Agenzia Europea del Farmaco: la beffa del sorteggio

La Brexit, l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea a seguito del referendum del 2016, ha importanti conseguenze su tutto l’assetto europeo. Non solo la necessità di regolare nuovamente tutti i rapporti tra le istituzioni, ma anche il trasferimento di importanti organismi fuori dal Regno Unito. L’esempio è quanto accaduto all’EMA, l’Agenzia Europea del Farmaco, che dovrà lasciare Londra. Destinazione? Amsterdam.

Una vera e propria beffa per l’Italia, ma andiamo con ordine. Come già detto, la Brexit ha posto l’interrogativo sulla nuova localizzazione dell’Agenzia. Immediatamente si sono succedute le mosse politiche dei 27 Stati Membri, allo scopo di selezionare la nuova destinazione. Una corsa lunga, costellata di forti avversari, come Copenhagen, Bratislava e Barcellona. Fino ad arrivare alla votazione finale, con Amsterdam e Milano come uniche due opzioni tra cui scegliere. A nulla è valsa la valenza tecnica di Milano, il voto è andato al pareggio, portando all’utilizzo di un sistema che ha del grottesco: sorteggio da un bussolotto. Una decisione politica di grande peso, anche e soprattutto economico, decisa in base alla fortuna, ad una estrazione.

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Il sistema, perfettamente regolamentato negli organismi europei, ha portato una ondata di indignazione, donando forza ai movimenti euroscettici. Il messaggio che viene inviato e mostrato è quello di una Unione Europea ferma, senza la capacità di prendere anche decisioni relativamente semplici. Viene a mancare il peso e l’incisività di una istituzione sovranazionale che dovrebbe essere in grado di gestire tutto ciò al meglio, con cognizione di causa, con competenza, e non affidandosi alla fortuna.

Immediate sono state le reazioni politiche, non solo nella figura del sindaco di Milano, ma anche nel ministro degli esteri Alfano e il premier Gentiloni, tutte accomunate dal grande stupore di vedere la candidatura di Milano bocciata non per motivi tecnici, o per indiscusse capacità superiori di Amsterdam, bensì da una estrazione. Se si può accettare che ciò avvenga nello sport, non è ammissibile una simile dimostrazione di inadeguatezza delle istituzioni in un campo così importante.

Quanto avvenuto per la EMA è successo, nelle stesse ore, anche nella decisione per il trasferimento l’Autorità Bancaria Europea (EBA), finita anch’essa a sorteggio tra la vincitrice Parigi e la sconfitta Dublino. Il caso si sta dunque espandendo, pesando sull’opinione pubblica non solo dei paesi direttamente coinvolti, ma anche nel resto d’Europa.

Che sia necessaria una decisa riforma delle istituzioni europee? L’Unione continua a incassare, dopo la fuoriuscita del Regno Unito, una serie di colpi che ne stanno minando la credibilità. Se da un lato gli euroscettici vengono alimentati da tutte queste notizie, dall’altra le forze europeiste non hanno la forza e le possibilità di contrastare l’opinione dilagante, tutt’altro che aiutate dalle istituzioni. C’è davvero un futuro per il sogno europeo?

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