Regali e cenoni: Frenesia da shopping natalizio

E’ arrivato dicembre: il mese del Natale, della tredicesima per i più fortunati e di intere giornate trascorse in modo più o meno consenziente nei centri commerciali a fare la spesa. Regali da comprare e cenoni da preparare diventano l’incubo di ogni notte, l’ossessione di ogni giorno. Le agende si riempiono di impegni dal salumiere per ritirare chili di prosciutto in offerta, da smistare poi con la sapienza di mazziere di poker negli antipasti. Sui cellulari vengono impostate sveglie con messaggi del tipo “vai a comprare la solita cravatta allo zio e prendi la bambina a scuola”: perché, a dicembre, la frenesia d’acquisto può portare anche a disconoscere i propri cari. Su tutti i frigoriferi iniziano a campeggiare post-it minatori alla stregua di “ricordati che tua cognata è vegana!” o “trova la tombola in soffitta”, onde evitare d’inimicarsi famiglia e amici alla vigilia di Natale, ma anche “prenota il cotechino” e “chiama il barbiere in settimana”.

Una legge antichissima e mai dimostrata con formule matematiche ma da tutti seguita in modo sistematico dice, infatti, che: nei giorni che vanno dal 24 al 31 dicembre bisogna avere in casa provviste per sfamare un esercito di nipoti scalmanati e compagni del liceo ritrovati ma, al contempo, mantenere la presentabilità impeccabile dei regnanti di Borgogna. Assicurarsi dunque dispense straripanti e capelli lisci o cotonati – a seconda dei gusti, purché lo siano h24 – ma anche regali già impacchettati e barbe perfettamente rasate, se non altro per evitare l’effetto “Babbo Natale” dell’anno.

Tragica la costatazione di dover comprare nuovi addobbi natalizi, a causa del terremoto dell’anno precedente generato in salotto da una banda di pestiferi ragazzini. Adorabili demonietti che fanno ritualmente gruppo mentre si serve in tavola e non si danno pace fino a quando non siano state eliminate almeno una decina di palle natalizie e fulminate dalle due alle tre serie di luci a intermittenza. Alla fine di ogni cenone l’albero di Natale presenta i segni di un faticosa campagna di resistenza. La vittoria pende dalla stesso lato della stella comete posta sul suo ultimo ramo.

Dai portafogli iniziano ad uscire banconote che mai più vedranno la via del ritorno. Carte di credito che strisciano e sfavillano in mano a cassieri di tutte le etnie e delle più eterogenee catene di negozi. E’ il mese in cui ci si sente liberi di sperperare. Forse si entra un po’ troppo nel mood “zio Paperone” ma il Natale è fatto anche per sognare.

Gli acquisti ansiolitici degli ultimi minuti, però, non devono mancare mai. La corsa al supermarket sotto casa – ovviamente mentre i cugini stanno già parcheggiando – per prendere il pane dimenticato ha lo stesso valore rituale del bicchiere di vino rosso versato sulla tavola dal nonno tra la prima e la seconda portata, massimo la terza. Attimi di puro panico in tutti gli alimentari del mondo. Donne che con una mano spingono il passeggino e con l’altra trainano il carrello della spesa, le più organizzate infilano i propri pargoli nei carrelli, le più audaci arrivano a mettere le cose da comprare sui bambini. Eroine a metà tra l’epicità e il dramma. Gli uomini fanno di meglio: per sopperire alla svista del pane dimenticato in precedenza, lo comprano in ogni formato e per tutti i gusti, evitando scortesie persino con il vicino celiaco da poco entrato nel giro dei cenoni familiari.

La scelta del Pandoro/ Panettone meriterebbe una trattazione enciclopedica a se stante. Andrebbero ripercorse le incredibili vicende di ogni invitato che, puntualmente e come ogni anno, non ricorda se la casa presso la quale si festeggerà preferisca l’uno o l’altro. Monetine fatte saltare in aria nella speranza che la testa o la croce abbiano maggior giudizio nella scelta. Infiniti sarebbero i documenti da analizzare per quanto riguarda le dispute su quale dei due sia più buono. Scuole di pensiero che si scontrano da tempi immemori per poi ritrovarsi nella comune idea che la tazza di latte del giorno dopo sia il perfetto accompagnamento di entrambe.

Un barlume di speranza, nelle psicosi da acquisto, lo danno i regali da riciclare. Quelli che sono così inaccettabili da far rabbrividire anche il Babbo Natale sottopagato che distribuisce volantini all’angolo della strada. Quelli così inopportuni che nel momento in cui si ringrazia il folle donatore – con un sorriso di circostanza e velata imprecazione – si sta già pensando a chi reindirizzarli. Tuttavia è innegabile che siano un tocca sana per i doni dimenticati e non più acquistabili per mancanza di tempo. Dopotutto il “folle donatore” altro non è che un re magio stordito dai profumi contrastanti di qualche boutique del centro che svendeva tutto per stress, ritrovatosi ad avere le tasche vuote e regali ancora da fare, che ha optato per un set da bagno dalla fragranza non ben definita ma tutto a metà prezzo. E’ in uno di questi momenti, dalla voce fioca di qualche re magio stanco che sarà stata concepita la sacrosanta affermazione “tanto è il pensiero che conta!”.

Antonella Fortunato

 

@copyright foto copertina:

http://vivibene.org/stress-per-gli-acquisti-di-natale-neanche-un-po-se-ti-affidi-al-tv-shopping/

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