POP CULTURE E DINTORNI – INTERVISTA A LORENZO FANTONI DI WIRED E N3RDCORE

La pop culture, o cultura di massa che dir si voglia, altro non è che ciò che i mass media e altre forme di comunicazione, come i social network, ci propongono quotidianamente. Volendo partire da questa definizione, non potevamo non iniziare la nostra avventura proprio dai social network, ambiente fertile per la pop culture e per tutta quella cultura di massa che spinge per essere notata sempre di più.

Siamo partiti da Facebook e dall’informazione online, e abbiamo deciso di intervistare Lorenzo Fantoni, scritto e giornalista appassionato di cultura pop e geek.  Eccovi il resoconto della nostra chiacchierata.

Lorenzo Fantoni, scrittore, giornalista, appassionato di cultura geek e di tutto ciò che è “pop”. Qual è, però, la tua personale definizione di cultura pop?

Credo sia tutto ciò che ci passa sotto gli occhi e meriti un approfondimento. Un insieme di mondi che a volte si toccano e a volte no. Predator è cultura pop, Dylan Dog è cultura pop, ma il festival di Sanremo e capire cosa fanno gli youtuber sono parte del grande calderone. Poi è chiaro che ognuno di noi ha i suoi favoriti, perché la prima cosa che impari quando inizi ad approfondire è che non puoi sapere TUTTO.

C’è stato un tempo in cui, non troppo indietro negli anni, tutto ciò che fosse legato al mondo geek era per sfigati. Oggi assistiamo al capovolgimento di questa tendenza: tutto ciò che è nerd è anche cool. Come spieghi questa inversione di marcia?

Il discorso meriterebbe un libro. Un po’ è merito del fatto che molte persone cresciute nel brodo di coltura del nerdismo poi hanno conservato le loro passioni in età adulta e le hanno riproposte e rielaborate, facendole diventare di moda. Poi c’è stata una evoluzione dei consumi, per esempio i videogiochi sono diventati un’industria influente e più ricca del cinema, infine c’è anche una componente culturale: lavoriamo meno, abbiamo più tempo libero e siamo più isolati, per certi versi certe abitudini nerd sono diventate abitudini di tutti e quindi più socialmente accettabili. Tuttavia credo che vi sia uno zoccolo duro di nerdismo che resiste ed è ancora un paria. 

Tu, come altri tuoi colleghi nel mondo dell’informazione, sei riuscito a fare delle tue passioni un vero e proprio lavoro. Qual è il segreto del tuo successo?

Intanto bisognerebbe capire se è veramente un successo 😊 visto che comunque la crisi dell’editoria ha reso questo lavoro frammentato e complesso, ma è comunque bello vivere delle proprie passioni. Io credo che sia un mix di interesse personale, fortuna e ovviamente lavorare duramente, tutti i giorni. 

I social network sono, oggi più che mai, una piazza fertile per la promozione sia artistica che critica. Se volessimo parlare di una “poetica” geek sui social, quali potrebbero essere le variabili di questa equazione che nasconde non poche incognite?

I social sono piazze fertili, anche se ormai Facebook si sta trasformando sempre di più in un paid media in cui se vuoi avere successo il talento basta fino a un certo punto. La poetica geek sui social credo sia fatta da un mix di nostalgia, novità e un certo trasporto quasi infantile per tutto ciò che concerne la propria sfera di interesse.

Uno dei campi della cultura pop che raccoglie in sé appassionati, collezionisti e nostalgici è quello del retrogaming. Che rapporto hai con questa particolare tendenza e come spieghi questa attrazione verso i videogame di una volta?

Non sono uno di quelli che dice “ah come erano meglio i giochi di una volta”, però il retrogaming è senza dubbio qualcosa di importante. Ci sono titoli bellissimi che possono ancora dire qualcosa e spesso riscoprire i giochi del passato e il modo in cui venivano fatti è anche un bel modo per valutare meglio ciò che abbiamo oggi. L’importante è tuffarsi in questa nostalgia  non come gesto fine a sé stesso, ma portando sempre fuori qualcosa.

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Oltre ai social network e alle riviste specializzate, online e non, l’ âge d’or della cultura pop si sta muovendo verso le manifestazioni, momenti di adunanza per tutti coloro che sono appassionati di cinema, fumetti, videogame e tecnologia. Sto parlando delle fiere del fumetto e affini, che in questi anni stanno proliferando a dismisura. Cosa ne pensi? E, soprattutto, credi che un numero così alto di fiere del fumetto in giro per l’Italia sia un fattore positivo per l’affermazione di tale cultura geek?

Personalmente credo che più se ne parla e meglio è, anche se una parte di me vorrebbe che il movimento geek rimanesse una sorta di piccolo club esclusivo. Credo che queste fiere che stanno spuntando come funghi prima o poi vivranno una contrazione, come tutte le cose, ma finché ci sono è bene godersi quelle fatte bene e con cuore. Perché alla fine c’è sempre il rischio di una certa appropriazione culturale da parte di chi vede semplicemente una  nuova  nicchia di mercato. Alla fine i geek spendono molto per le proprie passioni e sono senza dubbio allettanti, questo in parte è anche il motivo per cui ora vanno di moda.

Ti abbiamo visto inviato per molte manifestazioni pop in giro per il mondo. Se dovessi scegliere qual è l’evento, legato al mondo geek, che ami di più?

Sono stato di recente al Comic Con di New York ed è stato bellissimo: un evento vissuto con civiltà, nonostante la gente, pieno di gente sorridente e ordinata che viveva la propria passione con positività. Ovviamente mi piace anche Lucca Comics, ma la dimensione cittadina, se ci devi lavorare, lo rende un incubo per gli spostamenti. Al terzo posto metterei l’E3 di Los Angeles, un po’ per la cornice, un po’ perché è sempre bello provare videogiochi in anteprima, un po’ perché è una delle prime a cui ho partecipato “da professionista”.

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Parliamo di N3rdcore, il portale online di cultura pop a cui tu hai dato vita. Qual è la mission del tuo progetto e quali sono i traguardi futuri che vorresti raggiungere?

Beh “Portale” forse è un nome troppo altisonante. È il sito in cui scrivo per riposarmi dallo scrivere, in cui metto tutte le idee che a volte non trovano spazio altrove. La mia idea adesso è quella di renderlo un punto di riferimento per un certo tipo di approfondimento che sappia stare a metà tra tematiche particolari, interessanti e anche complesse, ma spiegate con un tono che sia piacevole da leggere. I miei traguardi? Beh ovviamente essere letto sempre di più e diventare il simbolo di un modo di trattare la cultura pop che vada oltre il clickbait, la semplice news o l’articoletto facile per farsi qualche click. Sarà molto dura emergere in un settore ormai saturo, soprattutto da solo, ma vale sempre la pena provarci.

Per concludere, pensi che la pop culture sia un fenomeno passeggero o destinato a godere di risonanza anche negli anni a venire?

Beh il concetto di cultura pop è universale, c’era prima di questo periodo e continuerà, bisogna vedere come sarà elaborato nei prossimi anni. La cultura pop è stratificata, è fatta di rielaborazione o fuga dal passato. Oggi stiamo vivendo un periodo fortemente nostalgico degli anni ’80, magari fra qualche anno torneranno di moda i ’50, oppure ci sarà un’ondata di novità totale, tuttavia credo che le “novità totali” non esistono. Semplicemente, prima era più difficile risalire alle fonti, non avendo a disposizione internet che ti diceva subito da cosa era tratto quel film. 

 

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