LA SCIA INDIPENDENTISTA TOCCA ANCHE L’ITALIA. RIFLESSIONI SUI REFERENDUM IN VENETO E LOMBARDIA

La voglia di indipendenza inizia a far capolino anche in Italia. Se da un lato abbiamo lo sconcertante risultato in termini umani del referendum per l’indipendenza della Catalogna, in Italia non si placa il dibattito sul referendum per rendere indipendenti le regioni del Veneto e della Lombardia. Anzi, i fatti spagnoli sembrano aver infervorato ancora di più i promotori della spinta scissionista italiana, su tutti il partito della Lega Nord capeggiato da Matteo Salvini.

Proposto dai governatori della Lega Nord Maroni e Zaia, è appoggiato dal Movimento 5 Stelle e Forza Italia, il referendum potrebbe avere esiti disastrosi sul già labile equilibrio della nostra nazione. Una posizione polemica è stata assunta da Fratelli d’Italia, che vedono in pericolo l’unità nazionale, e le sinistre. Ambiguo l’atteggiamento del Pd: i politici locali, in primis i sindaci, voteranno per il “Sì”, i vertici nazionali lo considerano «strumentale». Ma se le valutazioni politiche dividono, la condanna dell’atteggiamento del governo Rajoy è (quasi) unanime.

Ma se la presidenza del Consiglio ancora non commenta, lo fa il Colle. «In questi giorni in tutta l’Europa abbiamo ancora una volta verificato che quando prevalgono scontro ed esasperazioni di posizioni, si allontano le soluzioni positive» prova a gettare acqua sul fuoco Sergio Mattarella. «Solo la cultura può fornire supporto per il dialogo e il confronto che consenta di addivenire a soluzioni condivise».

COSA E QUANDO SI VOTERÀ IN ITALIA

Cosa, però, andranno a votare i cittadini del Veneto e della Lombardia? Il 22 ottobre i cittadini sono chiamati alle urne per il referendum consultivo per l’autonomia. Si tratta di una consultazione nella quale viene chiesto agli elettori se desiderano che la propria Regione intraprenda le iniziative istituzionali necessarie per richiedere allo Stato l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia. L’esito del referendum non sarà vincolante ma potrà avere un notevole peso politico. Ecco tutto quello che c’è da sapere: dagli orari alla novità del voto elettronico, dai quesiti agli schieramenti.

L’articolo 116 della Costituzione, modificato con la riforma del 2001, prevede che le Regioni possano richiedere allo Stato maggiori competenze (elencate nel successivo articolo 117) oltre a quelle ordinarie che già spettano in base al Titolo V sui rapporti tra Roma e autonomie locali. Roberto Maroni e Luca Zaia, governatori di Lombardia e Veneto, entrambi della Lega, sono stati i motori del referendum a cui sono arrivati in modi diversi.

COSA ASPETTARSI DALLA VITTORIA DEL “SÌ”

Una eventuale vittoria del SI non farebbe diventare in automatico autonome Lombardia o Veneto. Ma autorizzerebbe Zaia e Maroni ad avviare una trattativa con Roma per ottenere nuovi livelli di autonomia in ambito legislativo, amministrativo e finanziario, sul modello delle Regioni a statuto speciale. I due governatori puntano soprattutto a ridurre il residuo fiscale, cioè a mantenere sul proprio territorio una parte più sostanziosa del gettito anziché doverlo girare allo Stato. Maroni ha detto che, con la vittoria del SI, la priorità sarà “tenere i nostri soldi. Il mio obiettivo è trattenere almeno il 50% del residuo fiscale, 27 miliardi di euro all’anno in più” ha detto il governatore annunciando che chiederebbe anche più competenze su “immigrazione, ordine pubblico e sicurezza”. Il Veneto, invece, in caso di raggiungimento del quorum, potrà procedere entro 90 giorni all’esame in consiglio regionale dell’argomento referendario presentando un programma di negoziati e un ddl da portare a Roma. Queste eventuali modifiche, concordate con lo Stato dopo il negoziato, andrebbero poi portate in Parlamento con una proposta di legge che dovrebbe essere approvata a maggioranza assoluta.

 

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