SE SOLO MI LASCIASSI – PARTE II

La spina dorsale saetta lo stesso brivido che lo colse da bambino. Meglio correre via.

E’ sul limite del portone, quando l’eco delle parole di Flavio riempie la chiesa:

<<C’è il lucchetto sulla lampo. Prova a’ aprì quello zaino e domani stai a guardà le margherite dalla parte delle radici>>

Il ragazzo neanche si volta, prima che Flavio finisca la frase gli torna in mente il nonno: quando era bambino, ogni sera prima di addormentarsi, il vecchio, che era stato comparsa nella metà dei colossal di Cinecittà, gli raccontava i miti greci.

Nessuno te lo racconta mai che Ulisse, tornato ad Itaca salutò Penelope e poi si visse felice e contento, nel senso che preparò una seconda spedizione e ripartì in cerca di altre avventure.

Felice e contento a modo suo.

Ciao, Penelope.

Le arpie o Scilla e Cariddi, furono davvero ostacoli?

Secondo il nonno, se Ulisse non li avesse incontrati nel suo viaggio sarebbe tornato indietro ad affrontarli.

Quel lucchetto sullo zaino, da quel momento, è la sua arpia.

Dal Tufello a Ennio Batteria Nomentana è un’oretta a piedi.

Se vuoi evitare strade trafficate ci devi aggiungere una mezz’ora.

I passi scricchiolano nella notte  fino alle ultime palazzine popolari  del Tufello, fino al mercato coperto di Montesacro: è lì che l’ha incontrata la prima volta.

Si tocca d’istinto la tasca dei jeans, ma il cellulare è a casa, probabilmente in questo momento starà squillando: Viviana si preoccupa sempre.

Un anno prima Kamal, il suo amico marocchino, lo portò a cercare curcuma e naan per le ricette speziate della madre.

Il mercato coperto di Montesacro è lungo e stretto e per tutta la lunghezza i venditori ti urlano in faccia e a volte ti strattonano anche, per farti comprare la loro merce.

I profumi di carne fresca, verdura irrancidita, baccalà e olive sott’olio invadono il lungo corridoio e si diffondono per tutto il quartiere, perfino ora che è notte.

Tra sacchi e ciotole di aneto, cannella, cardamomo, baharat e carvi, l’arancione, il giallo e il rosso, due occhi blu battevano lenti le palpebre.

Quella ragazza era la vita che danza d’estate e ti prende per mano, senza invito.

C’è un preparato di spezie marocchino – Ras el hanout – che si prepara miscelando più di trenta spezie diverse: ogni famiglia marocchina custodisce gelosamente il proprio dosaggio e lo considera il migliore.

Mentre Kamal litigava col venditore sulla quantità esatta di ciascuna spezia usata, il ragazzo passò il tempo a guardare quegli occhi e il sedere lì sotto.

La ragazza girava per il mercato fermandosi da ogni venditore: a lei non strillavano per venderle roba, non ridevano dietro se non comprava nulla, al massimo sorridevano o le guardavano le tette.

A vederla lì in mezzo allo sporco, pensavi a un delfino che nuoti tra le buste di plastica in mare: Viviana rendeva la città il suo palcoscenico.

La sera, al bar, il ragazzo ebbe nome e contatto facebook.

Due giorni dopo il primo appuntamento.

E non perché lui fosse particolarmente bravo con le parole, ma perché a lei piaceva  vivere.

Le notti calde a Roma, se le passi sui marciapiedi, sono pericolose: dai tombini escono gli scarafaggi e schiacciarli fa un rumore disgustoso che ti sporca le scarpe.

Il ragazzo ha due quartieri da attraversare e poco tempo: non gli va di far aspettare quella gente.

Lo zaino è un compagno scorbutico che non fiata; la luna è coperta dalle nuvole, non si fa vedere neanche per un saluto veloce.

Viviana sarà preoccupata ma tra una settimana è il suo compleanno.

E per questo lavoro Flavio pagherà bene.

E Viviana si merita regali costosi, perché, a differenza di lei, a lui riesce più facile spiegare con i soldi che con il cuore.

Il nonno non sarebbe d’accordo.

Continua a camminare, solo.

Sola è la chiesa bruciata, Flavio se ne è andato da poco.

Né lui né il ragazzo, eppure così abituati a far attenzione ai dettagli, ha notato nulla.

Se avessero seguito gli arabeschi dei rami uncinati, risalendo la navata, scavalcando il tabernacolo, su, fino al crocifisso, si sarebbero accorti che i rovi si allungano dalla corona di Cristo.

La stessa Madonna è avviluppata dalle spine del figlio, cresciute fino a catturarla.

La testa del Figlio si gira lentamente, si spezzano piccoli rami per lasciare che passino gli occhi, fino a guardare il cielo da un buco sul soffitto.

Non c’è nulla in cielo.

<<Mà?>>

La Vergine non distoglie lo sguardo.

<<Mà?>>

La Madonna, si gira appena verso il figlio.

<<Hai visto?>>

<<Sì, Figlio>>

<<Tu sai cosa c’è nello zaino, vè?>>

<<Si, Figlio.>>

Gesù torna a guardare il buco nel soffitto: forse socchiudendo un po’ gli occhi, una stella la si riesce a vedere…

<<Perché lo fanno, Mà?>>

La Madonna si irrigidisce dentro l’armatura delle ramificazioni. Ma quel figlio sta ammirando il cielo con tanto impegno che si intenerisce,  persino le sue labbra riescono a ricordarsi un sorriso.

<<Cosa c’è dopo la morte, Figlio mio?>>

<<Il Regno del Padre!>>

Neanche un’esitazione.

<<Sudditi per l’Eternità. Non proveresti ad essere Re di te stesso almeno in questa vita?>> Esitazione.

Gesù si mette a pensare.

Ha un viso adorabile quando riflette.

<<Ce la farà il ragazzo, Mà?>>

Se anche la Madre volesse rispondere, non può: ciondolando ubriaco è entrato un barbone che si è messo a dormire su una delle panche più in fondo.

Il rispetto che si deve a ogni vinto dall’alcol, impone di proteggerne il sonno, se non l’ubriacatura, dall’inferno della sopravvivenza.

Bisogna fare silenzio.

Subito dopo il mercato coperto di Montesacro Alto, c’è una piazzetta.

Intorno ai coni illuminati dei lampioni, dove la luce tocca il marciapede, vivono decine di gatti, a guardarti.

Da anni un cartello appeso accanto la porta del bar, un cartello che sa di aver perso la guerra contro se stesso, recita:

”Vietato dar da mangiare ai randagi”

Una volta, da più piccolo, il ragazzo era con la madre per il quartiere, non sapeva ancora leggere bene, quell’ultima parola suonò strana, chiese.

<<Randagio è chi si annoia a stare fermo>>

I gatti diventarono all’istante gli animali preferiti del ragazzo.

Lo zaino gli pesa all’improvviso sulla spalla, a ricordargli perché è in strada.

Sta per lasciare la piazzetta quando dalla notte d’Agosto esce una matrioska.

Una vecchina a forma di campana, panno in testa, cappotto pesante troppo largo, lungo fino al ginocchio, gambe esili, ciabatte aperte, con i calzini, lunghi, tirati su.

Senza accorgersi  del ragazzo, comincia a incaspicare verso i gatti: inizia un’orchestra di miagolii striduli dove tre, quattro, generazioni di gatti, non tutti in ottimi rapporti tra di loro, migrano dal buio verso la vecchia.

Controllando intorno guardinga e spaventata, l’anziana si mette le mani in tasca e comincia a scuotere nervosamente i foderi interni: dal cappotto comincia a cadere uno scroscio di croccantini stantii, mentre i gatti si avventano tra le gambe rinsecchite, sotto la pioggia, cantando.

Il ragazzo sorride; gli viene voglia di staccare il cartello dal muro per tranquillizzare la signora: è quasi sicuro che con un cappotto pesante, a Roma, in pieno Agosto, si rischi qualche tipo di morte.

La vede mentre tenta di evitare i felini che si litigano il cibo,  graffiandosi a vicenda, e lei che mormora <<tze tze, ce ne è per tutti>>, ma il cappotto le rallenta i movimenti, alza un piede per evitare un micino, l’altra gamba non regge ed è subito a terra, su un tappeto di pelo.

C’è una storia, in quartiere, che i più grandi ti raccontano la sera seduti sulle scale della chiesa a Piazza Sempione.

Parla di un rumeno che arrivò all’appuntamento della retta per Ennio con un ora di ritardo.

Dicono che quando gli chiesero spiegazioni mostrò il dorso della mano e alzò l’indice, con tutte le altre dita abbassate:

<<Ma è solo un’ora…>>

Dicono che uscì un’ora dopo -solo un ora dopo- senza  quel dito.

Questo spiegherebbe perché Vali, il rumeno cinquantenne di Città Giardino, gira senmpre con i guanti.

Nel quartiere non serve che la storia sia vera, serve la morale: a Ennio non bisogna far aspettare.

I racconti, il poco tempo a disposizone, Viviana preoccupata a casa: tutte le sue ansie continuano a camminare nel buio, verso il Palazzo, ma lo trovano dalla signora, a rialzarla, piano, a perdere tempo, a guadagnare vita.

<<Scusi, scusi davvero, grazie, mi scusi…>>

<<Ma de che Signò, si figuri>>

Con le braccia strette sulle spalle dell’altro, a guardarli da lontano sembra si stiano aiutando a tenere l’equilibrio a vicenda.

<<E mi raccomando Signò: mo che ariva l’inverno, se le aggiusti le tasche, che da dove escono croccantini entra ‘r freddo>>

E alla nonnina brillano un po’ gli occhi e i gatti continuano a mangiare e forse si è appena salvata una vita.

Flavio è quasi a casa, le mani in tasca, tutti che lo salutano quando passa, anche solo con leggeri cenni della testa.

Se il lavoro di stasera funziona ha svoltato almeno quattro rate della macchina nuova e il lavoro di stasera funzionerà: il ragazzo non lo ha mai deluso.

Passato l’ultimo bar di  Largo Pugliese c’è un  grande parco, un cielo verde stellato di cacche di cane.

Attraversarlo con il buio lo rende una trappola mortale per le scarpe e una strada sicura per il resto del corpo, lontano dalle luci delle macchine

Proprio all’imbocco, proprio quando era sicuro di avercela fattasenza rotture, due carabinieri.

Che poi fosse Dario, scialla, sono cresciuti insieme a Tor Lupara, ma questi non li ha mai visti.

E non ha nemmeno niente addosso, solo il 3310, però non gli va: guarda di sbieco il marciapiede dall’altra parte della strada; vuoto.

Può farcela.

<<Scusi, ragazzo…>>

Non ce l’ha fatta.

<<Mi dica dottò>>

<<Che ci facciamo a quest’ora fuori da soli? Non ce l’ha la ragazza?>>

Oh, quasi sembrano gentili.

Quasi.

<<Eh no, dottò, io je dico de rimanè, ma appena la pago va via!>>

Sorridono come si sorride ai mendicanti, il più basso si fa avanti, il più alto sparisce alla vista.

<<Documenti e tasche, prego>>

E Flavio li tira fuori: la patente e le chiavi dello scooterone nella mano destra, il cellulare nella sinistra.

La guardia passa la mano sul cellulare e lo fa sparire, il documento e le chiavi restano al loro posto.

-mortacci loro, mortacci loro, mortacci loro-

<<Com’è un modello del genere?>>

Non sta andando bene, perché non sta andando bene?

<<St’anno tra i bravi ragazzi va ‘r naïf>>

Dov’è l’altra guardia? Ma che vogliono questi?

<<E immagino debba essere dura per un bravo ragazzo come lei, vivere in un quartiere come questo>>

Lo mormora con lo sguardo altrove, quasi senza interessarsi a lui.

Perché nessuno gli ha detto che girava la sbirranza in quartiere? Dov’è Dario?

<<Meno male che non sono un bravo ragazzo, allora..>>

La guardia lo morde con gli occhi.

<<Meno male che non siamo carabinieri, allora>>

Flavio intravede l’ombra di un tanbō alle sue spalle.

Glielo avevano detto che verso l’Eur avevano cominciato a usare ‘ste frociate.

-Stiamo sempre indietro a Roma Nord-

I primi schizzi di sangue si mischiano a una pisciata di cane lì vicino.

<<Mamma?!>>

Nella chiesa bruciata Gesù si sveglia sudato.

La Madonna si gira verso il figlio e solo i rovi fermano l’istinto di un abbraccio.

<<Hai fatto un incubo, figlio mio?>>

Gesù scuote la testa, le gocce di paura che imperlano i capelli; è così bello che la Storia ci perdonerà

se per invidia disegnamo da milenni un arabo con i tratti europei.

<<Ho sognato la casa del padre>>

<<Era bella?>>

<<Era vuota>>

Il barbone delle file in fondo se ne è andato dopo essere stato svegliato dal rumore delle ambulanze, la chiesa è vuota e fredda.

La Madonna ritorna ad osservare il cielo dal buco sul soffitto, e il cielo guarda il mondo e anche lei, ma non lei.

Non è un rapporto alla pari.

<<Madre?>>

<<Si, Figlio?>>

<<Il ragazzo, l’amico del ragazzo…non sta andando bene>>

<<Non era suo amico.Ti ricordi Giuda?>>

<<Madre…forse è stato il mio unico, vero, amico. Forse amico non è chi ti vuole bene, ma chi vuole fino in fondo il tuo bene, anche a  discapito di te stesso>> Gesù abbassa lo sguardo, l’incubo corre sulla sue spalle <<Forse ha meritato la casa del Padre più di me>>

La rabbia ha un potere strano: crea luce.

E’ con la rabbia che si crea: per questo i passaggi idrofobi della Bibbia sono i più interessanti.

La creazione, quasi annoiata, quasi svogliata, diventa interessante solo dalla Mela in poi.

La Madonna è arrabbiata, bella da invidiare Giuseppe.

<<E cosa ha fatto tuo Padre per meritare il Suo Cielo?>>

CONTINUA…

Lorenzo Prattico

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