ATTUALITÀ

INTERVISTA A IVANA PIPPONZI, CONSIGLIERA DI PARITA’ DELLA REGIONE BASILICATA

DALLA PARTE DELLE DONNE.

“Per tutte le violenze consumate su di Lei,
per tutte le umiliazioni che ha subito,
per il suo corpo che avete sfruttato,
per la sua intelligenza che avete calpestato,
per l’ignoranza in cui l’avete lasciata,
per la libertà che le avete negato,
per la bocca che le avete tappato,
per le ali che le avete tagliato,
per tutto questo:
in piedi, Signori, davanti ad una Donna”

(William Shakespeare)

MetisMagazine è giunto ad un nuovo appuntamento con l’intervista al femminile.

Abbiamo affrontato, nei mesi precedenti, le tematiche della maternità e dell’allattamento al seno in forma libera e senza pregiudizio, esperienze tanto naturali e meravigliose quanto rese difficoltose da un contesto sociale e culturale che spesso non tutela le donne nella maniera dovuta ed anzi inibisce – a volte in maniera subdola – l’esercizio di diritti sacrosanti che risultano garantiti solo sulla carta e non trovano riscontro, invece, da un punto di vista sostanziale.

In un’epoca in cui la donna ha perduto la marginalità del proprio ruolo; in un contesto in cui ella svolge – spesso con risultati ineguagliabili – professioni e mansioni fino ad ora considerate tipicamente maschili; in un momento storico in cui la donna – dopo aver lottato per anni contro il pregiudizio legato alla condizione femminile e condotto battaglie politiche e culturali di portata epocale – è riuscita a conseguire l’affermazione di principi di parità e non discriminazione rispetto a quello che è sempre stato considerato il “sesso forte”; in un’era di tal fatta, si assiste al dilagante ed allarmante fenomeno della violenza di genere; una violenza che può rivelarsi nelle forme più disparate ed estrinsecarsi in più misure, fino ad assumere una connotazione estrema, macabra e distruttiva, complice il fatto che il graduale ed ormai inarrestabile processo di emancipazione femminile ha determinato uno squilibrio (o forse un nuovo equilibrio) nelle posizioni dei due generi all’interno dei contesti familiari, sui luoghi di lavoro, nelle istituzioni e nella società in generale, generando una competitività che, in più occasioni, è mal tollerata dagli uomini, per il fatto stesso che li vede intellettualmente soccombenti.

È un periodo storico delicato per il mondo femminile quello che stiamo attraversando, un momento nel quale bisogna essere capaci di guardare al di là delle apparenze e prestare ascolto ai segnali che lanciano – il più delle volte in maniera silente – le vittime di soprusi e di abusi.

A qualunque livello si generi e si estrinsechi la violenza, che sia per strada nel buio della notte, all’interno delle mura domestiche o sul luogo di lavoro, è importante poter contare sulla forza delle istituzioni ed avere fiducia nel lavoro che quotidianamente le figure che le rappresentano svolgono per far sì che quei diritti di libertà, di parità ed uguaglianza per la cui affermazione si sono mobilitate nel corso dei decenni intere classi sociali e politiche, diventino effettivi e possano dar luogo ad una tutela piena, concreta, reale, non solo delle donne, ma delle categorie più esposte in generale.

È proprio ad una Donna delle istituzioni che abbiamo deciso di dedicare la nostra intervista del mese, l’Avv. Ivana E. Pipponzi, Consigliera di Parità della Regione Basilicata,  una donna che si lascia apprezzare per il costante ed estenuante impegno profuso nei numerosi progetti di sensibilizzazione a favore delle donne e della parità dei generi, portati avanti con caparbietà e dedizione; un’alta carica che riveste e rappresenta meritoriamente l’ufficio cui è preposta, per il virtuoso modo di operare e di lavorare, dalla parte delle donne, per l’affermazione dei loro diritti, per la garanzia dell’uguaglianza nell’accesso al lavoro e negli avanzamenti di carriera, perché non subiscano abusi per il sol fatto di essere donne, perché non debbano scendere a compromessi per poter conciliare l’ambizione professionale con le aspirazioni alla vita familiare, perché si sentano realizzate a pieno e possano vivere con serenità la loro condizione femminile.

In fondo essere donna, per chi vi scrive, è un privilegio accordato dalla natura, una condizione della quale andare fieri e per cui battersi a denti stretti.

Nel cedere il passo alla lettura dell’intervista alla Consigliera di Parità della Regione Basilicata, vi riporto il pensiero di una Donna che rappresenta le donne di tutto il mondo, con le loro debolezze e la loro forza, con le loro paure e i loro sogni.

“Essere donna è così affascinante. È un’avventura che richiede tale coraggio, una sfida che non annoia mai. Avrai tante cose da intraprendere se nascerai donna. Per incominciare, avrai da batterti per sostenere che se Dio esiste potrebbe anche essere una vecchia coi capelli bianchi o una bella ragazza. Poi avrai da batterti per spiegare che il peccato non nacque il giorno in cui Eva colse la mela: quel giorno nacque una splendida virtù chiamata disubbidienza. Infine avrai da batterti per dimostrare che dentro il tuo corpo liscio e rotondo c’è un’intelligenza che chiede d’essere ascoltata”.

(Oriana Fallaci)

CHI È E CHE RUOLO HA LA CONSIGLIERA DI PARITÀ?

La Consigliera di parità è la figura istituzionale preposta ad intervenire in modo specifico sulle tematiche della parità e delle pari opportunità legate al mondo del lavoro, rappresenta infatti, a livello territoriale, il Ministro del Lavoro ed il Ministro per le pari opportunità.

I compiti e le funzioni sono disciplinate dal D.lgs 198/2006, c.d. Codice sulle pari opportunità.

Ha un ruolo fondamentale nell’ottica del conseguimento di una effettiva parità dei generi in ambito lavorativo ed esplica questa sua funzione in maniera diversificata, intraprendendo iniziative nell’ottica della realizzazione e del rispetto del principio di non discriminazione; promuovendo la parità tra le lavoratrici ed i lavoratori.

E’ un pubblico ufficiale, istituzionalmente deputata al contrasto delle discriminazioni di genere poste in essere sui luoghi di lavoro: si può ricorrere alla Consigliera di parità, infatti, per denunciare una condotta discriminatoria subita che si tenta di risolvere mediante una azione conciliativa (laddove non si riesca, l’Ufficio può costituirsi in giudizio a supporto delle ragioni della parte ricorrente mediante il c.d. giudizio ad adiuvandum).

Assume, inoltre, compiti di garanzia attraverso il controllo e la vigilanza sul rispetto della normativa antidiscriminatoria e di promozione delle pari opportunità; rilevando situazioni di squilibrio di genere nell’accesso al lavoro, nella promozione e nella formazione professionale, nella progressione professionale e di carriera, nella retribuzione ed in relazione alle forme pensionistiche complementari collettive; promuovendo, ancora, progetti di azioni positive, anche attraverso l’individuazione delle risorse dell’Unione Europea, nazionali e locali finalizzate allo scopo.

Più di recente, in vista della necessità di una riflessione sulla valorizzazione del ruolo di questa figura istituzionale, il raggio di azione delle Consigliere di Parità si è andato ampliando in direzione del contrasto alla violenza di genere anche al di fuori dei luoghi di lavoro; ciò naturalmente in risposta a quella che è una esigenza specifica, legata ad un momento storico particolare, nel quale dirompe il fenomeno della violenza contro le donne.

PERCHÉ È IMPORTANTE CONSEGUIRE LA PARITÀ EFFETTIVA TRA UOMO E DONNA?

Credo che la parità sia un diritto per cui lottare strenuamente; ancor più in quest’epoca storica, nella quale è dilagante il fenomeno della violenza di genere; non solo nel mondo del lavoro, ma ancor più e soprattutto nel contesto sociale di riferimento è indispensabile una capillare attività di informazione ed educazione al rispetto dei generi e tra i generi e al concetto di parità tra uomo e donna.

Nel mio agire, infatti, cerco di portare avanti una forte sensibilizzazione sulle tematiche paritarie, che sia in primo luogo culturale. La parità deve essere sentita come un valore, diversamente non basteranno leggi ad imporla. Il riferimento è, evidentemente, alla mancata adozione delle quote di genere nelle Giunte dei Comuni con meno di 3.000 abitanti, ove non si applica la Legge Delrio (che  “impone”, appunto il rispetto della quota al 40% del sesso meno rappresentato). Se non vi è una legge che impone la parità, si preferisce non includere rappresentanze femminili nei consessi esecutivi. Proprio nell’ottica dell’inclusione delle donne nei contesti politici ho “diffidato” numerosi Sindaci di Comuni inadempienti a prevedere “quote rosa” (da ultimo, anche il Prefetto di Potenza ha sollecitato le dette istanze).

Auspico che presto il Consiglio Regionale Lucano vari una buona legge elettorale che preveda la doppia preferenza di genere, che ritengo possa in qualche modo consentire alle donne di accedervi più agevolmente.

Viviamo quotidianamente e quasi come un assillo la problematica della violenza feroce contro le donne, spesso vittime di abusi nelle mura domestiche, prima ancora che sul posto di lavoro; in molte occasioni, purtroppo, la violenza arriva alle più estreme conseguenze e si rimane sconcertati, puntualmente, di fronte al fatto che il più delle volte il carnefice è il compagno, il marito, la persona che avrebbe dovuto amare ed invece – per una distorsione emotiva che spesso ed impropriamente viene definita come “il troppo amore” – si è trasformato nel carnefice di turno.

COS’È LA VIOLENZA DI GENERE?

Violenza di genere è una forma di discriminazione di genere (come ci ricorda la Convenzione di Istanbul), un fenomeno trasversale (che non conosce distinzione di fascia reddituale e territoriale), sommerso ed ancora impunito; viene posta in essere con una qualunque forma di prevaricazione – anche economica – usata nei confronti delle donne per il sol fatto di essere donne; si tratta di abusi, discriminazioni, atti di violenza e di coercizione fisica e psicologica usati sulle donne per la loro appartenenza di genere.

Può trattarsi di semplici vessazioni o molestie fini a se stesse, di stalking, di stupro o anche di femminicidio; quello della violenza di genere è un fenomeno sociale a dir poco allarmante, costituisce la prima causa di morte o di invalidità per le donne di età ricompresa tra i 15 e i 50 anni e la cosa peggiore è che per molti uomini che sono avvezzi a condotte violente nei confronti delle loro mogli, compagne, figlie e delle donne in generale, la colpa è proprio delle donne, per non essersi prostrate e sottomesse al loro volere.

È il “troppo amore” la giustificazione più tipica degli uomini che perpetrano violenza di genere e le cui condotte spesso e volentieri si reiterano fino alle più estreme conseguenze.

I numeri sono tristemente sorprendenti; sono quasi sette milioni le donne in Italia che hanno subito violenza per mano di un uomo almeno una volta nella loro vita e la cosa peggiore è che i numeri sono destinati ad aumentare. Non vanno inoltre dimenticati figli delle vittime che, talora, sono colpiti dagli stessi carnefici delle madri.

SECONDO LEI COME SI COMBATTE LA VIOLENZA DI GENERE? E SOPRATTUTTO SI PUÒ COMBATTERE?

Ritengo che si possa e soprattutto che si debba combattere la violenza di genere.

La chiave di volta per il contrasto al fenomeno è l’educazione sentimentale che, poi, è educare al rispetto e all’altro, a chi è diverso da noi. È essenziale educare, ascoltare ma anche informare.

Si deve partire dal basso, cominciando a parlarne in famiglia, ai propri figli, sin da quando sono molto piccoli; si devono educare i ragazzi in età scolare al rispetto dell’altro ed all’accettazione, o forse meglio alla comprensione, della diversità, una condizione da vivere come un vantaggio e non come un limite.

Le scuole possono essere preziose alleate nella lotta alla violenza contro le donne, ma in genere nella lotta contro le discriminazioni nei confronti delle categorie più a rischio; sarebbe auspicabile da parte delle istituzioni scolastiche una capillare e continua attività di formazione mirata e specialistica, che possa sensibilizzare gli scolari, fornendo loro gli strumenti per riconoscere i casi – a volte latenti – nei quali viene esercitata violenza di genere ed insegnando loro che è necessario denunciare il fenomeno.

Ed ancora il dialogo con le istituzioni pure si profila essenziale. Sono molteplici gli interventi messi in campo, dalla tutela delle vittime di maltrattamenti e violenza domestica, allo stanziamento di risorse finanziari per la realizzazione di un piano d’azione antiviolenza ed una rete di case-rifugio, alla formazione – ancora – sulle tecniche di ascolto e di approccio alle vittime, di valutazione del rischio ed individuazione delle misure di protezione, ad arrivare ai corsi sulla violenza domestica, alla realizzazione di sportelli rosa.

Ogni misura, sia pur piccola, è un passo importante. Tutti noi possiamo fare qualcosa per dare un segnale di contrasto alla violenza di genere.

È di grande conforto, specie per gli operatori dei settori interessati al contrasto del fenomeno della violenza contro le donne, poter guardare ad una sua normazione specifica. Non passi inosservato, né stupisca il fatto che la Convenzione di Istanbul del 2011, nel dare una definizione alla violenza di genere ha deciso di conferire alla stessa la propria autonomia ontologica e di annoverarne le esternazioni nell’ambito dei crimini contro l’umanità; dal punto di vista della legislazione interna ci avvaliamo di una legge specifica, la n. 119 del 2013, in materia di contrasto alla violenza di genere, che di certo segna un primo passo significativo per la lotta fenomeno, ma a mio avviso è solo il primo di una serie di passaggi necessari alla realizzazione di una tutela piena ed effettiva delle donne vittime di violenza.

Quello che credo fermamente, in qualità di Consigliera di parità della Regione Basilicata, ma anche e soprattutto in quanto donna, è che ognuno di noi, pur nel suo piccolo, può fare qualcosa; e credo anche che le donne vittime di abusi hanno il dovere morale, prima ancora che giuridico, di denunciare gli episodi persecutori di cui sono vittime, per amor proprio, per la tutela della propria incolumità ed integrità; ed anche perché altre donne non subiscano la loro stessa sorte.

IL SUO UFFICIO È PARTICOLARMENTE VIRTUOSO ED ATTIVO NEL PERSEGUIMENTO DEGLI OBIETTIVI DI PARITÀ EFFETTIVA NEL MONDO DEL LAVORO. QUALI SONO I SUCCESSI CONSEGUITI DI RECENTE?

Devo dire che il lavoro che svolge il mio Ufficio è costante e capillare; lavoriamo e ci impegniamo tutti incessantemente per la migliore tutela delle donne e per il conseguimento effettivo della parità, nel mondo lavorativo e professionale e nella vita in generale.

Ricevo tutte le settimane lavoratrici (ma anche qualche lavoratore) che sporgono denunce per presunte discriminazioni di genere subite. Ho aperto oltre 30 procedimenti a carico di datori di lavoro (anche pubbliche amministrazioni) inadempienti la normativa sulle pari opportunità (la maggioranza dei casi riguardano dimissioni indotte e mancati rinnovi contrattuali per maternità), ed ho definito positivamente 10 procedimenti.

Per favorire le denunce, specie quelle attinenti a quella che definisco la piaga dei nostri giorni – le molestie sessuali sul luogo di lavoro – ho fatto realizzare nell’ambito del sito internet dell’ufficio (www.consiglieradiparita.regione.basilicata.it) una pagina dedicata “Io ti ascolto”, dove, riempiendo un semplice format, si può segnalare un caso di discriminazione e/o una molestia subita sul luogo di lavoro.

Spesso le donne non denunciano (negli ultimi dieci anni 1 donna su 3 ha subito una molestia sul luogo di lavoro) per paura di perdere il lavoro (solo lo 0.8 % ricorre al Tribunale); per questo è importante sensibilizzare l’opinione pubblica su queste tematiche, far conoscere la normativa e, soprattutto, informare che esiste una figura istituzionale a cui potersi rivolgere per chiedere ausilio.

I progetti sono tantissimi ed in continuo aumento; non faccio in tempo a portarne a termine uno che ce ne sono già tanti altri a cui lavorare; è proprio questo incessante impegno a darmi lo sprint per affrontare la fatica – spesso immane – necessaria a dare concretezza alle tante idee per la cui realizzazione sono impegnata in prima linea.

Mi fregio di poter rappresentare che, anche a colpi di “diffide”, sono riuscita a fare istituire presso molte pubbliche amministrazioni e presso molti Comuni i C.U.G. (Comitati Unici di Garanzia per il benessere lavorativo e contro le discriminazioni), organismi obbligatori dal 2010 ma che, purtroppo, sono ancora “sconosciuti.

Proprio di recente è stato siglato un accordo di cooperazione tra il Comitato Unico di Garanzia (Cug) del Comune di Potenza e la sottoscritta nella sua veste di Consigliera Regionale di Parità, finalizzato a favorire il benessere lavorativo ed a contrastare le discriminazioni sul luogo di lavoro, per contribuire alla gestione delle risorse umane e valorizzare, così, le differenze individuali quale fattore qualità nelle prestazioni lavorative; per promuovere il benessere delle lavoratrici e la possibilità – per le stesse – di conciliare più agevolmente l’esercizio delle professioni e delle attività lavorative, da un lato, e la vocazione familiare, dall’altro lato, una vocazione alla quale, spesso, le donne lavoratrici si trovano a dover rinunciare.

Sono stati istituiti numerosi Organismi paritari (C.P.O.) presso gli Ordini Professionali a seguito delle mie richieste (ad esempio, presso l’ordine dei Giornalisti).

Nelle prossime settimane istituirò una Rete tra i detti Organismi paritari (C.U.G. e C.P.O.) per effettuare mentoring e scambio delle buone prassi ed azioni positive in favore delle lavoratrici e dei lavoratori.

È un motivo di orgoglio e di vanto per il mio Ufficio l’aver conseguito un risultato tanto auspicabile in ogni contesto lavorativo e mi auguro che questo sia il primo passo verso una parificazione effettiva dei ruoli in molti ulteriori contesti, lavorativi e non.

Gioisco nel sapere che ci sono tanti organismi e tanti uffici che perseguono l’onorevolissimo obiettivo di ascoltare le donne e di schierarsi dalla loro parte, garantendo loro tutela e ausilio nella risoluzione di problematiche di fronte alle quali spesso sono sole ed inascoltate; sono fiera di tutti i piccoli traguardi che quotidianamente consegue il mio ufficio, perché questi sono la prova che metterci dell’impegno in quel che si fa, in fin dei conti, paga sempre.

 

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