EDITORIALE XXIV- UN MAGICO DICEMBRE TRA ANGELI E DEMONI

Dal nuovo sole, ai lupi mannari, dalle streghe a Dio che si fa uomo: angeli e demoni vivono tra noi.

Il mese di dicembre ha una sua peculiarità: per i credenti rappresenta il ricordo della natività, di Dio che si fa uomo e nasce in una umile capanna, per tutti gli altri è non solo la fine di un anno, ma anche il momento in cui vi è la minore luminosità solare e la sua ripresa.
Ha scritto Giorgio Bernardelli su La stampa:

“Solo a partire dal IV secolo si affermano le due date di natale che oggi conosciamo: il 25 dicembre per le Chiese d’Occidente e il 6 gennaio per i cristiani d’Oriente. Perché il 25 dicembre? Secondo la tesi più accreditata avrebbe mutuato questa data dalla festività del Sol Invictus, la festa del sole che rinasce, stabilita nell’anno 274 a Roma dall’imperatore Aureliano in onore di Mitra, la divinità vincitrice delle tenebre. Secondo i calcoli astronomici di allora il 25 dicembre era la data del solstizio d’inverno e dunque il momento dell’anno in cui le giornate ricominciavano ad allungarsi. Reinterpretando il senso della festività i cristiani avrebbero quindi cominciato a festeggiare il 25 dicembre come giorno della nascita di Gesù, il “nuovo sole” che illumina il mondo.”

Tra le credenze popolari vi era quella secondo cui chi nasceva la notte del 25 dicembre, da adulto, se maschio, rischiava di ammalarsi di licantropia, cioè di diventare un lupo mannaro e nelle notti di luna piena di ricoprirsi di peli e commettere ogni sorta di atrocità, fino all’antropofagia, cioè a divorare carne umana, se, invece, era una femmina ad avere la sventura di nascere nella stessa notte della natività cristiana, poteva diventare una strega o una sonnambula.

Insomma, nascere la notte di natale era considerato una maledizione e non un privilegio.
I cristiani hanno spiegato questa credenza sostenendo che è impensabile che in quella notte e alla stessa ora possa nascere un altro Gesù Cristo, farlo è un atto di presunzione che viene punito.

È molto più probabile che essa nasca invece da una tradizione pre-cristiana.

Il 25 dicembre è il momento di passaggio tra un ciclo che muore, quello dell’autunno. e uno che rinasce, quello invernale.
Allo stesso modo chi nasce in quella data non può appartenere completamente né alla natura umana e né a quella “sacrale” dei licantropi o delle streghe.
Nella sua vita le due condizioni si alterneranno.

Nella tradizione popolare il lupo mannaro poteva liberarsi dalla sua maledizione mordendo un altro uomo che diventava a sua volta licantropo.
Era possibile fermarlo e riportarlo definitivamente alla normalità anche solo pungendolo e facendogli uscire tre gocce di sangue; per la tradizione nordica, invece, bisognava colpirlo con un proiettile o un corpo contundente, entrambi ricoperti d’argento.

Il mito del lupo mannaro ha origini antichissime.

Licaone era stato punito da Zeus per aver tentato di ingannarlo offrendogli carne umana.
Il lupo mannaro è presente anche nei racconti di Petronio, Virgilio e Ovidio.
Nel Satyricon,, per esempio c’è una novella in cui un uomo si trasforma in lupo.

La scelta di Metis, dunque, di dedicare questo numero ad un argomento distante anni luce sia dal materialismo che dal positivismo è stata più che appropriata.

Dicembre ci fa vivere un’atmosfera di intenso raccoglimento interiore, di spiritualità, di magia.

Una donna che mette al mondo un bambino ed è stata fecondata non da un uomo, ma dallo spirito santo è in termini scientifici un’assurdità; eppure questa vicenda viene ricordata da milioni di persone di ogni ceto sociale.

Oltre la materialità e la realtà apparente vi è un altro mondo da scoprire, da indagare, da raccontare e in esso gli angeli e i demoni occupano un ruolo non secondario.
Senza alcuna pretesa di essere stati esaustivi sull’argomento, abbiamo voluto offrire solo alcuni spunti di riflessione.

Vincenzo Maida

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