I SEGNI INDELEBILI DEL FUOCO: PRATICHE ESTREME DI DECORAZIONE CORPOREA

Le ragioni ancestrali del tatuaggio non sono affatto legate ad aspetti di decorazione corporea, quanto piuttosto all’idea che le incisioni sulla pelle e la loro pigmentazione a carbone vegetale, o realizzata con altri coloranti di origine naturale, avesse effetti terapeutici e propiziatori.

Si chiama Oetzi il primo uomo tatuato di cui si hanno tracce storiche. Il suo scheletro fu rinvenuto nel 1991 sulle Alpi Venoste al confine tra Austria e Italia e rivelò – complice il perfetto stato di conservazione nel ghiaccio nonostante i ben 5300 anni trascorsi – la presenza di 57 tatuaggi disseminati su tutto il corpo, in particolare sulla schiena e sulle gambe, dove si riscontrò la presenza di sottilissime incisioni a linea e a croce riempite con carbone vegetale per fissare il disegno che, verosimilmente (o almeno questo stabilirono gli studiosi) erano state praticate per scopi terapeutici, come se si trattasse di una sorta di rudimentale forma di agopuntura per curare l’artrite o simili patologie.

Dell’utilizzo del tatuaggio come cura o come amuleto vi sono diverse tracce nel corso della storia.

Gli uomini preistorici come Oetzi incidevano le ossa per curare le artriti, gli Egizi si tatuavano un serpente sul corpo per tenere lontani gli spiriti maligni, in alcune tribù dello Zaire le giovani donne usavano tatuarsi una piuma di gallina sul polpaccio per indicare la disponibilità al matrimonio, i berberi del Nord Africa usavano ed usano ancora oggi tatuarsi la fronte per lenire le emicranie disegnando sul punto interessato dal dolore un cerchio con una croce all’interno.

Addirittura gli antichi Romani usavano tatuarsi, fino a che l’imperatore Costantino, convertitosi al cristianesimo, non decise di vietare la pratica perché non rispondente al volere di Dio che ci ha fatti a sua immagine e somiglianza…e di certo non era tatuato!

L’idea del corpo come una pagina bianca da scrivere ed incidere con una rassegna dei momenti speciali della propria vita è passata di epoca in epoca attraverso riti, pratiche sacre, mode e pregiudizi.

Alla fine del 1800 il famoso medico, antropologo, filosofo e giurista italiano Cesare Lombroso, studioso ed autore di saggi e studi sui profili criminali dell’individuo, mise in stretta correlazione il tatuaggio con la propensione e la tendenza a delinquere.

Lombroso lo scrisse nel 1876 nel suo trattato intitolato “L’uomo delinquente”, nel quale il pioniere e padre della criminologia italiana parla del tatuaggio come di una anomalia anatomica; e degli individui tatuati come di individui propensi alla criminalità ed alla perversione.

Da allora la pratica del tatuaggio subì un duro colpo, che la gettò quasi nel dimenticatoio fino agli anni ’70 del secolo scorso.

Per tutta la metà del ‘900, infatti, divenne una pratica molto diffusa in via quasi esclusiva tra galeotti e contrabbandieri, tanto da essere assolutamente identificativa di tali categorie di soggetti.

A partire dalla fine degli anni ’60 del secolo scorso, poi, le cose cominciarono a cambiare e nel tatuaggio si identificò una sorta di sfida e di contestazione nei confronti del sistema.

Fu proprio in quest’epoca che il tattoo divenne una forma di body-art, fino a diffondersi sempre più e ad arrivare ai giorni nostri imponendosi come moda.

E chiaramente, come tutte le mode, anche quella della decorazione corporea ha subito nel corso del tempo evoluzioni (o forse sarebbe il caso di dire involuzioni) e storture.

I tatuaggi sono generalmente ad inchiostro, nero o colorato che sia; ce ne sono di diversi generi, dal tribale al maori, dall’orientale al chicano, dall’old school al fantasy, dal biomeccanico al lettering, sono stati pensati per soddisfare ogni gusto o esigenza.

E sono tendenzialmente indelebili; l’inchiostro viene fatto penetrare sottopelle con degli aghi e un apposito macchinario con cui si “punge” la pelle imprimendovi l’immagine che si desidera.

Una pratica che inevitabilmente determina dolore fisico, perché in fondo la logica del tatuaggio è proprio quella di soffrire un po’, per imprimere ed immortalare sul corpo (forse perché nella memoria non è sufficiente) un momento speciale della propria esistenza.

Ma per alcuni dei fans del disegno su pelle soffrire con il tatuaggio ad inchiostro è poca roba. Meglio darsi a forme più estreme di decorazione corporea, ritenute più appropriate a sacramentalizzare l’unicità del momento da imprimere o del messaggio di cui ci si fa portatori.

La scarificazione (in inglese scarification o scaring) è una delle modificazioni corporali più discusse di sempre, che consiste nell’incidere la pelle al fine di creare delle cicatrici decorative sulla stessa.

Particolarmente cara ad alcune comunità tribali per il significato di passaggio e transizione attraverso le diverse fasi della vita che alla stessa attribuivano quelle tribù, la scarificazione è divenuta oggi una pratica decorativa estrema e pericolosa che, se realizzata con dovizia e competenza, è in grado di creare decori di delicata bellezza…sempre che le cicatrici guariscano correttamente.

Sono principalmente tre le forme di scarificazione decorativa:

Il branding, che consiste nel marchiare a fuoco la pelle del soggetto che vi si sottopone, ma che può anche realizzarsi con marchiatura a freddo o elettrocauterizzazione con azoto/nitrogeno, per lasciare sulla pelle un segno permanente.

Il cutting, che consiste nel provocare dei tagli sulla pelle più o meno profondi a seconda di quanto si vuole che la cicatrice sia in rilievo una volta che i tagli siano guariti.

Il peeling, che consiste nel rimuovere dei lembi di pelle più o meno estesi, seguendo le linee di un disegno.

È evidente che prima di sottoporsi ad una seduta di scarificazione, a prescindere dal metodo che si vorrà utilizzare, sarà assolutamente necessario ponderare i rischi connessi a questa pratica di grande effetto plastico, ma al contempo molto rischiosa per la salute, specie se non ci si affida a mani del tutto esperte e professionali.

Sarà anche necessario seguire scrupolosamente ed alla lettera tutte le indicazioni che il vostro tatuatore di fiducia vi darà in merito agli accorgimenti da adottare per il safe-care del vostro decoro su pelle, onde evitare infezioni che potrebbero rivelarsi irrimediabilmente dannose per la vostra salute ed il vostro benessere.

E ricordate che un tatuaggio – specie se frutto di scarificazione – è per sempre…dovete essere assolutamente certi che sia quello che volete e che non ve ne pentirete!
Copyright foto: 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...