Essere poeta nel XXI Secolo: Intervista a Fabio Strinati

Viviamo in un mondo dove sicuramente non è facile trovare la propria strada, in una società sempre più frenetica e che sembra aver dimenticato molte delle arti che hanno reso, nei millenni, l’uomo ciò che è. Questo è il motivo che ci ha spinto ad intervistare Fabio Strinati, un giovane letterato già arrivato alla sua quarta pubblicazione. Conosciamolo meglio!

  • Buongiorno Fabio, e benvenuto sulle pagine di Metis Magazine. Una domanda subito a bruciapelo: cos’è l’arte per te?

L’arte è esperienza, è studio, è espressione, è linguaggio; l’arte è la salvezza dell’anima e la giovinezza del corpo che si scambiano messaggi in codice all’interno delle più svariate dimensioni.

  • In un mondo che viaggia nel materialismo più estremo, cosa significa essere un poeta? Come hai iniziato questo percorso?

Questi sono percorsi che nascono quando l’anima è satura di frasche e di buio; la luce, vive dentro di noi ma solamente quando riusciamo a vedere con gli occhi puliti possiamo accenderla ma per usufruirne, dobbiamo prima acquisire una sana e ben radicata consapevolezza. Io, anche se vivo in una società dove il materialismo non si lascia poi tanto pregare, sono riuscito ad evadere da questo pericolosissimo e diabolico guazzabbuglio, grazie a una buona dose di sana ed onesta follia. Amo le parole, le ho sempre amate e inoltre, ho sempre cercato di raccontare e inventare storie, soprattutto, quelle degli altri. Le mie poesie parlano di persone vere e di come la vita possa in qualche modo migliorare anche se vissuta ai margini perché essere un poeta, oggi, significa per me trasporre in un verso tutto quello che non si riesce a dire con un semplice gesto.

  • Non solo poesia, nella tua vita c’è spazio anche per la musica. Come si intreccia con la poesia?

Musica e poesia parlano la stessa lingua e ballano la stessa danza: suoni e parole che formano un connubio perfetto per la pace dei sensi. Una miscela agrodolce, un infuso terapeutico senza la ricetta del medico. Definisco per natura queste arti, come due luoghi che amano esplorarsi godendo l’un l’altro delle proprie virtù; posti dove poter attingere strati infiniti di energia affinché l’eternità dell’anima possa smarrirsi oltre i confini della sua stessa immaginazione. La verità è che sono sempre stato attratto da questi intrecci, questi nodi indissolubili, queste catene, queste tensioni… Adoro sentire il virtuosismo del suono. Adoro sventrare la parola per poterne abusare tutto il suo profondo significato.

  • Sei molto giovane, ma hai già raccolto molta esperienza. Qual è l’attimo di questa tua avventura che veramente porti dentro di te?

Credo di essere agli inizi di un’avventura partorita da una giostra perennemente in movimento verso pianeti oscuri e distanti e penso che solamente vivendo con umiltà e saggezza possiamo accumulare una sana e genuina esperienza, frutto di una sanguigna passione e di una volontà indefessa. Mi piace seminare idee e raccogliere consigli, questo è il mio segreto! Detto ciò, dentro di me conservo moltissimi ricordi e ognuno di questi ha una sua vita, una sua lunga storia da raccontare ma se proprio devo sceglierne uno, dico la mia prima poesia. Ebbi una strana sensazione dopo averla terminata ma ora, non ne ricordo veramente il motivo.

  • E se i nostri lettori volessero conoscere le tue pubblicazioni? Puoi parlarcene?

Nel 2014, pubblico il mio primo libro di poesia dal titolo “Pensieri nello scrigno. Nelle spighe di grano è il ritmo“. Un libro ermetico, quasi criptico. Un contenitore di pensieri liberi ma allo stesso tempo furiosi e stravolti. Nel 2015 è la volta di “ Un’allodola ai bordi del pozzo “ . Una raccolta questa, che nasce quasi per caso, senza un messaggio preciso, senza un’identità ben delineata. Lo definisco un libro vagabondo, ribelle; una marcia funebre intrisa di tristezza e di assoluta miseria. Nel 2016 pubblico un poemetto che s’intitola “ Dal proprio nido alla vita “ . Un lavoro scritto in versi liberi, ispirato a un romanzo di Gordiano Lupi, “ Miracolo a Piombino “. Un libro incentrato sull’adolescenza, la giovinezza, la fanciullezza, la paura di spiccare il volo verso l’ignoto. Un’esperienza che in termini di emozioni mi ha lasciato dentro un segno assolutamente indelebile. Nell’aprile del 2017 esce “ Al di sopra di un uomo “, pubblicato così come i libri precedenti, col Foglio Letterario. Poesia che si sofferma all’interno di tutte quelle cose che sono sospese in aria. Un libro che galleggia, che si muove piano e leggiadro, verso un traguardo impreciso e lontano.Infine, ultima mia pubblicazione, una raccolta poetica bilingue italiano/rumeno, che s’intitola “ Periodo di transizione “, pubblicato con Bibliotheca Universalis a Bucarest con prefazione di Michela Zanarella. Forse il mio libro più riuscito. Lo adoro!

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  • Che progetti hai per il futuro?

Ne ho tantissimi ma ad essere sincero, per la testa da un po’ di tempo mi ronza un progettino strano, quasi bizzarro che non riesco nemmeno a descrivere tanta la sua stranezza; per ora è come un minuscolo bacillo in stato confusionale ma sono sicuro che ha a che fare con un libro. Un libro credo di poesia visiva…

  • E invece il sogno da realizzare?

Scrivere un romanzo di spionaggio. Una cosa che m’intriga veramente tanto!

  • Che consigli potresti dare a chi, tra i nostri lettori, vuole percorrere questa strada?

Il mio unico consiglio e quello di accettare consigli e una volta accettati, fare di testa propria. Sempre!

  • Noi di Metis Magazine non possiamo che ringraziarti per la tua disponibilità, augurandoti buona fortuna!

Sono io che ringrazio voi, per la vostra gentilezza e disponibilità. Grazie davvero di cuore. Buona fortuna a tutti voi di Metis Magazine.

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