SCIOPERO DEI PROFESSORI UNIVERSITARI. ECCO COSA È SUCCESSO

Da Luglio, negli ambienti universitari, non si fa che parlare dello sciopero che coinvolgerà la sessione attuale appena cominciata. Sciopero che si svolgerà attraverso l’assenza dei professori al primo appello di questa sessione, spesso senza alcun preavviso, e assolutamente a discrezione del professore.

Una mobilitazione davvero ampia, con almeno 5000 professori che hanno già aderito in tutta Italia, ma che può vedere il proprio numero ampliarsi. Un evento che, negli atenei italiani, mancava dagli anni ’70. Qual è la ragione alla base, e cosa sta accadendo?

Esame di ammissione alla facoltà di medicina all'università statale di  Milano

Il nodo sta nel blocco degli scatti stipendiali per i dipendenti pubblici (tranne i magistrati) deciso dal governo Berlusconi dal 2011 al 2014. Cinque anni senza adeguamenti e modifiche alle retribuzioni. Da gennaio 2015 il riconoscimento degli scatti è stato sbloccato nel pubblico impiego con la sola eccezione degli universitari, che se li sono visti riconoscere dal 2016. In più è mancato il riconoscimento ai fini giuridici, con conseguenti effetti sulla pensione, del quadriennio 2011-2014.

Così, dopo anni di discussioni, di lettere, di tavoli per raggiungere degli accordi, la categoria è arrivata alla decisione di un pesante sciopero per riuscire a farsi sentire. Mentre dunque arrivano allo scontro l’istruzione e la politica, chi riceve il danno maggiore sono gli studenti. La mobilitazione deve ovviamente creare dei disagi, ma sulle spalle dei ragazzi possono rivelarsi davvero pesanti. Tra chi si deve laureare, e chi ha un solo appello in questa sessione, la situazione è a dir poco critica. Senza considerare la difficoltà di preparare un esame senza la certezza di poterlo sostenere.

I professori, dal loro canto, hanno garantito di venire incontro, nel possibile, alle esigenze dei laureandi, mentre molte università, nel caso in cui sia presente un unico appello, organizzeranno un secondo appello dopo almeno due settimane dal precedente, garantendo così la possibilità di effettuare gli esami.

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Il governo, attraverso il ministro Fedeli, risponde:”Stiamo lavorando, e mi sto impegnando in prima persona, per lo sblocco degli scatti di stipendio ai docenti universitari. L’obiettivo non è solo individuare, nella legge di Bilancio, i punti cardine per incrementare i finanziamenti al mondo della ricerca, ma anche destinare investimenti mirati a chi opera all’interno delle università“.

Cosa devono aspettarsi i docenti universitari? Riusciranno le trattative a superare il punto morto dove sembrano essere cadute da tempo?

Innegabile è il notare come i tagli all’istruzione siano costantemente all’ordine del giorno nei vari bilanci e nelle varie manovre finanziarie, senza comprendere quanto l’istruzione, insieme alla sanità, siano i veri cardini su cui muovere il futuro di uno Stato. Gli accademici sono il vero fiore all’occhiello della nostra Italia all’estero, ed è davvero una pessima immagine quella di professori che scioperano perché non retribuiti il giusto.

aula_universita.jpg

Le Università sono in sciopero, mentre si porta avanti la sperimentazione del liceo in quattro anni, di cui vi abbiamo parlato proprio questo mese. C’è un futuro per l’Italia che studia?

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