CULTURA

MARC MARON, MISERIA E NOBILTÀ DI UN COMICO

2009.

Marc Maron ha 46 anni e si considera il primo dei falliti.

Ha una improponibile laurea in Letteratura inglese alla Boston University, una collana stretta al collo di insuccessi come comedian, il primo divorzio ed i postumi delle sue ex tossicodipendenze.                                                                                                                                              A New York ci arriva a 25 anni col sogno di diventare uno dei più importanti comici di stand-up che però si accartoccia già dopo un anno, esibendosi per pochissime serate sul palco del Boston Comedy Club del Greenwich Village, rifiutato da Lorne Michaels  durante la sua audizione per il Saturday Night Live, perseguitato anche dai bassi ascolti delle poche comparsate televisive.

Il secondo divorzio con l’umorista Mishna Wolff lo frantuma a terra in un milione di piccoli pezzi.

Mishna era stata l’unica a essergli di supporto durante la stesura di “Jerusalem Syndrome“, il primo one-man show che per almeno tutto il 2000 avevano cercato di lanciare a Broadway insieme, nonostante i rispettivi caratteri appuntiti come di quelli che quando si toccano, si pungono.

Nel febbraio del 2006 ecco che Marc crede di stare per potare a casa finalmente un tiro da tre punti : ha da poco iniziato a condurre delle quotidiane dirette radiofoniche notturne sulle frequenze losangeline, The Marc Maron Show, ma gli scarsi finanziamenti pubblicitari portano la rete alla cancellazione immediata del programma.

Viene assalito allora dal forte desiderio di ritornare a bere e di sostituire di nuovo le sue sparpagliate tazzine di caffé e mozziconi di sigaretta per casa con degli antidolorifici e qualche striscia di coca, come quando aveva vent’anni e degli schianti sentimentali con consequenziali episodi psicotici acuti lo avevano spinto ai più estremi degli eccessi.

Ma Marc é davvero sobrio da almeno sette anni e l’idea che possa morire giovane per un sovra-dosaggio come il suo migliore amico, il comico Mitch Hedberg, lo terrorizza.

Il buco nero coi denti della depressione lo perseguita ma ha anche deciso che mai più ritornerà al Prozac e Wellbutrin per tentare inutilmente di sedare la propria distimia, consapevole che gli ex-alcolisti resteranno sempre delle persone sì ipersensibili ma anche degli egoisti un po’ bugiardi dediti all’autocommiserazione e al risentimento.

Marc infatti convive con i suoi costanti eccessi di rabbia e una angosciante, insondabile paura che spesso sfociano in panico puro e furenti attacchi d’ansia.

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Hopefully Stand-up will become special again! 

È il 2009 e quindi Marc è solo, depresso e schiacciato dai suoi fiaschi.

Con la collera degli invidiosi, si é allontanato dai fumosi pub degli stand-up e dagli amici di un tempo,come David Cross, Sarah Silverman e soprattutto quel Louis C.K. che oramai sta dominando insopportabilmente per lui i palcoscenici più importanti.

È estate, ha passato gli ultimi anni con un taccuino in mano, in giro per il centro di Highland Park a registrare gli umori dei passanti “perché mi teneva collegato col mondo”, a rivedersi vecchi spezzoni di stand-up di Merv Griffin, Jackie Vernon, Buddy Hackett, l’amato Richard Pryor, a perfezionare la duttilità dei polpastrelli sul basso, a raccogliersi nella solitudine del suo “Cat Ranch” -come chiama scherzosamente casa sua, con quei tre gatti dai nomi strani, Monkey, Boomer e LaFonda.

Ad un tratto, l’illuminazione!: lanciare un podcast radiofonico direttamente lì, dal garage di casa sua, dal Cat Ranch, e magari chiamarlo WTF, l’abbreviazione di “What The Fuck?”, l’esclamazione che in maniera istintiva risale dallo stomaco alla bocca di ogni americano di fronte all’incredulità delle storture, delle stupidaggini e della crisi economica.

E al podcast inviterà i suoi ex amici comedians affinché parlino a ruota libera della loro vita e magari chiuderà ogni puntata con un marchio di fabbrica, tipo “Bloomer Lives!” in onore di uno dei suoi gatti scomparsi.

L’idea di impostare il podcast basandosi non più sullo schema canonico domanda-risposta ma su delle lunghe conversazioni intime come se l’ospite ed il presentatore fossero amici da sempre e si trovassero a raccontarsi a vicenda sul divano di un vecchio scantinato, Marc la riprende dalle confidenze che ascoltava nel negozio di ferramenta del nonno e anche dalla sua necessità di comunicare, di non sentirsi più isolato grazie a delle lunghe chiacchierate liberatorie con qualcuno che non fosse se stesso di fronte allo specchio del bagno.

WTF with Marc Maron inizia le prime interviste a microfono acceso nell’ambiente che più conosce, fra gli stand-up comedians, gli amici di un tempo come Louis C.K. che durante il suo episodio gli domanda di colpo del perché non sono poi più così tanto amici e Mark che in tutta onestà gli risponde che un tempo averlo invidiato aveva avuto di certo la meglio.

Sì perché il bello di Marc è che nel suo programma supera la linea di demarcazione fra intervistato ed intervistatore e che anche lui ogni volta, con loro, si racconta con una familiarità disarmante, come quando dice a Robin Williams che come Todd Hanson era stato così disperato e depresso da essersi comprato una corda.

Di fronte a queste confessioni a cuore aperto, il numero degli ascoltatori aumenta.

Hanno la possibilità di conoscere in maniera autentica le personalità dei comedians, attori e musicisti che amano o anche solamente di sentirli ridere e divertirsi per un’ora esatta.

WTF é catartico.

Come quando Kevin Smith rivela della sua antipatia per Bruce Willis, Kim Gordon la dolcezza dell’amicizia con Cobain, Todd Glass la sua omosessualità, Penn Jillette dei problemi dell’assistenza sanitaria e di Dio.

La fila per farsi intervistare da Maron aumenta, persino Barack Obama nel 2015 chiede di poter parlare ai suoi microfoni e quasi per tutto il loro incontro discuteranno in garage su quando il significato dell’espressione “Nigger” in America sia tremendo.                                                                                                                                                                                                                                                                                    Nessun agonismo, qualsiasi confronto é alla pari e Maron é sempre preparatissimo, perché magari degli ospiti ha letto le loro auto-biografie ma sa che non sarebbe giusto tartassarli di aride domande, semplicemente, aspettarli.

Il podcast oggi da più di cinque milioni di downloads gratuiti é oramai considerato uno dei più importanti riferimenti radiofonici americani.

E se ci fosse ancora un desiderio, sarebbe quello di poter chiacchierare un giorno con Dave Chappelle o Tom Waits.

Marc Maron che da squattrinato quarantaseienne stand-up comedian con un piccolo podcast in garage adesso é riuscito a realizzare i suoi sogni.

      Bloomer lives!

Mariagrazia Veccaro

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