BLOOD DIAMOND: LO SPORCO TRAFFICO DI PREZIOSI NEL CONTINENTE NERO

Quel luminoso e scintillante oggetto del desiderio che tutte le donne desidererebbero vedere sul proprio dito per impreziosire la mano ed abbagliare la vista non è sempre e solo un pegno d’amore.

Spesso dietro ai diamanti si nascondono storie di inaudita violenza e bagni di sangue.

Che li chiamino diamanti insanguinati, diamanti sporchi o diamanti di guerra, queste meravigliose pietre preziose sono spesso la linfa che alimenta insurrezioni, guerre di potere ed eserciti di invasori.

Per diamante di sangue si intende proprio un diamante estratto in una zona di guerra, in maniera clandestina, con lo scopo di finanziare battaglie sanguinose e lotte territoriali.

Il Continente nero ne sa qualcosa di questi sporchi traffici di preziosi.

Si pensi al caso dell’Angola, territorio sottomesso alla dominazione portoghese fino al conseguimento dell’indipendenza nel 1975 e successivamente interessato da una guerra politica e civile tra il Movimento Popolare di Liberazione dell’Angola e l’Unione Nazionale per l’Indipendenza Totale dell’Angola, un conflitto di notevole portata durante il quale era prassi consolidata quella di fare traffico di diamanti ad opera dei ribelli proprio per finanziare il conflitto.

Si pensi alla Liberia, territorio in cui vi fu una sanguinosa guerra tra il 1989 e il 2003, all’esito della quale il Presidente Taylor fu processato all’Aja per crimini contro l’umanità.

Ed ancora si guardi al caso della Costa d’Avorio, dove, a seguito del colpo di stato del 1999, dilagò il traffico illegale di diamanti, tanto che il governo fu costretto a bloccare le miniere di estrazione e a congelare l’esportazione.

Non si dimentichi l’embargo in Sierra Leone e le misure restrittive adottate dal governo per bloccare l’ingresso e l’uscita incontrollati dei diamanti.

Nel 2000 in Sierra Leone il Consiglio di Sicurezza adottò una risoluzione volta a bandire l’importazione di diamanti grezzi che non potessero essere controllati dal governo. Si stabilì che fosse necessario attribuire ad ogni diamante un certificato di provenienza.

La storia di tutti questi Paesi ci racconta di uno stretto collegamento tra il mercato dei diamanti e quello delle armi e nonostante le varie e più differenziate misure adottate per frenare e limitare questo turpe commercio realizzato da persone senza scrupolo al servizio del loro “signore di guerra” di turno, nonostante i tentativi di creare industrie lecite del diamante che possano considerarsi sostenibili, il mercato nero dei preziosi è ben lontano dall’essere debellato.

L’acquisto di un diamante, che sia per chiedere la mano della vostra amata, per farvi un regalo o ancor più se a scopo di investimento, è una faccenda più delicata di quanto possiate immaginare.

Siamo abituati a recarci in oreficeria  con un atteggiamento frivolo e un po’ superficiale, per alimentare il nostro desiderio di vanità e per comprare un bellissimo anello luccicante, o degli orecchini che in un’occasione speciale sapranno rinnovare come null’altro un voto d’amore, senza sapere che dietro quel monile che stiamo acquistando potrebbe celarsi la cruenta violazione di principi etici e di sacrosanta umanità.

Quando acquistiamo un diamante dovremmo pretendere delle garanzie e delle certificazioni che ne attestino la provenienza e ne assicurino la tracciabilità, dalla miniera di estrazione fino all’ultimo anello della catena commerciale, che è il nostro rivenditore.

Naturalmente non vi stiamo dicendo di non comprare un diamante, o di non regalarlo a chi desiderate rivolgere un gesto speciale; vogliamo semplicemente esortarvi d’ora in avanti a prestare attenzione a questo aspetto della vicenda e a richiedere la provenienza della vostra pietra; fate bene ad acquistarla se la cosa vi rende felici, purché si tratti di una pietra “conflict-free”!

Copyright foto: https://images-3662.kxcdn.com/fidelitynews/wp-content/uploads/2013/10/diamond.jpg

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