Charles Manson: la radice del male

 

Charles Manson è uno dei più inquietanti serial killer della storia statunitense. La sua caratteristica principale? Non ha mai ucciso direttamente nessuna delle sue vittime, ma ha spinto, con la sua capacità di manipolazione, altre persone a compiere i delitti per lui. Una infanzia difficile, figlio di una prostituta, e a contatto con la criminalità e il disagio degli anni ’30, contribuì nel costruire la sua mente deviata, portandolo progressivamente a passare dal ruolo di “protettore” per alcune prostitute al diventare vero e proprio leader di una setta.

Nel marzo 1967 divenne un musicista hippy. Erano gli anni della Summer of Love, e Manson si trasferì a San Francisco dove raccolse intorno a sé un gruppo di giovani, di cui molte donne, soggiogati dal suo carisma, dalla sua chitarra e dalle sue capacità oratorie. Tra le sue fedelissime troviamo Mary Brunner, Lynette “Squeaky” Fromme, Patricia Krenwinkel, Susan Atkins, in seguito anche Sandra Good e Leslie Van Houten. Nel gruppo entrarono anche Bruce Davies e Bobby Beausoleil.

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La “Family“, come amavano chiamarsi, girò gran parte degli Stati Uniti in un pulmino scolastico dipinto di nero, fino a stabilirsi definitivamente in California. Il gruppo crebbe, fino a diventare una vera e propria setta, cercando di portare dentro ai suoi ranghi ragazzi in difficoltà, facendo leva su fragilità e debolezze.

La sua oscura dottrina lo idolatrava come reincarnazione sia di Cristo che di Satana, e iniziò a mostrare il suo lato più oscuro nel suo atteggiamento dichiaratamente razzista, invocando alle peggiori discriminazioni nei confronti dei nero. Droga e orge erano parte integrante della vita della Family. Manson fondò anche un movimento ambientalista chiamato ATWA, acronimo di “Air, Trees, Water, Animals”, che si batteva per salvaguardare la natura e le sue creature e del quale facevano parte alcuni membri della “Famiglia”.

Non solo. L’ossessione di Manson era diventare un musicista. Un suo brano, Cease to Exist, fu riarrangiato dai Beach Boys e inserito nell’album 20/20 (1969) con un nuovo titolo (Never Learn Not to Love), testi modificati e un differente bridge, cosa che suscitò in Manson non poca rabbia.

Dopo aver spinto Bobby Beausoleil a uccidere Gary Hynman, il 9 agosto 1969 Manson pianificò il crimine che lo fece passare alla storia: l’intrusione a Cielo Drive, un ricco quartiere di Los Angeles, con l’obiettivo di penetrare nella villa al momento abitata da Roman Polanski e Sharon Tate, attrice e moglie del regista, incinta di otto mesi. Quella sera in quella villa c’erano anche alcuni loro amici, tra cui Jay Sebring, parrucchiere dell’attrice, Abigail Folger, figlia dell’imprenditore del caffè “Folger”, Voityck Frykowski, il fidanzato della Folger. La residenza era di proprietà di Terry Melcher, artista e produttore musicale nonché figlio di Doris Day, che aveva espresso inizialmente interesse nei riguardi di alcune canzoni composte da Manson, ma che successivamente si era rifiutato di scritturarlo.

Manson

Manson voleva incontrare nuovamente Melcher per fargliela pagare, ma era stato allontanato da un fotografo amico della Tate,  che gli aveva rivelato che la villa adesso era abitata dai coniugi Polanski. Quella notte Manson rimase nel ranch dove risiedeva, e mandò  Charles “Tex” Watson, Susan Atkins, Patricia Krenwinkel e Linda Kasabian nella villa armati di coltelli, un revolver e una corda di nylon lunga 13 metri. Polansky era in Europa: aveva appena finito di girare Rosemary’s Baby.

Uccisero subito il guardiano Stephen Earl Parent, a colpi di revolver, fu Tex Watson. Entrati nella villa, i membri della “Famiglia” non ebbero nessuna pietà: il primo a morire fu il parrucchiere Jay Sebring. Poi toccò a Voityck Frykowski, che fu accoltellato da Susan Atkins. Stessa sorte anche per la Folger, accoltellata ripetutamente. L’ultima vittima fu Sharon Tate, 26 anni, incinta di otto mesi. Con uno straccio intriso del sangue dell’attrice, la Atkins scrisse sulla porta da cui avevano fatto irruzione “PIG”, maiale in lingua inglese. Sullo specchio del bagno venne scritto “Helter Skelter”, espressione inglese che significa “confusione” o “alla rinfusa”, che divenne il titolo di una canzone dei Beatles. Non ci furono sopravvissuti alla strage.

I massacri non finirono con la Tate, il giorno seguente vennero uccisi l’imprenditore Leno LaBianca e sua moglie Rosemary: uccisi da più di quaranta colpi alla testa con una forchetta. Su una parete interna venne scritto “Death to Pigs” (Morte ai maiali) col sangue delle vittime. Un’ulteriore vittima fu un insegnante di musica, Gary Hynman, che qualche mese prima aveva dato ospitalità alla Family finendo, poi, per cacciarli. Fu tracciata la scritta “Political Piggy”, ovvero “Porco politico”.

L’ultimo assassinio attribuito a “The Family” fu quello di un membro stesso della setta, Donald Shea,soprannominato “Shorty”, colpevole di aver sposato una donna nera e di tramare lo sfratto della banda di Manson dal rifugio dello Spahn Ranch. Ma in realtà scomodo testimone. Il 26 agosto 1969, dopo l’omicidio, il suo cadavere fu fatto a pezzi e questi vennero impacchettati e seppelliti nel letto di un torrente. L’attività criminosa della “Famiglia” continuò incontrastata per altri mesi, fin quando l’avvocato Vincent Bugliosi, di origini italiane, riuscì, dopo molte indagini, a trovare le prove che incastravano Manson. Fu così arrestato per quello che viene ricordato come Il caso Tate-LaBianca e venne accusato di essere il mandante degli omicidi.

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