HALLOWEEN QUARANTA ANNI DOPO – MICHAEL MYERS NELLA SAGA DI CARPENTER

Quaranta anni fa John Carpenter diede vita a una delle saghe horror più fortunate di sempre: Halloween. Già dagli albori della saga si è compreso come la figura dell’assassino seriale, Michael Myers, una sorta di “piccolo gigante buono” potesse avere appeal sul pubblico. Così e stato e Myers è diventato emblema di quei serial killer animaleschi, fatti solo di istinto e follia. Ma qual è la sua “vera storia”?

Micheal Myers nasce in una famiglia con un passato non proprio ideale. Suo nonno Nordstrom Myers infatti fu condannato per un omicidio commesso prima della nascita di Micheal. La sua infazia pare non fu colpita da questo episodio e comunque, riuscì a essere felice, fino a quando una notte una strana voce apparve nella sua testa. Nonostante lui cercasse di ignorarla, la voce continuava a gridargli cose orribili, fra cui quella di assassinare la famiglia. La notte di Halloween del 1963, Micheal in uno stato di semi incoscienza, recatosi nella stanza della sorella, che stava amoreggiando con il suo ragazzo, incomincia a pugnalarla selvaggiamente ammazzandola. La casa dei Myers e’ considerata maledetta e abbandonata, Micheal nel frattempo viene rinchiuso nell’istituto di cura Smith’s Grove Mental Institute, sotto la cura dello psichiatra Samuel Loomis. Il dottore non riesce a capire bene la psicologia di Micheal, ma sospetta che in lui è presente una oscura forza maligna.

“Avevo di fronte questo ragazzino di soli sei anni con una faccia pallida, bianca, spenta. E gli occhi neri… gli occhi del diavolo! Per otto anni ho tentato di riportarlo fra noi, ma per altri sette l’ho tenuto nascosto, perché mi rendevo sempre più conto che dietro quegli occhi viveva e cresceva il male!” by Dr. Loomis

Nel frattempo Micheal progetta di finire il suo lavoro interrotto quindici anni prima: uccidere l’altra sorella Laurie. Laurie aveva solo due anni quando accadde l’omicidio, e ha sempre ignorato che l’assassino di cui tutta Haddonfield parla è in realtà suo fratello. Il 30 ottobre del 1978, Micheal scappa dall’istituto psichiatrico e torna a casa sua.
La notte successiva si incammina in cerca della sorella, uccidendo nel frattempo qualcuno dei suoi amici. Laurie si trova a dover affrontare Micheal, che grazie a un irruzione del dottor Loomis viene ucciso. La sorella è salva, ma quando il dottore scende in cerca del suo cadavere non lo trova. Micheal è ancora vivo. Successivamente, Laurie viene ricoverata all’ospedale di Haddofield, ma Micheal non tarda ad arrivare per finire il suo lavoro, e comincia a fare strage nell’ospedale ammazzando dottori e infermieri che si metteno sulla sua strada. Loomis scopre non orrore che Micheal è ancora vivo e decide di affrontarlo di nuovo, la lotta finisce in un’esplosione nel quale lo psichiatra rimane sfregiato. Sembra stavolta la vera fine per Micheal, ma in realtà non è così, e la lotta fra Myers e Loomis continuerà ancora per molto.

Dalla sua prima apparizione, Michael Myers è stato il perfetto personaggio da romanzo. Dannato, completamente consapevole della propria essenza e, soprattutto, senza alcun rimorso. Egli, come altri serial killer nella realtà e sul grande schermo, non fa altro che seguire i propri istinti più animaleschi. L’essenza della morte è insita in lui e la godereccia consapevolezza del male ha fatto si che, nei decenni, diventasse il simbolo di tutti i reali serial killer sulla faccia della terra.

Potremmo quasi dire che Myers è il precursore della concezione di serial killer nell’accezione moderna del significato. Carpenter, maestro indiscusso dell’horror (sia come regista sia come compositore) ha portato sul grande schermo le paure più nascoste di tutti noi. La ribalta del genere che con lui ha avuto grande risonanza ha fatto si che l’attenzione dello spettatore si posasse non tanto sulla vittima quanto sul carnefice.

Nella saga di Halloween è lui a farla da padrona. È Myers a catturare l’attenzione dello spettatore in un crescendo di brividi al cardiopalmo. Le vittime, consapevoli e non, sono solo pedine di un gioco più grande, di un disegno che noi non riusciamo a comprendere, ma che è dettato semplicemente dall’istinto.

Questa è forse la forza maggiore della saga che ruota attorno ad Halloween: l’istintualità della composizione sia visiva che narrativa. La perfezione è dura da raggiungere, soprattutto nell’arte e soprattutto in un filone cinematografico così inflazionato. Ma, il personaggio di Michael Myers è la sintesi di tutte le nostre paure e di tutti i nostri moti istintivi. È proprio per questo che ci fa più paura, che ci terrorizza… in fondo, Myers potremmo essere anche noi.

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