CULTURA

A LEZIONE DI SEMIOTICA – UMBERTO ECO E I SOCIAL MEDIA

Umberto Eco è l’intellettuale per eccellenza nel contemporaneo panorama culturale europeo. Scomparso nel 2016 egli lascia a tutti noi una grande eredità, quella di aver precorso i tempi e di aver fondato una scienza, in anni non sospetti, che ci aiuta, oggi più che mai, ad interpretare la realtà che ci circonda: la Semiotica dei Nuovi Media. Risalgono alla fine del 2001 i primi insegnamenti universitari che portano questo nome, e fra il 2003 e il 2004 uscirono le prime pubblicazioni, mie e di altri, sull’argomento. Prima di quegli anni, l’espressione semiotica dei nuovi media non era mai stata usata né in Italia né all’estero, ma l’attenzione di Eco per le tecnologie digitali era sempre stata altissima, fin dai tempi della diffusione di massa dell’informatica, nella prima metà degli anni Ottanta, quando i Pc cominciarono a entrare nelle nostre case diventando uno strumento imprescindibile per qualunque lavoro intellettuale. Perciò la nascita di questo settore della semiotica, dedicato ai media digitali e alle reti, con tanto di cattedre e insegnamenti, esami, tesi di laurea e dottorati, va vista come il lascito accademico di un’attenzione che Eco ha manifestato per tutta la vita.

Pe comprendere al meglio quello che Umberto Eco ha portato nelle aule universitarie, bisogna tornare indietro nel 1964 quando pubblicava Apocalittici e Integrati, una raccolta di saggi scritti dagli anni ’50 fino alla pubblicazione. In questo libro, Eco investigava sul rapporto dell’intellettuale con la cultura di massa. Per cultura di massa bisogna prendere in considerazione tutto ciò che è pop, dai fumetti alla musica passando per il cinema e la televisione. Il Semiologo distingueva in due tipi di approcci alla cultura di massa da parte degli intellettuali: gli Apocalittici erano coloro che vedevano nell’accettazione dei mass media e della pop culture un appiattimento e una livellazione delle coscienze, mentre gli Integrati sostenevano l’importanza dei mass media poiché mettevano a disposizione di una larga fascia di utenti un numero di informazioni di cui, prima di allora, questi non potevano fruire. Da un lato, quindi, gli Apocalittici vedevano nel progresso tecnologico e nella democraticità dei media un appiattimento culturale, mentre, gli Integrati, vedevano nel futuro “magnifiche sorti e progressive“.

Eco non ha mai avuto, però, un buon rapporto con quello che i mass media erano diventati negli ultimi tempi. Da buon intellettuale senza peli sulla lingua, nel 2015, quando le fu conferita la laurea honoris causa, durante la conferenza stampa egli asserì: “I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli”. Da qui si evince come il rapporto con la materia trattata nel libro del 1964, negli ultimi anni sia cambiato radicalmente e in maniera quasi opposta. Se da un lato una speranza era ancora possibile nell’interpretazione dei segni della realtà attraverso una collettività creativa e non omologata, oggi si ha l’impressione che la collettività sia un grande calderone di segni senza veri e propri significati.

Da ottimo conoscitore dei social media, Eco utilizzava lo strumento social più chiacchierato di sempre: il trolling. Umberto Eco si divertiva molto ad assumere sui mass media e sui social posizioni contrastanti, tanto da risultare antipatico e sentenzioso. Nel 2010 su L’Espresso, il semiologo così sentenziava “Una volta chi si sentiva abbandonato dal resto dell’umanità trovava consolazione nel fatto che l’Onnipotente, almeno lui, era ogni giorno testimone dei suoi affanni. Oggi quella funzione divina è decisamente sostituita dall’apparire in televisione”. Un concetto forse di Wharoliana memoria ma che sintetizza al meglio quello che oggi sono diventati ora i mass media, la televisione ma ancor più i social network. La verità però è quasi sempre nel mezzo e forse la soluzione è quella di non essere né Apocalittici né Integrati e vivere al meglio i nuovi mezzi di comunicazione come strumento autentico di informazione e condivisione e non come populistico approccio alla realtà.

COPYRIGHT FOTO: https://www.abaa.org/blog/post/umberto-eco-in-memoriam
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