IL VIOLINISTA DEL DIAVOLO, LA CONTROVERSA FIGURA DI NICCOLÒ PAGANINI

“Paganini non ripete”. Fu ciò che si sentì rispondere Carlo Felice di Savoia al Teatro Carignano di Torino quando, nel 1818, dopo aver assistito ad uno dei concerti del più geniale violinista di tutti i tempi, gli chiese di ripetere quella stupefacente performance.

A dirla tutta, il rifiuto di Paganini di bissare quello che aveva appena suonato con il suo violino non fu un gesto di sgarbo nei confronti del futuro re.

Il controverso violinista non poteva ripetere ciò che aveva appena suonato semplicemente perchè era oggettivamente impossibile; le sue esecuzioni erano sempre il frutto dell’improvvisazione.

Attorno alla figura del talentuoso musicista aleggiano racconti misteriosi, alcuni dei quali lo collegano addirittura al mondo del soprannaturale.

Pare che all’età di soli sei anni contrasse una malattia esantematica, verosimilmente il morbillo, a causa della quale perse i sensi e fu dato per morto. Fu durante il servizio funebre che Paganini, avvolto nel sudario, fece un piccolo movimento che, notato dai presenti, scongiurò il pericolo della sepoltura prematura e fece gridare al miracolo.

Paganini esordì con il violino all’età di undici anni a Genova, la sua città natale, nell’oratorio di San Filippo e da quel momento la sua carriera musicale fu in continua ascesa; le apparizioni di Paganini sul palco facevano lievitare il prezzo dei biglietti a teatro ed ogni suo spettacolo era sold out; tutti accorrevano per vederlo suonare, quello strambo ed impareggiabile musicista dai leggendari virtuosismi, che saltava da un’ottava all’altra con diabolica abilità e suonava con una velocità fuori dall’ordinario, fino a lesionarsi i polpastrelli, a far fumare lo strumento e a distruggerlo letteralmente ad ogni concerto per terminare puntualmente lo spettacolo con una sola corda superstite, quella del Sol.

Una rock star d’altri tempi si può dire, il cui aspetto poco aggraziato, a quanto pare, non sembrava importunare le donne, che lo bramavano come fosse un adone, tanto da garantirgli una fama da latin lover di tutto rispetto ed una collezione non indifferente di amanti sparse per tutto il mondo.

Tra le tante, se ne ricorda una in particolare, tale Angelina Cavanna, figlia di un sarto, modista poco più che ventenne e dalle frequentazioni libere e discutibili (almeno per i tempi), che rimase folgorata da quell’uomo, così singolare nel talento quanto nell’aspetto, con il quale decise – con la benedizione del padre – di trasferirsi a Parma; quando la donna, dopo alcuni mesi di convivenza, si rese conto di essere incinta, per la sua relazione amorosa con Paganini iniziò il tracollo.

La Cavanna fu indotta a bere una pozione venefica e a trasferirsi altrove, a casa di una sorella, dove Paganini le promise che l’avrebbe raggiunta presto; inutile dire che ciò non accadde mai e, per questo, il padre della ragazza lo denunciò per violenza ai danni di minore e mancata promessa di matrimonio, procurando al musicista la gattabuia.

Naturalmente Angelica e la sua famiglia decisero di lucrare sulla disavventura e decisero di pretendere da Paganini gli alimenti per la creatura che sarebbe nata.

Il macabro colpo di scena avvenne quando Angelica partorì un feto morto, circostanza questa che alimentò ulteriormente nella gente il sospetto e la convinzione che Paganini avesse stretto un patto con il diavolo ed a Satana potesse chiedere ciò che desiderava; mai nulla fece Paganini, noto anche come il “violinista del diavolo”, per smentire quelle dicerie, nella convinzione – probabilmente nemmeno così errata – che alimentassero la sua fama, il suo grande successo e, nonostante l’improbabile aspetto fisico, il grande consenso della platea femminile.

 

 

Copyright foto: https://genovaquotidiana.com/2015/09/11/1814-accusato-di-stupro-paganini-finisce-in-galera/

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