LA VITA IN DONO: CORSI DI ACCOMPAGNAMENTO ALLA NASCITA, NE PARLIAMO CON L’OSTETRICA AURORA PASTORE

Mettere al mondo un bambino è un’esperienza talmente profonda e misteriosa che da sola riesce a dare alle donne una conoscenza sufficiente della verità” – ci racconta la celebre scrittrice giapponese Banana Yoshimoto.

La maternità è un’esperienza sempre unica ed irripetibile, a prescindere dal numero di volte che si decida di viverla. Diventare madri, diventare genitori, richiede coraggio, forza d’animo e tanto amore, un amore che risulta sconfinato e che – prima di tale momento – non si pensava di poter provare.

È un legame irreversibile quello che la madre instaura con il proprio figlio, il feto portato in grembo per nove mesi, al quale durante questo periodo si pensa con immensa curiosità, sperando che tutto vada per il verso giusto, chiedendosi come sarà, a chi somiglierà, se sarà maschio o femmina, se sarà biondo oppure no, per poi scoprire – una volta nato – che non poteva essere diverso da quello che è! Era proprio lui che aspettava la sua mamma e da lui non potrà mai più separarsi, perchè per sempre li legherà un filo invisibile che li rende indispensabili l’uno all’altra, nell’indissolubilità del loro amore.

Ebbene, vivere la maternità in modo consapevole può aiutare a migliorare il percorso e ad ottimizzare gli insegnamenti che la donna può trarre affidandosi ad un corso di accompagnamento alla nascita, che permetta di sconfiggere le ansie e le paure legate alla gravidanza ed ai notevoli cambiamenti fisici e psicologici che questa esperienza determina nella donna e negli equilibri della coppia.

Imparare a conoscere le fasi della gravidanza e del parto, riuscire a condividere le esperienze e le ansie legate al periodo della gestazione e della futura maternità, poter vivere la genitorialità in modo responsabile e consapevole, sono proprio le abilità che un corso di accompagnamento alla nascita si prefigge di inculcare e far acquisire alla donna ed alla coppia che decidono di intraprendere questa grande scelta d’amore, un percorso impervio e sicuramente in salita – è vero! – ma al contempo gratificante come null’altro.

Ne parliamo con l’ostetrica Aurora Pastore, senza dubbio un punto di riferimento per molte donne della comunità lucana, avendo prestato servizio sia presso l’Azienda ospedaliera del capoluogo di provincia lucano, sia presso l’Azienda Sanitaria di Matera, ove tutt’ora svolge onorevolmente questa bellissima professione.

MetisMagazine l’ha intervistata per Voi e vuole ringraziare Aurora per aver deciso di condividere le competenze acquisite nel corso della sua lunga carriera professionale e generosamente messe a disposizione di tutti.

Siamo certi che sarà una proficua lettura, che cambierà la prospettiva di molte donne e che si rivelerà particolarmente utile per chi sta pensando di mettere in cantiere un bebè.

Nell’augurare a tutti un’ottima e proficua lettura, riporto il pensiero di una grande e rivoluzionaria scrittrice, saggista e poetessa statunitense, Erica Jong, che in una sua celebre frase ha racchiuso alla perfezione – secondo il mio modo di vedere la cosa da donna e da madre – il senso stesso della maternità: “Nessuno stato è così simile alla pazzia da un lato, e al divino dall’altro quanto l’essere incinta. La madre è raddoppiata, poi divisa a metà e mai più sarà intera“.

Cos’è un corso di accompagnamento alla nascita?

Un corso di accompagnamento alla nascita, anche detto CAN, è un corso di studio, formazione e confronto dedicato alle donne ed alle coppie che decidono di intraprendere l’ardua e bellissima scelta di diventare madri e genitori.

E’ un corso strutturato in diversi incontri durante i quali la donna diventa protagonista di un’avventura unica ed ogni volta irripetibile.

Gli incontri di accompagnamento alla nascita sono un importante strumento di salute pubblica ed enpowerment; creano le condizioni affinchè la donna (e la coppia) in attesa di un bambino possano compiere scelte consapevoli e responsabili.

Alcuni studi hanno dimostrato che la gravidanza è un importante “teachable moment“, un periodo di particolare sensibilità e ricettività per i consigli sulla salute, ed è per questo che gli interventi preventivi offerti in questo momento risultano particolarmente efficaci.

Come nasce l’idea di realizzare un corso di accompagnamento alla nascita?

L’idea nasce dall’esigenza di fornire risposte concrete e sussidio alle donne che intendono affrontare la meravigliosa esperienza della maternità; l’obiettivo prefissato è quello di dare supporto alla donna in gravidanza, ed in generale alla coppia, permettendole di prepararsi al parto e di conoscerne in maniera piena e consapevole le varie fasi.

La gravidanza è un momento particolare per la donna e non è un processo solo biologico; durante i nove mesi la futura madre vede cambiare il proprio corpo; anche da un punto di vista ormonale si crea una sorta di scombussolamento e si producono sostanze che donano alla donna sensazioni contrastanti che possono influire, senza dubbio, anche sulla sua psiche, in maniera favorevole o sfavorevole.

Un corso di accompagnamento alla nascita permette alla donna di sentirsi al centro dell’attenzione, di prendersi cura di sè e del suo corpo, di non temere il cambiamento che sta vivendo giorno dopo giorno, di esternare le proprie paure, le proprie ansie e le proprie preoccupazioni, di affrontare più serenamente le trasformazioni psico-fisiche che avvengono durante questo fantastico “viaggio” e di non sentirsi sola con se stessa nel percorso che la condurrà alla realizzazione di un evento naturale unico e così grandioso.

A chi si rivolge, dove si svolge e com’è strutturato un corso di accompagnamento alla nascita?

Il percorso nascita si sostanzia in un corso di dieci incontri a cadenza settimanale a partire dal sesto mese di gravidanza; si svolge normalmente nei consultori e negli ospedali, presso i reparti di ostetricia e ginecologia, che mettono a disposizione le proprie risorse e si cimentano nell’organizzazione di corsi di questo genere.

I corsi di accompagnamento alla nascita si rivolgono – come anticipavo – alla donna, ma in generale anche alla coppia; spesso le donne che vivono l’esperienza della gravidanza, così come i loro partners, vogliono sentirsi guidati durante questo cammino così delicato per tutta la famiglia.

I corsi hanno l’obiettivo principale di dare sostegno alla donna e alla coppia per prepararli all’incontro con il bimbo reale, promuovendo la cultura della nascita e della salute.

Si vuole fornire una corretta informazione sui processi fisiologici, fisici ed emotivi della gravidanza, del parto e del puerperio; si vogliono anche fornire le evidenze scientifiche in merito.

Inoltre il percorso offre gli strumenti per comprendere, affrontare e contenere il dolore fisiologico del travaglio e del parto.

Si mira a favorire il ruolo attivo decisionale dei genitori, si crea uno spazio di condivisione dell’esperienza.

Normalmente i corsi terminano con un ulteriore incontro che si svolge dopo il parto di tutte le donne che vi hanno partecipato; quest’ultimo incontro è un importante momento di confronto e di condivisione; un momento in cui tutte le donne possono raccontarsi e parlare della propria esperienza, permettendo così anche all’ostetrica o agli altri professionisti intervenuti nella realizzazione delle attività formative, di raccogliere dati utili sia a fini scientifici e statistici, sia per capire se l’esperienza è stata proficua e cosa, eventualmente, sia da migliorare.

Quali sono le professionalità che intervengono nella realizzazione del corso?

L’ostetrica è ritenuta la figura professionale di riferimento per l’organizzazione e l’attuazione di interventi di educazione prenatale.

E’ chiaro che per alcuni temi e per alcune lezioni sono richieste delle competenze specifiche diverse da quelle dell’ostetrica, per cui si prevede l’impiego di altre figure professionali, quali quella del ginecologo, del pediatra, dell’infermiere pediatrico e della psicologa.

Prima di attivare programmi educativi mirati a specifiche tematiche, le ostetriche si coordinano con gli altri professionisti proprio al fine di strutturare gli interventi educativi.

Quali sono le maggiori difficoltà o le perplessità e i dubbi che vi è dato riscontrare nelle future mamme?

Molte donne sono assolutamente dominate dalla paura di “non farcela”, di non riuscire a portare a termine in maniera naturale e fisiologica il parto; per coloro che non hanno una consapevolezza piena dell’esperienza, è molto frequente pensare che sia più semplice, ad esempio, affrontare il parto richiedendo un taglio cesareo, e questo perchè si ha paura di non essere in grado di gestire e sostenere il dolore legato al travaglio e all’espulsione.

Un’altra titubanza piuttosto diffusa è quella relativa alla futura capacità di allattamento delle donne in stato di gravidanza. Aleggiano molti dubbi in merito alla possibilità di allattare al seno o meno e tante donne vivono la cosa con un grado di ansia che spesso incide in maniera negativa sulla concreta capacità di allattare.

In un corso di accompagnamento alla nascita si tenta di sviscerare tutte queste perplessità e si cerca di far capire alla donna che il travaglio, il parto, così come il puerperio e l’allattamento sono tutte esperienze naturali e fisiologicamente possibili per ogni donna (salvo situazioni cliniche di oggettiva difficoltà o impossibilità) e che la conoscenza scientifica delle diverse fasi permette alla futura madre di affrontare con maggiore serenità le proprie paure, fino ad annientarle.

D’altronde è un dato statistico accertato quello per cui la maggiore frequenza dei corsi di accompagnamento alla nascita incide in misura direttamente proporzionale sull’aumento dei parti spontanei e dei casi di allattamento al seno anche oltre il sesto mese dalla nascita. E questo è un grande riscontro!

Cos’è la partoanalgesia epidurale (o peridurale)? È consigliabile ricorrervi? 

L’analgesia peridurale è il controllo del dolore in travaglio di parto attraverso la somministrazione di farmaci analgesici mediante tecnica peridurale.

La partoanalgesia è l’analgesico più efficace sul dolore provocato dalle contrazioni uterine rispetto ai farmaci somministrati per via sintetica. Prolunga la durata del travaglio, soprattutto di quello espulsivo, determina un maggior ricorso all’infusione ossitocica e aumenta la frequenza dei parti operativi vaginali; nei centri che non ricorrono ai parti operativi vaginali con ventosa, aumenta anche la frequenza di tagli cesarei in fase espulsiva.

In caso di partoanalgesia è altamente raccomandata l’assistenza one to one durante il travaglio di parto.

Non c’è un’indicazione particolare sull’opportunità di richiedere o meno l’analgesia peridurale; l’accesso al parto indolore è un libera scelta della donna che  in condizioni ordinarie, ossia quando si trova nelle condizioni cliniche utili ed è idonea alla somministrazione del farmaco analgesico, può decidere di ricorrervi per non avvertire il dolore.

E’ chiaro che la donna che opta per un parto naturale vive in maniera totalizzante l’esperienza del travaglio e della fase espulsiva, poichè ha già metabolizzato l’idea della fatica e del dolore fisico legati alla procreazione, o in ogni caso queste sono componenti che non la spaventano.

Per tutte quelle donne che, invece, ritengono di non avere una buona soglia del dolore o che pensano di non essere in grado di sostenere la difficoltà del parto e preferiscono un travaglio ed un parto “guidati”, l’analgesia epidurale risulta un valido ausilio, sia dal punto di vista fisico che psicologico.

L’invito è naturalmente quello di consultarsi sempre con il proprio ginecologo per ponderare i rischi ed i benefici (ma questo vale per qualunque trattamento si decida di effettuare!) al fine di dar luogo a scelte consapevoli.

Cos’è e a cosa serve il clampaggio tardivo?

Le modalità di legatura e taglio del cordone ombelicale dopo la nascita sono cambiate nel corso del tempo.

Dal clampaggio immediato, eseguito non appena il neonato termina l’espulsione dal canale del parto e il cordone ancora pulsa, si è passati ad eseguire quello tardivo, in cui si attende che il cordone cessi di pulsare prima di procedere alla legatura e al taglio.

Il clampaggio immediato limita il rischio di eccessiva trasfusione di sangue dalla madre al feto con eventuale policitemia, sovraccarico e conseguente affaticamento respiratorio;  mentre al clampaggio tardivo vengono attribuiti almeno due vantaggi per il neonato: 1) il rispetto dell’adattamento fisiologico; 2) nessun rischio di anemia.

Comparando il clampaggio tardivo con quello immediato, 11 studi hanno evidenziato che non ci sono differenze per quanto riguarda l’emorragia post-partum.

Per l’outcome neonatale è importante considerare la crescente evidenza che il ritardato taglio del cordone crea un miglioramento dello stato del feto nei bambini fino a sei mesi dopo la nascita, con il rischio di ittero per alcuni bambini.

Ritardare il clampaggio per almeno due o tre minuti dopo la nascita non aumenta la probabilità di un’emorragia post-partum ed è al contempo un vantaggio per il bambino per la quantità di ferro in circolo.

Qual è la tua opinione in merito alla conservazione o alla donazione del sangue del cordone ombelicale (SCO)?

C’è un tempo invisibile nella nascita, un tempo ignorato, temuto e disturbato. Un tempo così sconosciuto da non avere un nome, così poco rispettato da essere riempito di rituali di separazione.

Questo tempo trasparente agli occhi del mondo è il tempo compreso tra la nascita del bambino e la nascita della placenta.

Esso è stato definito il tempo dell’incontro. In questo tempo si colloca la raccolta di sangue come atto d’amore.

Il sangue del cordone ombelicale ha un potere immenso: cellule staminali emopoietiche. Il loro trapianto dona la speranza a chi è affetto da gravi patologie.

Ma come si diventa protagonisti? Ci sono tre possibilità: la donazione eterologa, la donazione dedicata e la donazione privata.

Aiutare chi soffre e valorizzare la ricerca scientifica è possibile proprio attraverso questo grande gesto d’amore.

Quanto è importante il contatto skin to skin tra madre e figlio al momento della nascita e come incide questo meraviglioso incontro sull’allattamento al seno?

Per rispondere a questa domanda bisogna comprendere il significato della parola “bonding” che in inglese significa “legame” e non attaccamento come spesso viene tradotta nella nostra lingua.

Si tratta del legame che si crea tra i genitori ed il bambino, che è un legame irreversibile ed irrinunciabile.

Sicuramente il contatto pelle a pelle tra la madre ed il neonato alla nascita, oltre ad essere molto gratificante per la madre, è anche molto utile per il bambino e per favorire l’avviamento dell’allattamento al seno.

Ci sono dei processi biologici che si innescano in questa fase, grazie ad un contatto skin to skin, che incidono senza dubbio sulla capacità di suzione del bambino (una abilità innata dell’essere umano che è espressione massima dello spirito di sopravvivenza che gli è connaturato), ma anche sulla produzione della montata lattea.

Ma di questo vi racconterò nella prossima intervista, nella quale parleremo anche di un progetto bellissimo, una campagna di sensibilizzazione realizzata per promuovere proprio l’allattamento al seno.

Si tratta di una campagna realizzata dalla fotografa potentina Claudia Marone e sostenuta dall’associazione MoM – Mamme Materane all’opera, alla quale è stato dato il nome “Io ciuccio dove mi pare” e della quale senz’altro avremo modo di parlare in futuro.

 

 

@Copyright foto: http://static2.oggi.it/wp-content/uploads/sites/8/nggallery/bump-painting-i-pancioni-dipinti-piu-belli-del-web/galleryhip.gif?v=1407160686

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...