LICEO BREVE: DUBBI E CERTEZZE DEL NUOVO MODO DI VIVERE LA SCUOLA

Povera scuola italiana. In un paese in crisi, quanti tagli ha subito l’istruzione, radice del cittadino di domani, negli ultimi quindici anni? Arriva, in questo settembre, la prima vera ondata di sperimentazione per il liceo breve. Ma cosa è, e come viene applicato?

Nel 2013 venne avviato il progetto su liceo breve, una riduzione degli anni scolastici da cinque a quattro, tutto limitato a undici istituti. Oggi invece parliamo di ben cento istituti, che potranno avere ciascuno una classe che adotterà la nuova programmazione di studio. Meno anni, ma lo stesso programma, gli stessi obiettivi didattici, lo stesso esame di maturità. Per fare ciò, il decreto della ministra Fedeli permette di aumentare le ore annuali di ben 150, rispetto alle 900 classiche. Una vera e propria necessità, per permettere ai ragazzi, in quattro anni, di ricevere la stessa preparazione dei loro colleghi.

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Qual è il vero vantaggio di una simile prospettiva? Indubbiamente il risparmio. Uscendo dall’ovvio, e dalla venalità, meno anni scolastici permettono ai ragazzi di raggiungere, con un anno in meno, obiettivi come l’ingresso nelle università o l’avvio nel mondo del lavoro. Il problema che si pone è ovviamente quanto sia possibile tutto ciò senza che ne risenta la preparazione dei ragazzi.

Per questo ci sarà una squadra di ricercatori volta ad analizzare i risultati sperimentali di quanto potrà essere carpito e ottenuto da queste cento classi, osservando se gli esiti saranno più o meno positivi. Anche in ciò, ovviamente, ci sono venti contrari, che si appellano alla diversa natura della situazione degli istituti in Italia.

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Analizzando i cento istituti selezionati salta immediatamente all’occhio la stabilità e gli ottimi risultati già ottenuti, mentre rimane decisamente dubbiosa la possibilità che il liceo breve sia efficace in situazioni di disagio e di difficoltà, di cui è purtroppo pieno il Belpaese.

Non solo: in una scuola che vede nei suoi insegnanti molti precari, è possibile una buona preparazione in quattro anni di insegnanti differenti, non in grado di portare avanti un progetto lineare con una classe, non per loro volontà? Come si possono ottenere risultati di livello, con delle difficoltà simili alla base di tutto?

Anche la situazione europea, se volessimo utilizzarla per fare chiarezza, non aiuta: i sistemi scolastici dell’Unione Europea si dividono infatti tra chi termina gli studi a diciannove anni, come noi, e chi a diciotto, come nel nuovo corso sperimentale.

Risposte ora non ce ne sono, non possiamo che sperare nel sapiente uso che farà chi di dovere dei risultati che verranno raccolti, ricordando che un popolo di ignoranti non vale nessun tipo di risparmio.

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