INTERVISTA A MARCELLO VENEZIANI, GIORNALISTA, SCRITTORE E POLITICO: DA MUSSOLINI ALLO IUS SOLI

Giornalista, scrittore, politico e filosofo. Il suo nome è Marcello Veneziani.

Laureato in filosofia all’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, inizia la carriera di giornalista nel 1979 nella redazione barese del quotidiano Il Tempo. Giornalista professionista dal 1982, dopo il praticantato a Il Giornale d’Italia – il quotidiano romano diretto dal deputato democristiano Luigi D’Amato – assume nel 1981, all’età di 26 anni, la direzione del gruppo editoriale Ciarrapico-Volpe-La Fenice, incarico che mantiene fino al 1987.

Ritenuto uno degli intellettuali di destra più rappresentativi, Veneziani ha significativamente tentato di rivalutare, in diverse pubblicazioni, l’operato del pensatore tradizionalista Julius Evola

È stato per molto tempo l’intellettuale di riferimento di Alleanza Nazionale.

È stato anche membro del Consiglio di Amministrazione della RAI durante la XIV Legislatura e membro del Consiglio di Amministrazione di Cinecittà.

Metis Magazine lo ha intervistato per voi  

Innanzitutto come nasce la sua passione per la politica?

È una passione che mi accompagna dall’adolescenza, che non posso scindere dalla mia visione del mondo e dalla mia passione di italiano, meridionale e mediterraneo. Vi confluiscono temperamento, l’epoca in cui crebbi – pervasa dalla politica e dalle ideologie – le mie letture filosofiche e storiche, il gusto di trasgredire il conformismo del mio tempo. Fu prima passione di lettura, poi militanza politica attiva, fino a 17 anni, infine si “raffreddò” nell’attività di osservatore e di analista, collegandosi a libri, idee e cultura, poi attività giornalistica e saggistica.

 Si sente più politico, giornalista o filosofo?

Politico non lo sono affatto, se non nel senso aristotelico di animale politico. Giornalista lo sono a metà, perché ho curiosità di capire e di interpretare il mio tempo; scrittore di filosofia (non oso definirmi filosofo) lo sono integralmente.

 Lei è autore di diversi libri. Nel 2015 ha pubblicato un testo dal titolo “Lettera agli italiani”, un racconto sia ironico e passionale, sia storico e metafisico sull’Italia presente e passata. Qual è stato il messaggio che ha voluto lanciare? 

È un messaggio estremo, una specie di ultimatum politico-affettivo al mio Paese, in forma di lettera rivolta direttamente agli italiani, a cui è seguito un monologo teatrale in forma di comizio d’amore, una “serata italiana” che ho portato in un’ottantina di città. Il messaggio è davanti al senso di decadenza che tutti avvertiamo del nostro Paese, di “rovesciare la clessidra”, di tentare una rinascita.

 L’ultimo suo libro ‘’ Alla luce del mito’’ di cosa tratta invece?

Come dice il titolo è un saggio dedicato a un bisogno fondamentale dell’animo umano, il mito. Cos’è un mito, come si manifesta, perché non possiamo farne a meno, perché in sua assenza fioriscono gli idoli, i surrogati dei miti…

Lei è di Bisceglie. Come vede il sud oggi?

Ne scrissi in un libro di varia umanità Ritorno a sud. Lo vedo morto sul piano degli indicatori economici, sociali, demografici, ecc. L’unica sua possibilità è ripartire dal mito, dal racconto del suo, dall’intreccio di natura e cultura, di arte e bellezza, di cucina, agricoltura e creatività.

In che modo è possibile contrastare il pensiero unico dominante nel costume?

Innanzitutto dimostrando che un pensiero unico è un ossimoro perché il vero pensiero non può essere unico, e quando diventa uniforme smette di essere pensiero per diventare canone, precetto, codice ideologico politically correct.

Ha scritto molte cose su un importante periodo storico-politico: il ’68. Qual è la sua considerazione su quello che è stato uno dei movimenti d’avanguardia e di protesta più discussi del secolo scorso?

Il sessantotto è stato un po’ il padre, la madre, dell’egocentrismo dissolutivo del nostro tempo, della sua intolleranza permissiva, il contrario della tolleranza permissiva che denunciavano i sessantottini sulla scia di Marcuse, ha contribuito in modo decisivo a sfasciare la scuola, l’università, la famiglia, la società, i rapporti tra le generazioni.

Quali sono stati gli errori? Lo definirebbe un movimento di opposizione e contestazione globale o più come forza di potere?

Nacque come contestazione globale, finì come abecedario del conformismo, dalle ipocrisie del  lessico al conformismo della trasgressione. Fu una rivoluzione radicale di costume, mentre fallì come rivoluzione politica ed economica perché non cambiarono i rapporti di potere, le forze politiche al governo, il sistema capitalistico.

Ha scritto anche su Mussolini. Secondo lei perché gli anziani del meridione hanno l’abitudine di dire ai giovani ‘’ Quando c’era Mussolini si stava bene’’?

Non solo a sud, mi creda… C’è una divergenza vistosa tra il racconto ufficiale, canonico, dominante, – che non si può mettere in discussione per non incorrere in reato – e la storia di quegli anni, il grande consenso popolare che raccolse, la grande considerazione internazionale, l’ammirazione dei tre quarti della grande cultura europea, le opere che lasciò, il ricordo nella gente, che serpeggia sottovoce. Poi c’è il regime autoritario, c’è la violenza e la coercizione, c’è la guerra. Ma non si deve scindere l’una dall’altra considerazione.

Cosa pensa della promiscuità partitica della nostra epoca e del fatto che ci sono tanti partiti e movimenti politici che, al di là del nome, di fatto non hanno un orientamento ben definito?

Il nichilismo della nostra epoca, il cinismo diffuso, l’egoismo come criterio di vita, il dominio della finanza e della tecnica, alla fine hanno pervaso anche la politica, che è diventata una periferia spenta e subalterna dei poteri veri, un luogo dove si sceneggia la polis ma dove non si producono valori, al più rancori.

Sarebbe contento se i suoi figli, oggi, intraprendessero la carriera politica?

Riscoprire la politica è una necessità vitale del Paese, e dunque non potrei assolutamente sconsigliarli, anche se di primo acchito come padre, sarei portato a scoraggiarli. Cercherei solo di dare loro alcune avvertenze per l’uso, e la capacità di destreggiarsi tra passione e disincanto.

Un’ultima domanda: Lo ius soli. Qual è la sua opinione su questo progetto legislativo tanto discusso?

Per come è stato usato e impostato, serve solo a distruggere i fondamenti di una comunità, il legame famigliare, il legame patrio, la formazione e l’educazione: diventa solo un modo per andare incontro alla sciagurata, irrealistica e masochistica ideologia dell’accoglienza.

 

La ringrazio

Luana Casalnuovo

Annunci

2 pensieri riguardo “INTERVISTA A MARCELLO VENEZIANI, GIORNALISTA, SCRITTORE E POLITICO: DA MUSSOLINI ALLO IUS SOLI

  1. Intellettuale colto e compito che ha il dono delle idee e la semplicità ed immediatezza della parola! Scrive divinamente e comunica concetti di rilavante contenuto e sincera passione. Condivido quasi tutto di quello che pubblica e ne stimo la serietà ed impegno civile!

    Mi piace

  2. Veneziani è uno dei pochi davvero fedele a se stesso, fedele al proprio pensiero, al proprio essere, che ha pagato con l’esilio mediatico la propria forza intellettuale.
    È un grande.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...