IL TASSO: L’ALBERO DELLA MORTE

Eccezion fatta per la quercia, il tasso è l’unico altro albero che ha conservato negli anni un leggendario e affascinante significato denso di mistero. img_4070

Dopo l’ultima glaciazione risalente a circa 10.000 anni fa, ha subìto una progressiva decadenza, tanto da diventare molto raro in natura allo stato spontaneo: la sua diffusione attuale è possibile solo grazie all’uomo, che ne ha conservato la coltivazione della specie al fine di utilizzarlo a scopo ornamentale.Il legno che lo compone è noto non solo per essere molto duraturo nel tempo, grazie alla sua inalterabilità che si prolunga addirittura per secoli, ma anche per grande resistenza ed eccellente flessibilità. Fin dai tempi antichi, esso fu prescelto per la costruzione di armi letali, in particolare di archi, frecce e lance, ed è probabilmente per questo motivo che si è meritato l’appellativo di “albero della morte”. Durante l’epoca medievale il tasso era presente in Italia soltanto in contesti cimiteriali poiché, considerati i simbolismi del periodo, veniva sempre associato all’idea di peccato, di morte appunto, ma anche di eresia. Presso le popolazioni celtiche era rivestito addirittura di una connotazione sacra: il tasso era ricollegato alla novembrina festa del Samhain, durante cui si rimettevano in contatto il mondo dei vivi con quello dei morti e alle porte dei quali esso faceva da guardiano. Anche il bastone dei druidi era fatto di legno di tasso.

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Per gli antichi romani, la freccia – veicolatrice di uccisioni – era “taxus” ed anche Seneca e Plinio, in alcuni scritti storici, lo ricollegavano al paesaggio infernale. Plinio il Vecchio, ad esempio, ne descriveva la mortalità causata dai frutti,  precisando che addirittura lo stesso legno potesse essere fatale: pare che in quel tempo alcuni fossero morti avvelenati dopo aver bevuto vino conservato in botti realizzate con legno di tasso. La tossicità di questo albero si deve alla presenza di un alcaloide, la tassina, che si concentra principalmente nelle foglie ed aumenta durante i periodi invernali, forse come difesa naturale contro il morso degli animali erbivori. Il frutto è costituito dal seme verde circondato da una bacca carnosa, rossa e vischiosa e dal sapore più o meno dolce.img_4071-2 Anche nella zona dell’ovest transalpino, per tutti questi motivi già elencati, il tasso veniva collegato alla morte e conseguentemente dedicato alle divinità dell’aldilà. In alcuni paesi del centro Italia, invece, in occasione della commemorazione dei defunti, veniva portata in processione al cimitero una corona costituita da foglie di tasso. Considerato da sempre albero della morte il tasso, ad oggi, si può forse definire “albero delle vita o della rinascita” grazie alla scoperta di un alcaloide, il taxolo, che possiede importanti proprietà anticancerogene: estratto inizialmente dalla corteccia, è stato poi pure rinvenuto nel tronco, nelle radici e nel fogliame. È anche per queste ragioni che per consentirne e favorirne l’uso, si stanno decimando e cancellando diversi esemplari e specie.

Una curiosità: l’aggettivo tossico deriva da “tassico”, il veleno proprio del tasso di cui s’intingevano le frecce affinché potessero essere mortali.

 

 

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