eSPORTS – QUANDO GIOCARE ALLA PLAY TI PORTA ALLE OLIMPIADI

La notizia, seppur al centro del dibattito sportivo da molto tempo, non passa mai inosservata, e ci regala sempre nuove riflessioni; parliamo, ovviamente, della questione eSport e Olimpiadi.

Per riassumere velocemente e in maniera semplice: il Comitato Olimpico Internazionale ha accolto i videogiocatori professionisti tra le file degli atleti riconoscendo gli eSport come fenomeno sportivo vero e proprio. Da qui è nato immediatamente il caos e la discussione tra chi vede la scelta come un’involuzione dell’ambiente olimpio, con la paura di vedere computer e console tra i prossimi eventi olimpici, e chi festeggia per il riconoscimento tanto atteso, con la speranza di poter assistere a eOlimpiadi il prima possibile.

Al momento, però, si tratta “solo” di un riconoscimento e da qui ad entrare effettivamente nell’organizzazione olimpica ci vorrà ancora molto lavoro. Una cosa è certa: a giudicare da quanto se ne stia parlando e dalla discussione che sta generando, l’intera questione sta quantomeno smuovendo la coscienza collettiva sugli sport elettronici e sulla figura degli atleti.

Se adesso un professionista di LOL o di StarCraft o di Tekken è visto, dalla norma degli italiani, come un degenerato che dovrebbe vivere un po’ più il mondo esterno e pensare più ai rapporti personali (e sto gentilmente parafrasando), sarà possibile avere una concezione nelle masse non prettamente negativa da qui a qualche anno.

Chi conosce anche solo lontanamente il settore sa che ogni professionista o aspirante tale pone nella sua preparazione fisica e mentale non meno impegno di quanto facciano tuffatori, maratoneti o lanciatori di giavellotto. A fronte di tale impegno e dedizione, perché non bisognerebbe aprirsi ad un mondo già realtà nei circuiti privati?

La realtà è che proprio il fenomeno eSport, con il suo enorme giro d’affari e le folte fasce d’età presenti tra il pubblico, non può che aiutare il successo e la fama di un evento come le Olimpiadi. Difficile smentire questo punto. Quello che ora è necessaria è invece l’organizzazione e l’aiuto di appassionati e sostenitori per definire uno standard da poter presentare al grande pubblico.

Su che piattaforma si dovrebbe giocare? Con quali controller? Dovrebbe essere uguale per tutti? Quali giochi dovrebbero essere selezionati per le competizioni? Quale dovrebbe essere la soglia di tolleranza per il doping? Queste sono solo alcune delle domande che dovranno ricevere una risposta univoca prima di poter muovere i primi passi verso le medaglie ma, a proposito di cosa potrà o meno essere giocato, è stato proprio il CIO a dare una prima risposta.

Il Presidente del comitato Thomas Bach ha infatti dichiarato: “Vogliamo promuovere la non discriminazione, la nonviolenza e la pace tra le persone. Questi principi non coincidono con i videogiochi che trattano violenza, esplosioni e uccisioni. Vogliamo tracciare una linea ben chiara sull’argomento”, con quello che sembra essere un riferimento non troppo velato a i vari fps in circolazione.

Quindi, nonostante siano ammesse le arti marziali, possiamo aspettarci di vedere tagliati fuori i vari Call of Duty, Rainbow Six e PlayerUnkown’s Battlegrounds mentre è probabile che verranno esclusi anche giochi come Overwatch, Tekken, Street Fighters e Super Smash Bros. Cosa rimarrebbe da poter giocare? Probabilmente LOL e i suoi simili mentre sarebbe difficile escludere Splatoon, Fifa, Forza Motorsport e Hearthstone.

Anche così, ci sarebbero molte alterative tra i vari generi considerati “non violenti” e tutto potrebbe ridursi ad accordi commerciali, soprattutto per evitare aggiornamenti del gioco selezionato per tutto il periodo che va dalle preparazioni alla competizione vera e propria.

Probabilmente, sarebbe più semplice organizzare un evento parallelo con veri e propri tornei su la più grande selezione possibile di titoli, con sponsor, team e compagnie pronte a rendere l’esperienza più godibile e spettacolare possibile. Ma, adesso, è troppo presto per parlare di questo. Adesso è solo necessario convincere il mondo che i videogiochi non sono solo uno svago e che, soprattutto, non sono una perdita di tempo.

Alessandro d’Amito

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