L’ITALICUS, BREVE ANALISI DI UNA STRAGE DIMENTICATA

Il 1974 è un anno particolarmente sanguinolento per la storia del nostro Paese.

Siamo nel pieno dei cosiddetti “anni di piombo”, il particolare periodo storico che a partire dalla fine degli anni sessanta e nel corso del successivo quindicennio segnerà il destino di molti uomini di Stato; e non solo.

E’ una stagione pregna di attentati e di violenza quella che mettono in atto i gruppi eversivi esponenti dell’estrema destra e della sinistra più sovversiva e radicale, attraverso attacchi terroristici a suon di bombe e attentati alle istituzioni repubblicane ed agli uomini che le rappresentano.

Molte delle tragedie di quest’epoca vantano autori pronti a rivendicarne la paternità; e fieri di farlo. Altre invece sono passate alla storia per essere rimaste questioni irrisolte, per l’impossibilità di trovare i veri responsabili o per l’indolenza di chi avrebbe dovuto punire e non lo ha fatto mai, perché probabilmente lasciare l’evento senza un colpevole e senza un autore era più comodo e – sembrerà assurdo dirlo – meno impopolare.

Correva la notte tra il 3 e il 4 agosto del 1974 quando la quinta carrozza del treno espresso 1486, meglio noto come Italicus, proveniente da Roma e diretto a Monaco di Baviera, saltò in aria all’interno della Grande galleria dell’Appennino, nei pressi di San Benedetto Val di Sambro in provincia di Bologna, per via di un ordigno ad alto potenziale esplosivo.

Dodici persone persero la vita nell’esplosione; sarebbero state molte di più se il treno non avesse recuperato quei due o tre minuti nella corsa ed il quinto vagone fosse esploso dove era previsto che esplodesse.

Tra le vittime si annovera con particolare commozione un tale Silver Sirotti, appena ventiquattrenne, scampato e sopravvissuto alla potenza esplosiva della bomba, ma che perse comunque la vita cercando di salvare gli altri passeggeri a bordo del treno dal rogo sviluppatosi a seguito dell’esplosione.

L’attentato venne rivendicato immediatamente da parte di Ordine Nero, l’associazione segreta terroristica neofascista costituita nel 1974 a seguito del discioglimento, avvenuto l’anno precedente, del gruppo Ordine Nuovo e della crisi di Avanguardia Nazionale.

La rivendicazione avvenne per mezzo di un biglietto rinvenuto all’interno di una cabina telefonica a Bologna, nel quale si dava atto che Giancarlo Esposti, politico e terrorista dell’estrema destra militante nelle Squadre d’Azione Mussolini, era stato vendicato.

Esposti era un attivista politico particolarmente noto negli ambienti eversivi ed era noto alle istituzioni ed alle cronache per essere considerato lo stragista di piazza della Loggia; o almeno così faceva comodo considerarlo.

Venne ucciso il 30 maggio del 1974, a Pian del Rascino, in provincia di Rieti, cecchino per mano di un maresciallo dei carabinieri che – secondo quanto si sa – lo freddò senza troppe ciance.

La democrazia il mandante, un agente è l’assassino“; così fu descritta la sua morte da Francesco Mancinelli.

Ma questa è un’altra storia, di cui parleremo in un’altra occasione.

Le indagini aperte a seguito dell’esplosione dell’ordigno sul treno Italicus portarono subito a collegare l’attentato con gli ambienti eversivi dell’estrema destra ed emerse nel corso delle attività inquirenti un certo collegamento con la loggia massonica Propaganda due, fondata nel 1877 con il nome originario di Propaganda massonica; un gruppo di consociati tutti politicamente attivi che assunse una connotazione di devianza rispetto al sistema istituzionale ed all’ordinamento giuridico.

Alcuni esponenti della P2 di Licio Gelli, a seguito delle indagini, vennero tratti a giudizio, ma il lungo iter processuale attraverso i diversi gradi di giudizio con tanto di “rimbalzo” non consentì di accertarne le responsabilità e la paternità rispetto all’attentato, con la conseguenza, a dir poco sconcertante, che la P2, pur considerata responsabile della strage dal punto di vista storico-politico, non annoverò mai tra i suoi componenti alcun condannato.

La stessa Commissione parlamentare sulla loggia P2 scrisse negli atti: “La strage dell’Italicus è ascrivibile ad un’organizzazione terroristica di ispirazione neofascista o neonazista operante in Toscana“; ed ancora “la loggia P2 è quindi gravemente coinvolta nella strage dell’Italicus e può ritenersene addirittura responsabile in termini non giudiziari ma storico-politici quale essenziale retroterra economico, organizzativo e morale“. Parole gravi, che denotano un quadro raccapricciante, ancor più se si considera che tutto il lavoro svolto nella ricerca della verità è stato ed è del tutto inutile, se non ai fini della memoria storica del nostro Paese che viveva all’epoca un momento di alta tensione politica e di dilagante terrore.

L’aria che si respirava nel 1974, infatti, era un’aria pesante, fatta di estremismi; da un lato i fascisti e dall’altro i comunisti; al centro la Democrazia Cristiana, dall’emblematico slogan – a denotarne la strategia – “divide ed impera”.

Una delle stranezze del caso riguarda proprio la presenza sul treno della morte di un democristiano, lo statista ed all’epoca Ministro degli Esteri Aldo Moro, una coincidenza piuttosto singolare che non ha mai fugato completamente il dubbio che il vero obiettivo della strage fosse proprio lui; un obiettivo non portato a segno per l’ulteriore coincidenza che avrebbe voluto che alcuni degli uomini di Moro si recassero in stazione e lo facessero scendere dal treno per fargli firmare dei documenti importanti.

Se Moro era l’obiettivo della strage (ed in realtà fu stabilito, pur con una certa alea dubitativa, che così non era per via della eccessiva farraginosità e macchinosità dell’attentato), risparmiargli la tragica fine in quel momento potrebbe quasi dirsi uno strano scherzo del destino, un destino purtroppo irreparabilmente segnato, se si considera che Moro venne rapito e giustiziato qualche anno dopo, nel 1978, per la mano violenta e sanguinaria delle Brigate Rosse, un gruppo terroristico di estrema sinistra, costituito nel 1970, che per ideologia politica era in netta antitesi con la loggia massonica P2.

Sull’Italicus, a differenza che su altre stragi dell’epoca con cui quella del treno Italicus condivide piste, indagini mai portate a termine e depistaggi strani e quanto mai sinistri, fu posto il segreto di Stato, fino a che questo non fu tolto, nel 1985, per disposizione del premier di allora Bettino Craxi e si scoprì un certo collegamento con l’ambiente degli esuli greci, con la questione di Cipro e con la caduta della giunta dei colonnelli greci, tutti aspetti che si ritennero irrilevanti ai fini dell’accertamento delle responsabilità relative allo scoppio sull’Italicus; e la cosa finì nel dimenticatoio.

Ciò che desta qualche perplessità è un evento occorso esattamente dieci anni dopo, il 23 dicembre 1984, quando con le stesse identiche modalità, si consumò un attentato nella medesima Grande galleria dell’Appennino; un attentato dinamitardo noto come strage del Rapido 904 o strage di Natale, una sorta di Italicus bis, per le modalità esecutive e per i personaggi coinvolti; un evento in grado di riaprire ferite e lacerazioni mai chiuse e di scalfire ancora una volta il cuore di un’Italia che arrancava per trovare la luce.

Ma anche questa è un’altra storia…e ve ne parleremo un’altra volta.

 

 

 

Copyright foto: https://4agosto1974.wordpress.com/

http://www.csm.it/documents/21768/164916/Sentenza-ordinanza+di+rinvio+a+giudizio+3+agosto+1994+-+parte+1/dd17fcf9-ba77-cd3a-b4c5-42cea0cfa053

 

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