio e dell’analisi dei resti della nave; i materiali utilizzati per la sua costruzione erano di qualità migliore nella parte centrale e un po’ meno di pregio a poppa e a prua e la bullonatura dei pezzi non era fatta a regola d’arte, per cui lo schianto contro un iceberg avrebbe senza alcun problema potuto creare delle lacerazioni nel corpo dell’imbarcazione proprio in corrispondenza con i punti di più scarsa qualità o peggio assemblati tra loro.

Ed ancora si è ipotizzato un collegamento tra l’incidente fatale e l’alta marea che avrebbe potuto nascondere l’iceberg rendendolo meno visibile.

Certo è che a distanza di così tanti anni ancora si profilano ipotesi nuove, nel tentativo di fornire spiegazioni plausibili.

Ultima tra tutte e particolarmente accreditata è la tesi di recente prospettata da un giornalista irlandese, Senan Molony, conosciuto come il massimo esperto al mondo del mistero del Titanic, che avrebbe rinvenuto le prove a conferma della attribuibilità della tragedia all’incendio nel deposito 10 del carbone.

È notorio che il 2 aprile durante alcune prove di navigazione scoppiò un incendio, quel che non sarebbe rispondente a verità è che tale incendio fu domato il 13 aprile (con la nave peraltro già in viaggio).

Sembrerebbe che l’incendio fosse cominciato molto prima della data nota e che durò, dunque, molto di più di quanto non si sapesse fino a questa nuova ipotesi; di ciò, naturalmente, non fu data alcuna notizia; l’acciaio della nave in conseguenza dell’incendio arrivò a  temperature vicine ai 1000 gradi perdendo così la propria resistenza di circa il 75%.

Indebolito dall’altissima temperatura, a contatto con l’iceberg contro cui il Titanic andò a sbattere, il metallo si lacerò in un nonnulla.

Nessuno sa con certezza cosa sia successo quella notte, ci sono piste di ogni genere e si continuano ad avanzare ipotesi più o meno plausibili sulla base degli studi e delle nuove indagini.

Quel che resta è ormai il terribile ricordo di una strage, che peraltro non potrà più essere raccontata da alcuno dei passeggeri della nave della morte, visto che ormai – a distanza di oltre un secolo – non vi sono più superstiti.

Il tributo a tutte quelle persone che hanno perso la vita in quella notte di terrore è rimesso ormai al cinema, o alla letteratura, o alla tenacia di chi ha dedicato e continua a dedicare, con temperanza, la propria vita a studiare probabili cause e motivi dell’evento, nella speranza di arrivare – prima o poi – ad una soluzione.

Copyright foto: https://www.svagonews.com/misteri-del-titanic-miti-e-leggende-sul-re-degli-oceani/

 

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