FAKE NEWS – COME RICONOSCERLE E COMBATTERLE

In un mondo sempre più digitalizzato, è cambiato anche (e soprattutto) il modo di fare informazione ed essere sempre sul pezzo. Molti dei quotidiani e delle riviste che siamo abituati a trovare in edicola tutti i giorni hanno (chi prima chi dopo) fatto il grande salto nella rete.

Internet è, quindi, diventato il mezzo più usato per veicolare informazioni. Le testate giornalistiche si sono portate al passo coi tempi creando sempre maggiori contenuti interattivi che invogliassero il lettore, anche il più distratto e meno interessato, a cliccare sulla notizia. Però, una testata giornalistica per andare avanti ha, ovviamente, bisogno di entrate. Se non è più chi va a comprare tutti i giorni in edicola il quotidiano o la rivista specializzata, chi è che da sostentamento al mondo dell’informazione? Ovviamente, chi clicca sulla notizia sul sito internet.

Internet, come sappiamo, è un grande calderone mediatico. Nella rete ci finisce qualunque tipo di informazione proveniente da ogni parte del mondo. Molto spesso possiamo trovare siti internet di informazione che sono nati proprio nell’era digitale e non “analogica”, proprio come la nostra testata giornalistica Metis Magazine. Contrariamente, però, a chi fa il proprio dovere da giornalista o aspirante tale, pullulano sul web pseudo propagatori di notizie false o fuorvianti: stiamo parlando del fenomeno delle fake news e del clickbait.

FAKE NEWS E DINTORNI

Il termine fake news, mutuato dall’inglese, sta ad indicare una notizia falsa. Chi conosce la deontologia giornalistica sa che, per un redattore, pubblicare una notizia falsa è la cosa più grave che ci possa essere. Non solo ci si macchia di un reato, ma un giornalista che pubblica delle notizie false, ottenebra il vero significato del fare informazione. Nell’era digitale, però, le cose sono cambiate. Chiunque può aprire un sito internet o un profilo Facebook e dire la propria opinione su qualunque cosa. Il fenomeno delle fake news è quindi legato direttamente alla notorietà dei new media, dei social network quali Facebook e Twitter.

Perché i new media e le fake news sono fenomeni collegati? Poiché, come diceva Umberto Eco, “hanno dato diritto di parola a legioni di idioti“.  I social network sono i mezzo più veloce per veicolare informazioni, tramite gruppi o pagine che contano milioni di iscritti. Di solito questo pagine Facebook fanno riferimento a un partito o movimento politico o civile o etico il quale a sua volta esprime le proprie opinioni su dei portali esterni a Facebook o Twitter. I social servono però a spammare le notizie pubblicate sui siti esterni dalle stesse persone che, ovviamente, gestiscono la pagina. È così che la notizia falsa si propaga.

Tutti i canali di informazione utilizzano bene o male questa tipologia di comportamento social. Il problema sussiste quando sui portali esterni o anche con post sui social si pubblicano notizie false e tendenziose, volte solo alla ricerca di consensi e click che si trasformano in guadagno. Spesso, essendo notizie molto appetitose, dai titoli ricercatamente cliccabili e sconcertanti queste fake news si propagano a macchia d’olio ed estirparle non è un gioco da ragazzi.

Per rendere l’idea della propagazione delle fake news, possiamo prendere il considerazione un grafico Google Trends pubblicato da Corriere.it “riferito agli ultimi cinque anni dove si nota come le interrogazioni al motore di ricerca con il termine «fake news» siano diventate ricorrenti nell’ottobre del 2016, per poi esplodere nel mese successivo e mantenersi ad alti livelli fino a oggi”.

fake news

Quello pubblicato da Il Corriere della Sera nell’articolo interessante di Milena Gabbanelli è un resoconto lampante della tendenza distopica a cui stiamo andando incontro. Gli Stati Uniti sono stati il primo paese in cui la tendenza delle notizie false è esplosa, in un periodo, quello caldo delle elezioni, in cui homo homini lupus, in cui tutte le regole del gioco sono state rivoltate.

La figura di Donald Trump nella faccenda delle fake news è emblematica. Il presidente degli Stati Uniti ha spesso e volentieri attaccato l’informazione pubblica americana e soprattutto la CNN per aver divulgato notizie false sul suo conto, o come anche la grande inchiesta del New York Times che ha svelato gli altarini e il passato di Trump.

LA FALSA ITALIA: BUZZFEED E LA SUA INCHIESTA “ILLUMINATA”

Il pericolo delle fake news, purtroppo, non è solo oltre oceano. In Italia esso è un fenomeno in forte crescita e diffusione soprattutto in questo periodo di inizio della campagna elettorale. Il primo sito internet di informazione a rendersi conto del dilagante problema delle fake news in Italia è stato BuzzFeed.com in un articolo al vetriolo firmato da Alberto Nardelli e Craig Silverman.

Nell’articolo, sostanzialmente, i due giornalisti dimostrano come il dilagante populismo che in Italia fa leva su razzismo, anti politicismo, disinformazione e associazionismo cattolico (La Luce di Maria). Un vero e proprio network gestito da una società Web365 intestata al giornalista italiano Giancarlo Colono che su Facebook, con le pagine iNews24 e DirettaNews, faceva numeri da capogiro, superiori ai mass media nazionali. BuzzFeed ha avuto modo di analizzare le interazioni e le condivisioni che i post su queste pagine hanno generato: in molti casi venivano superate anche le grandi testate nazionali. Non mancano poi gli entusiasmi nazionalistici.

Una delle pagine del network più frequentate, iNews24, ha un gruppo collegato dal nome “Prima gli italiani – inews24.it”. La pagina di Direttanews.it un anno fa condivideva gli spot referendari di Matteo Salvini. Non mancano le proteste contro i diritti LGBT e contro le leggi anti-discriminazione.

IL FALSO COME IDEOLOGIA

In un grafico pubblicato da Il Corriere della Sera, possiamo vedere come gli Italiani si informano circa ciò che succede attorno a loro nel mondo e nel loro paese. Da quello che potete leggere nel grafico qui sotto, solo il 48% delle persone che si informano quotidianamente, dichiara di farlo tramite giornali, radio e tv, mezzi di comunicazione più o meno attendibili ma quanto meno professionali. Il 62% della popolazione invece si fida maggiormente di blog e motori di ricerca.

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Questo atteggiamento dell’italiano medio che attraverso Facebook, blog e motori di ricerca si informa e ritiene di farlo in maniera corretta senza interessarsi nel confutare le fonti, è molto più che un semplice modus operandi. Questo può essere considerato una vera e propria ideologia. Il perché è semplice.

Nel dizionario Treccani, alla voce ideologia 3 potrete trovare la seguente definizione: “Nel pensiero sociologico, il complesso di credenze, opinioni, rappresentazioni, valori che orientano un determinato gruppo sociale; anche, ogni dottrina non scientifica che proceda con la sola documentazione intellettuale e senza soverchie esigenze di puntuali riscontri materiali, sostenuta per lo più da atteggiamenti emotivi e fideistici, e tale da riuscire veicolo di persuasione e propaganda“.

Quanto detto è quanto propongono di fare coloro che fanno della disinformazione la loro informazione prediletta. Di coloro che ciecamente si affidano a un leader politico o a un movimento che mette come prima preoccupazione quella di “andare contro” e non di costruire.

Purtroppo questo è un atteggiamento ormai constatato ed estirparlo potrebbe essere ben difficile. Secondo il New York Times l’Italia è forse la nazione europea più pericolosa in quanto a stabilità e sicurezza nel concetto di Europa unita. Questo, ovviamente, potrebbe portare a ben più gravi problemi, in periodo di campagna elettorale e dopo, in base all’esito. Un’inversione di rotta non è solo auspicabile ma necessaria e questa deve partire da coloro che sulle fake news ci marciano e si guadagnano voti e da vivere.

 

 

 

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