INTERVISTA A CLAUDIA MARONE, MADRINA DELLA CAMPAGNA FOTOGRAFICA “IO CIUCCIO DOVE MI PARE”

Ci eravamo lasciati il mese scorso con la promessa di un approfondimento sul tema della nascita, della genitorialità e su tutto ciò che comporta la scelta di diventare madri.

Diventare genitori, ancor più diventare madri, è il più misterioso e totalizzante atto d’amore; la vita cambia radicalmente, si capovolge; le necessità e i desideri di una mamma sono annientati di fronte alle esigenze della propria creatura, che diviene – sin dal suo primo anelito – il centro assoluto di una nuova e magica dimensione.

Ed è proprio in questa dimensione così trasformata che la madre ed il bambino diventano un unicum, in un rapporto di totale e reciproca indispensabilità che permette al piccolo di nutrirsi della propria madre e del suo grande amore ed alla madre di donarsi al proprio bambino, nel completamento di un legame irreversibile.

Allattare è per la madre il primo modo di sentirsi importante per il proprio figlio, in un momento di cambiamenti biologici e psichici che potrebbero essere destabilizzanti, ma nei quali ella trova un nuovo equilibrio, la forza più intima ed ancestrale per poter proteggere il proprio piccolo, come a “prenderlo per mano” e ad accompagnarlo in quel percorso chiamato Vita.

Allattare è per il neonato il primo modo di poter trarre sostentamento da quella linfa vitale che scorre nel corpo materno e da questo gli viene donata, ma è anche la soddisfazione di un primordiale bisogno di calore ed affetto che la gestualità dell’allattamento riesce a garantirgli, avvolto tra le braccia di colei che lo ha portato in grembo per nove mesi, fino a che da embrione è diventato un bellissimo bambino.

Bruno Bettelheim ci insegna: “Ciò che nell’allattamento al seno unisce così intimamente madre e figlio è il fatto che ciascuno riceve e dà la gratificazione di un bisogno fisico, il sollievo di una tensione e una profonda soddisfazione emotiva“.

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È proprio in questo che consiste il bonding, una parola che nasce negli Stati Uniti agli inizi degli anni ottanta e che letteralmente significa “legame profondo”, quel legame che riesce a crearsi in maniera istintiva tra il bambino e la madre nelle prime due ore di vita del piccolo, attraverso il contatto skin to skin.

E’ un processo grandioso e quanto mai complesso quello del bonding che, secondo gli studi scientifici in materia, dovrebbe praticarsi tutte le volte che le condizioni ambientali in cui è avvenuto il parto e quelle fisiche di mamma e bambino lo consentono, per poter permettere di conferire ancor più potenza ad un legame per sua natura di per sè già indissolubile, sfruttando quella fase temporale nella quale il neonato è in uno stato di veglia tranquilla ed è particolarmente recettivo agli stimoli che provengono dalla nuova realtà in cui, dopo nove mesi di calore del grembo, è stato catapultato.

In questo arco di tempo il piccolo crea il suo primo contatto con il mondo ed è importante che nessuno disturbi questa empatia che si crea attraverso lo stretto contatto tra i due corpi di madre e figlio, un contatto che li renderà irrinunciabili l’uno per l’altra e li accompagnerà nei mesi successivi.

Sono molti gli ormoni che interagiscono in questo “periodo sensibile” nella relazione madre-bambino; l’ossitocina e la prolattina, che raggiungono altissimi livelli di concentrazione nel sangue materno e permettono di sviluppare l’attitudine a comportamenti di accudimento e protezione; le endorfine, che regalano sensazioni di soddisfazione e gratificazione; l’adrenalina materna, che regala un picco notevole di energia; l’adrenalina fetale che dà al neonato la forza e la capacità di adattarsi al suo nuovo mondo.

È proprio in questo tripudio ormonale denso di emozioni che si compie la magia, il bambino “si attacca” al seno materno e sviluppa la sua innata capacità di suzione, che permetterà l’arrivo del nettare bianco di cui si nutrirà, in maniera esclusiva, nei mesi successivi.

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L’allattamento al seno è una delle esperienze più grandiose che una madre ed un bambino possano vivere; è una “fortuna” poter provare questa emozione e portarla avanti per tutto il tempo in cui ciò è necessario.

Non c’è un tempo giusto, ma solo il tempo scandito dalla necessità di madre e figlio di soddisfarsi l’uno dell’altra, fino a quando – con naturalezza – saranno pronti al distacco.

Allo stesso tempo non esiste un luogo più giusto di un altro per poter svolgere questo amorevole gesto. Ogni luogo è quello giusto se è arrivato il momento di regalarsi al proprio bambino; e non c’è commento o giudizio della gente che possa distogliere una madre dall’offrire il seno al proprio figlio quando questi ne ha bisogno.

Ma, a quanto pare, l’allattamento in pubblico viene considerato indecente e le madri che allattano al supermercato, al bar o al parco pubblico perchè non vogliono rinunciare alla loro quotidianità per il sol fatto di vivere una nuova condizione, vengono denigrate e bistrattate.

Questo è inconcepibile in una società che vuol definirsi civile ed evoluta, nella quale in ogni occasione si sente parlare di dignità, di parità e di libertà, se poi a questi paroloni dal grande valore simbolico non si conferisce la giusta concretezza.

E’ necessaria un’azione ferma di condanna verso tutti quegli atteggiamenti discriminatori che si rivolgono alle madri che, armate di determinazione e pazienza, hanno deciso di perorare la loro causa e di combattere per la loro idea che, condivisibile o meno che possa ritenersi, è frutto di una libera scelta e come tale va rispettata.

Si è fatta portavoce di tutte queste donne, nell’ambito di una coraggiosa campagna di mobilitazione per l’allattamento in pubblico, proprio una madre, una professionista, una donna, che non ha voluto – lei per prima – rinunciare ad una maternità a tutto tondo ed alle mille altre cose da fare, nella vita e nel lavoro; perché vivere la maternità non deve essere un limite, se è vero come è vero che la nascita di un figlio aggiunge – e non toglie – qualcosa di estremamente prezioso alle nostre vite.

E’ di Claudia Marone che stiamo parlando, una fotografa di famiglia di origine potentina, che ha deciso di portare avanti un ambizioso e generoso progetto di sensibilizzazione a favore delle donne.

Siamo andati a trovarla nel suo studio fotografico per rivolgerle alcune domande.

claudiamarone.wixsite.com/claudiamaroneph

Come e perché nasce l’idea di una campagna di mobilitazione per l’allattamento al seno?

La mia idea nasce dal desiderio di sensibilizzare il maggior numero possibile di persone su qualcosa che è del tutto normale, ma nient’affatto scontato e spesso viene vissuto con dei limiti che non gli sono congeniali.

Allattare al seno è la cosa più naturale che possa accadere dopo aver messo al mondo un figlio, ma il più delle volte questa esperienza viene come “sporcata” da un senso di imbarazzo ingenerato dagli altri, una sensazione che non consente alla mamma di vivere con la dovuta serenità ed in maniera totalizzante il filo invisibile che si crea con il proprio bambino attraverso il contatto fisico ed emozionale che si instaura con l’allattamento.

Molte mamme che allattano in pubblico vengono attenzionate da occhi volgarmente curiosi o, peggio ancora, raggiunte dalla disapprovazione della gente che sta loro intorno; sono costrette, loro malgrado, a coprirsi, ad allattare a volte in bagni pubblici o a ricercare angoli nascosti spesso non idonei, pur di sfuggire agli occhi indiscreti dei presenti, con evidenti disagi per i loro bambini e per le mamme stesse.

La mia campagna vuole combattere questo sentimento di vergogna che inevitabilmente viene ingenerato nelle mamme che allattano, prevalentemente legato al fatto che il corpo femminile subisce ricorrentemente – ed ancora oggi, nell’epoca di una così tanto paventata parità dei generi – una mercificazione a mio avviso ingiustificabile.

Il progetto si intitola “Io ciuccio dove mi pare”; perché questa denominazione così forte e di impatto? Qual è il messaggio che vuoi lanciare?

Il nome della campagna è stato pensato perchè credo che renda pienamente l’idea del messaggio che voglio lanciare al mondo intero.

Ritengo sia essenziale assecondare appieno la natura dei bambini, affinché possano ricevere ciò che è loro indispensabile, e cioè la possibilità di nutrirsi in qualunque momento lo desiderino ed in qualunque luogo si trovino; tanto nell’intimità delle loro case quanto nei luoghi pubblici o aperti al pubblico.

Viviamo in un’era in cui gli strumenti mediatici ci bombardano con immagini di donne che utilizzano il loro corpo per poter ottenere ciò che vogliono o per vendere un prodotto commerciale o ancora, per renderlo più appetibile; ciò è assolutamente normale agli occhi dei più, mentre non è normale – ed anzi viene ritenuto disdicevole – ritrovarsi al supermercato o in un bar e vedere una mamma con il seno scoperto che allatta il proprio bambino.

Questa è una stortura della nostra società e degli input che riceviamo quotidianamente.

Il mio intento è proprio quello di far capire che non c’è nulla di deplorevole in un gesto così intimo, sì, ma al contempo così normale.

E’ questo il mio messaggio! Vorrei che la gente si rendesse conto che allattare al seno è un gesto assolutamente ordinario, che non deve destare alcuno stupore o disapprovazione nel momento in cui viene fatto in pubblico. Poter allattare sempre e ovunque, senza imbarazzo e senza remore; è questo che intendo.

Nel promuovere la campagna di sensibilizzazione ti avvali di un mezzo espressivo particolarmente potente, la fotografia. Perché questa forma di comunicazione e non altre?

La fotografia è il mio più prezioso e potente strumento di comunicazione. E’ qualcosa che mi appartiene profondamente. E’ il mio lavoro, ma anche la mia grande passione!

Ho deciso di coltivare questa mia attitudine specializzandomi nella fotografia di famiglia, perchè penso che sia questa la mia naturale vocazione.

Una foto di famiglia racconta sempre una storia, un’emozione; uno scatto di famiglia, ancor più uno scatto che ritrae una mamma che allatta il proprio bambino, è una fotografia d’amore e per me è una grande emozione poter suggellare un momento di così grande intimità ed empatia.

“Io ciuccio dove mi pare” è diventata una mostra fotografica itinerante e non solo. Cosa ci dici in merito? Come hai reclutato le tue “modelle” e come fanno le neomamme e chi vuole partecipare al progetto ed alle attività a sapere dove ci si incontra e cosa succede durante gli incontri?

La campagna è partita da Matera, dove ho realizzato i miei scatti nel mese di agosto ed il 7 ottobre si è tenuto un flashmob – (il primo!) – proprio in occasione della giornata mondiale dell’allattamento al seno.

L’anello di collegamento tra me e le mamme-modelle sono state le ostetriche; grazie a loro sono riuscita ad entrare in contatto con donne che avevano dato alla luce da poco il loro bambino; tutto il resto è venuto da sé, con un pò di collaborazione tra le diverse professionalità e con il passaparola. In parte, nella “selezione” delle modelle mi sono aiutata con i social network e molto utile si è rivelato l’utilizzo della mia pagina Facebook  (@ClaudiaMaronePhotography) che invito tutti i lettori a visitare per potersi fare un’idea del lavoro svolto e comprendere attraverso gli scatti, certamente meglio di quanto io non riesca ad esprimere con le parole, il messaggio che con me vogliono lanciare le mamme che hanno prestato il loro volto e quello dei propri bambini alla mia campagna fotografica.

Sono stata molto sostenuta in questa mia prima tappa materana sia dall’associazione MoM – Mamme Materane all’Opera, sia dai maggiori e più prestigiosi enti, tra cui il Collegio provinciale delle ostetriche della provincia di Matera, l’Azienda Sanitaria di Matera, il reparto di Pediatria con il dottor Davanzo, il Comune di Matera, la Fondazione Matera2019, l’Avis Matera, l’associazione potentina Latte, Amore e Fantasia e e la cooperativa materana Le Matite Colorate.

A Matera peraltro ho esposto i miei scatti nella chiesa del Carmine dove è stata allestita una vera e propria mostra.

Il progetto è stato presentato, poi,  l’11 novembre a Melfi ed il 18 novembre a Potenza in contesti e luoghi diversi.

Il comune denominatore delle tre giornate è stato il flashmob, inteso come momento di aggregazione non solo per le mamme che hanno prestato la propria immagine alla campagna, ma anche per tutte le altre mamme o per chiunque altro lo desiderasse.

In tutte e tre le tappe di presentazione della campagna fotografica sono stati protagonisti assoluti i luoghi pubblici dei centri storici delle diverse località ospitanti.

Nella mia città è stato studiato un apposito percorso ed i titolari degli esercizi commerciali di via Pretoria, il corso principale del centro cittadino, hanno aperto le porte all’esposizione dei miei lavori ed hanno aderito ad un’iniziativa molto nobile, “il negozio amico del bambino”, ossia un esercizio commerciale aperto al pubblico nel quale è possibile entrare e fermarsi per tutto il tempo necessario ad allattare il proprio bambino senza doverlo nemmeno chiedere e senza necessariamente dover acquistare qualcosa.

Tutti questi esercizi che aderiscono a questa bella iniziativa sono mappati attraverso una App per cellulari e dispositivi mobili, e questo li rende facilmente individuabili da chi ne ha bisogno.

“Il negozio amico del bambino” è un progetto creato di comune intesa con l’associazione culturale “Sinergie Lucane”, una realtà associazionistica che svolge un lavoro encomiabile sul territorio, facendosi promotrice di attività di sensibilizzazione e promozione del territorio, realizzando idee di grande pregio dal punto di vista sociale e culturale nell’ottica dello spirito di squadra e della collaborazione con chiunque abbia voglia di fare qualcosa di buono per la propria dimensione cittadina e per gli altri.

La realizzazione delle tre giornate ha richiesto un impegno incredibile, è stata un’impresa ciclopica, ma alla luce del risultato, sono davvero molto soddisfatta di essermi sobbarcata una così grande fatica.

Naturalmente la tornata potentina conclude un primo ciclo di giornate dedicate al tema dell’allattamento al seno in pubblico, ma il progetto non si ferma affatto qui.

Sto pianificando altre tappe di promozione della campagna di sensibilizzazione, non solo in Basilicata, ma anche oltre i confini della nostra splendida regione, per cui ad anno nuovo sicuramente il progetto sarà ampliato e rivisitato in vista della sua presentazione in nuove località.

Qual è lo scatto realizzato che ti ha emozionato di più?

E’ difficile a dirsi. Ogni scatto ha rappresentato per me un momento di particolare emozione; ho ritenuto di essere in una condizione di privilegio per la possibilità stessa di condividere con le mamme che hanno deciso di aderire alla mia iniziativa dei momenti così irripetibili. Sono migliaia le volte che una mamma offre il proprio seno al suo bambino, ma ogni volta è un’emozione unica e diversa dalla precedente per ogni mamma.

E’ stata un’avventura meravigliosa sotto tutti gli aspetti!

Posso dire, però, che tra i tanti momenti vissuti ed immortalati, senz’altro un posto speciale nel mio cuore è riservato a quelli che io chiamo i “bimbi guerrieri”; sono i “cuccioli” del reparto di Neonatologia dell’Ospedale San Carlo di Potenza.

Mi ha emozionato la forza di questi bambini nati prematuri o che le circostanze hanno costretto ad una degenza in ospedale dopo la nascita; è impressionante come scalpitino e lottino per poter trovare la loro strada e farsi avanti nonostante le difficoltà che venire al mondo ha comportato per loro.

Per questi bimbi anche una sola goccia del latte delle loro mamme è vita allo stato puro e da questi bimbi tutti dobbiamo trarre un prezioso insegnamento.

Sono quattro le mamme che hanno acconsentito a farsi immortalare mentre allattano il loro “bimbo guerriero”; a loro va il mio plauso, per l’incommensurabile tenacia in questa avventura che si è rivelata più in salita di come avrebbero immaginato; ma anche il mio ringraziamento per aver condiviso la loro esperienza. Loro e i loro bambini, oltre ad essere nel mio cuore, “vengono con me” sempre e ovunque. I quattro scatti che li rappresentano sono la costante di ogni tappa della campagna “Io ciuccio dove mi pare”; è il mio modo di dire loro che sono speciali.

Alla fine del progetto realizzerò un book fotografico all’interno del quale saranno illustrati tutti gli scatti realizzati durante questo percorso di conoscenza e di amore; ogni bambino avrà il suo posto nel libro ed ognuno degli scatti realizzati sarà accompagnato da una frase scritta dalla mamma il cui bimbo è ritratto in foto; ho pensato che fosse doveroso coinvolgere le mamme in questa cosa; in fondo chi meglio di loro poteva esprimere l’intimo significato dei momenti che ho suggellato con le mie fotografie?!

Quali sono state le reazioni dell’opinione pubblica, delle istituzioni e della gente comune di fronte ad una campagna di sensibilizzazione così “sonora” e di così grande scalpore?

Come in ogni esperienza della vita, ho riscontrato atteggiamenti e reazioni contrastanti, non solo rispetto al mio progetto, ma proprio riguardo all’argomento.

Sono sicuramente felice di aver avuto una risposta concreta dalle Istituzioni, molte delle quali non hanno esitato a promuovere la campagna e ad offrire il proprio patrocinio per agevolarne la pubblicizzazione.

Tra la gente, invece, non ho registrato solo un atteggiamento positivo e propositivo; anzi! Le opinioni sono state discordanti; in molti si sono schierati dalla mia parte ed hanno anche concretamente contribuito alla realizzazione del progetto, in primis le donne che hanno deciso di farmi da modelle; ma allo stesso tempo, tante altre persone non hanno esitato – in alcuni casi in maniera anche piuttosto sconveniente – a contestare pesantemente e a bollare la campagna fotografica come un qualcosa da esorcizzare perché impudica e disonorevole.

Al di là dei modi più o meno censurabili con cui chi non era in sintonia con il mio progetto ha voluto esternare la propria disapprovazione, quel che ho trovato più disarmante – e se mi è consentito forse anche un pò triste – è stato il monito negativo rivoltomi spesso da donne che hanno vissuto la maternità e che, probabilmente, a loro volta si sono trovate a vivere anch’esse le difficoltà ed i pregiudizi che la mia campagna vuole denunciare; ebbene, rispetto a queste donne, a queste mamme, ho trovato la critica ingiustificabile.

Cosa ci dici di te? Sei donna, madre, moglie, professionista. Come ti misuri con le difficoltà quotidiane di tutte queste dimensioni?

Che dire, mi divido tra mille impegni, molti progetti importanti, tante idee da realizzare, cose da fare, sia nel quotidiano e all’interno delle mura domestiche, sia nel mio lavoro.

Cerco di fare tutto quello che posso, con il prezioso sostegno della mia famiglia; provo a coniugare i “doveri”, se così si possono chiamare i gesti che con amore nella vita di tutti i giorni rivolgo ai miei figli, a mio marito ed al nostro focolaio domestico, con le aspirazioni e le ambizioni che ho realizzato e conto di realizzare ancora nella mia professione, nella quale ho deciso di investire il mio futuro ed attraverso la quale do sfogo alle mie passioni artistiche.

Tirando le somme, posso dire di essere soddisfatta. Sono FELICE!

Qual è la tua personale opinione sull’allattamento al seno?

Sono una mamma anch’io ed ho vissuto e subìto in prima persona gli occhi della gente.

In Italia non c’è protezione per chi decide di percorrere questa scelta, non c’è tutela contro le discriminazioni.

Allattare al seno è un’esperienza tanto faticosa quanto meravigliosa e dopo la nascita di un bambino una mamma ha bisogno di tanto supporto e di essere incoraggiata, specie se è alla sua prima esperienza. Al contrario, ciò che accade spesso è che l’allattamento in pubblico venga considerato indecente, come fosse un qualcosa di “sporco”, quasi un atto osceno.

Bè, questo approccio per me è un insulto alla maternità. Allattare, quando le condizioni psico-fisiche della donna lo consentono, dovrebbe essere una scelta (allo stesso modo decidere di non farlo!) e ritengo che le scelte personali delle donne, delle mamme, ma degli individui in generale, meritino il dovuto rispetto.

Hai mai pensato di voler tornare indietro o hai mai avuto ripensamenti in merito a questo tuo progetto?

Voglio dirlo a voce alta…MAI! Anzi, le critiche, le difficoltà, gli ostacoli incontrati, l’insensibilità che alcune persone hanno manifestato spesso anche in maniera piuttosto sconveniente, non hanno fatto altro che alimentare la mia passione, rafforzare il mio intento e darmi lo sprint per crederci ancora di più. Sono certa di voler andare avanti in questa avventura, a testa alta, con la determinazione che mi contraddistingue per indole e che si alimenta dei riscontri che, di contro, ho ottenuto da parte delle istituzioni e di tutti coloro che hanno deciso di credere in me e nel progetto.

Copyright foto: Claudia Marone Photography

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