INTERVISTA AD ANTONIO MUMOLO, AVVOCATO DI STRADA AL SERVIZIO DEGLI INVISIBILI

antonio mumolo
La passione per la professione forense ed una spiccata dose di sensibilità rendono l’avvocato Antonio Mumolo una persona assolutamente speciale.
Brindisino di origine, bolognese di adozione, egli è il Presidente dell’associazione di volontariato “Avvocato di Strada Onlus”, che da quasi un ventennio presta il proprio pregevole sostegno in termini di tutela legale – e non solo – a tutti coloro che, per un motivo o per un altro, si ritrovano a vivere ai margini, gli invisibili, i senza fissa dimora, chi non ha le risorse per poter affermare i più basilari diritti garantiti.
Non è da solo in questa impresa l’avvocato Mumolo, ma può contare su una folta schiera di uomini volontari, che ne condividono le motivazioni e gli ideali e che lavorano strenuamente a questa meravigliosa causa, dispensando aiuto tecnico ed umano e regalando un sorriso a chi non vi è abituato.
Abbiamo avuto il piacere e l’onore di intervistare, per i nostri lettori, quest’uomo poliedrico ed attivamente impegnato nella lotta alle discriminazioni e nella difesa dei più deboli e non possiamo che ringraziare l’avvocato Mumolo per aver deciso di condividere con noi quello che è il suo grande bagaglio professionale e umano, impartendoci un insegnamento di vita di cui ognuno dovrebbe fare tesoro.
1) Innanzitutto cos’è e come nasce il progetto Avvocato di Strada?
Avvocato di strada è un’organizzazione di volontariato. Siamo nati a Bologna alla fine del 2000 per tutelare i diritti delle persone senza dimora e favorirne il ritorno ad una vita comune. Chi vive in strada precipita in una spirale verso il basso e in poco tempo accumula una serie di problematiche, legali e non, che di fatto impediscono un percorso di fuoriuscita da quella situazione. Le persone senza dimora non hanno risorse economiche per permettersi un legale ed essendo spesso anche privi di documenti personali e di residenza non riescono ad accedere neanche al gratuito patrocinio, l’istituto che lo Stato italiano prevede per garantire a tutti una difesa. Noi siamo nati per colmare questa lacuna.
2) Chi sono i volontari dell’associazione? Sono solo avvocati o ci sono anche altre professionalità?
La maggior parte dei nostri volontari sono avvocati e praticanti ma abbiamo anche tantissimi studenti di giurisprudenza, gli avvocati di strada del domani, mediatori e semplici cittadini. Chiunque può dare una mano e l’associazione è aperta al contributo di tutti.
3) Dove opera l’associazione e della collaborazione di quante persone può contare?
La nostra associazione è composta da oltre 1000 volontari e oggi siamo attivi in 45 città italiane dislocate sull’intera penisola. Siamo presenti in tutte le principali città italiane come Milano, Roma, Napoli, Torino, ma anche in centri più piccoli come Jesi o Viterbo. Il nostro obiettivo è cercare di aiutare tutte le persone senza dimora che vivono in Italia e continuiamo ad aprire nuove sedi in tutte le città dove la nostra attività può essere utile.
4) Come funziona il servizio? Ci sono dei costi da sostenere ed in caso affermativo quali? 
Il nostro servizio è totalmente gratuito. Tutte le persone che vivono in strada nelle città dove siamo presenti possono recarsi senza appuntamento ai nostri sportelli dove vengono ricevuti dai nostri volontari addetti all’accoglienza e dai nostri avvocati. Una volta allo sportello i nostri volontari aprono una pratica e cercano di capire effettivamente se la persona che si è rivolta a noi ha problemi legali o meno e come si possono risolvere. Se è sufficiente una consulenza diamo il nostro consiglio, altrimenti seguiamo i nostri assistiti in ogni grado di giudizio, fino in Cassazione se necessario. La cosa che voglio sottolineare con molta forza è che i nostri avvocati sono dei volontari puri. Nessuno dei nostri volontari guadagna un euro per le attività che svolge per l’associazione.
5) Come fa l’associazione a pubblicizzare i servizi offerti?
Tutti i nostri sportelli sono attivi all’interno di associazioni che lavorano da anni con le persone senza dimora e che sono conosciute da tutti: da chi vive in strada, dalle altre associazioni, dai servizi sociali. In questo modo è molto facile per noi farci conoscere e quando apriamo una nostra nuova sede la voce si sparge sempre molto velocemente: “radio strada” è sempre efficacissima! Oltre a questo organizziamo convegni, corsi, eventi di sensibilizzazione in modo da farci conoscere dalla cittadinanza e da possibili futuri volontari.
6) Con che modalità è possibile sostenere anche i costi di un servizio di così grande pregio e di così larga diffusione?
La nostra più grande ricchezza è il lavoro che viene svolto gratuitamente dai volontari. Solo lo scorso anno abbiamo aperto quasi 4000 pratiche.  Abbiamo calcolato che in termini di lavoro legale i nostri volontari ci hanno “regalato” quasi 3 milioni di euro (che è quanto sarebbe costata agli utenti l’attività degli avvocati). Se non ci fosse il loro volontariato non potremmo sostenerci. Le altre spese che dobbiamo affrontare sono quelle relative ai viaggi, all’organizzazione dei convegni e delle iniziative, alle spese per la nostra sede centrale, per la stampa dei materiali e, naturalmente, per alcune delle nostre pratiche più costose (come i ricorsi al TAR) per le quali dobbiamo versare i contributi unificati o altre tasse. Per coprire queste spese cerchiamo di finanziarci partecipando a bandi, grazie a donazioni da privati o attraverso altre attività di ricerca fondi. Poi c’è il 5×1000. Tutte le persone che vogliono sostenerci possono farlo donandoci il 5×1000 della propria dichiarazione dei redditi. Non costa nulla e per noi è un aiuto fondamentale.
7) Avvocato di Strada si occupa anche di formazione e progetti di sensibilizzazione. Ce n’è uno in particolare che ha catturato la nostra curiosità ed è “la clinica legale del diritto per strada”. Cosa può raccontarci in merito?
In effetti si tratta di un progetto molto bello e che ci ha dato molte soddisfazioni. Lo abbiamo attivato lo scorso anno in collaborazione con i docenti Ivan Pupolizio e Luigi Pannarale della Facoltà di Giurisprudenza di Bari. Grazie al progetto i nostri volontari si sono recati in Università per raccontare agli studenti le nostre attività e presentare alcuni casi da noi seguiti in maniera dettagliata, proprio come si racconterebbe un caso clinico. In seguito gli studenti hanno potuto partecipare alle nostre attività direttamente agli sportelli. Hanno ottenuto dei crediti formativi e per loro è stata un’occasione per conoscere da vicino e in maniera pratica il lavoro di un avvocato, cosa che per tutti gli studenti di giurisprudenza resta sempre una sorta di mistero.
8) Secondo la sua esperienza ed il suo vissuto professionale, la legge è davvero uguale per tutti nel nostro Paese?
Parafrasando Orwell…mi tocca dire che la legge per alcuni è più uguale che per altri. Il nostro è un osservatorio privilegiato dal quale possiamo vedere tanti soprusi e tante ingiustizie. Tra i nostri assistiti c’è chi si è preso due anni di galera per aver rubato un euro o un pezzo di formaggio in un supermercato, chi è stato privato dai familiari di una giusta eredità, chi è finito in strada per un licenziamento illegittimo. È molto triste da ammettere per chi si occupa di diritto da una vita ma la verità è che se si è soli e se non si hanno adeguati strumenti (economici e non) è molto difficile difendersi e far valere i propri diritti.
9) La prassi giudiziaria e l’applicazione di istituti di nuovo conio quali la mediazione, la negoziazione assistita e tutte le normative che hanno introdotto nuove disposizioni deontologiche ed in materia di responsabilità professionale, nonché nuovi obblighi di natura previdenziale, hanno radicalmente modificato il modo di fare l’avvocato. Ritiene che ciò sia andato a discapito della categoria o che tali novità normative abbiano contribuito in senso positivo al ruolo sociale delle professioni forensi?
Queste nuove norme tendono da un lato a limitare il contenzioso e dall’altro a responsabilizzare i professionisti. Il mio giudizio è quindi sostanzialmente positivo.
10) Lei è il Presidente dell’associazione Avvocato di Strada; il suo è senza dubbio un ruolo impegnativo e dovrà di certo rinunciare a parte del suo tempo per dedicarlo al servizio degli altri. E’ felice di ciò che fa o ha mai avuto ripensamenti?
In quasi vent’anni di volontariato ho dedicato tantissime ore all’associazione ed utilizzo quasi ogni sabato per incontrare nuovi volontari o per partecipare a convegni e iniziative su e giù per l’Italia. Specialmente negli ultimi anni l’associazione è cresciuta moltissimo e spesso bisogna raggiungere città molto lontane dalla mia, con sveglie all’alba e pasti di fortuna. Di sicuro è molto faticoso ma non ho mai avuto ripensamenti. Nei momenti di stanchezza o di stress mi basta pensare alle migliaia di persone che abbiamo aiutato e che continuiamo ad aiutare e passa tutto. Oltre a questo grazie all’associazione in questi anni ho conosciuto tantissime persone straordinarie e fatto esperienze che non avrei mai potuto vivere e che per me sono un tesoro inestimabile. E poi, come ha scritto Alda Merini, sono convinto che “chi regala le ore agli altri vive in eterno”.
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