CULTURA

PUBBLICITA’ DI IERI E DI OGGI: DAL CAROSELLO ALLE NUOVE FRONTIERE DEGLI SPOT PUBBLICITARI

Ricade quest’anno il sessantunesimo anniversario dalla nascita del programma televisivo “Carosello”, lo “spettacolino” con cui mamma Rai mandava in onda – celandoli nelle storielle di un teatrino divertente, dal messaggio retorico e pieno di riferimenti al nostro immaginario infantile – gli spot pubblicitari dei maggiori marchi italiani di beni al consumo.

Il fenomeno pubblicitario, risalente agli anni ’60 e alla prima metà degli anni ’70, ha letteralmente segnato la storia della pubblicità italiana; ed anche il modo di fare pubblicità, allora come ai nostri tempi, perché ancora oggi la pubblicità italiana guarda al Carosello come ad un modello da cui prendere esempio e dal quale, pur con le dovute e considerevoli evoluzioni degli strumenti tecnici a disposizione di chi fa pubblicità, non distaccarsi completamente.

Ve lo ricordate Vittorio Gassman che recita poesie d’amore per pubblicizzare il suadente cioccolatino Bacio Perugina? C’è una pubblicità in cui Gassman fa finta di provare ribrezzo per il dover recitare una réclame per poi arrivare a pubblicizzare i goduriosissimi cioccolatini. Un testimonial d’eccezione per un’eccellenza tutta italiana.

E vogliamo parlare di Dario Fo e Franca Rame per Reocaro? O ancora di Ernesto Calindri che combatteva “il logorio della vita moderna” trincandosi un Cynar?

E che mi dite di Calimero, il pulcino piccolo e tutto nero tanto sfortunato che puntualmente veniva salvato dalle derisioni e dalle sue disavventure per mano della bella Olandesina, una graziosa fanciullina bianca? E di Miguel son mi a bordo del suo veliero? e poi di Caballero e Carmencita a sponsorizzare il piacere di un caffè il cui aroma quasi quasi si sentiva provenire davvero dallo schermo?

Era l’Italia del boom economico quella che rimaneva incollata al televisore tra le 20.50 e le 21.00 per l’immancabile appuntamento con il Carosello; l’Italia della famiglia perfetta, un pò come quella del Mulino Bianco, dove regna sovrana la pace ed abbondano i sorrisi, dove non ci si arrabbia mai e si è sempre d’accordo su tutto, con i genitori che si tengono per mano sul divano per guardare il programma dopo aver messo a nanna i loro bambini; l’Italia dei sentimenti positivi e di speranza verso il futuro, l’Italia ancora poco scolarizzata del dopoguerra che si riprende la propria libertà e costruisce una nuova identità; quella degli stereotipi, che dà l’idea al popolo che tutto funzioni alla perfezione, o almeno così sarà fino agli anni di piombo; un’Italia senza colpi di scena o fuori onda; un’italietta che dei moralismi e della retorica fa il proprio baluardo.

In un siffatto contesto non stupisce che “Il Carosello” fosse così amato, perché promuoveva un consumismo “buono” all’interno di un contenitore di cinque spot pubblicitari creati come mini commedie, attraverso cui si pubblicizzavano prodotti per il tramite di personaggi famosi, reali o di fantasia che fossero, senza parlare per buona parte degli sketch degli stessi prodotti; i primi 100 secondi di ogni mini storia non avevano niente a che fare con il bene al consumo propagandato e solo nel codino finale si scopriva quale fosse il marchio pubblicizzato.

A dirla tutta, quello che oggi – nell’era del consumismo violento e della pubblicità spudorata e suadente – sembra un mito, per la Rai dell’epoca era quasi una vergogna; la pubblicità mal coniugava il suo ruolo con il concetto di tv pedagogica che si voleva lanciare; la réclame era una cosa brutta, di appannaggio di manipolatori occulti che miravano a portare il pubblico sulla cattiva strada del consumismo incontrollato.

Da quel famoso 3 febbraio 1957 è passato tanto tempo ed il mondo della pubblicità ha subito cambiamenti repentini e radicali. Siamo nell’epoca della pubblicità digitale, quella in cui gli spot in tv si avvicendano con ritmo incessante, quasi come un bombardamento mediatico; nell’epoca delle pubblicità di impatto, brevi, immediatamente intuitive; e non si pensa più che a creare le réclame sia un cattivo, non c’è necessità di inserire e nascondere gli spot dentro uno spettacolino innocente che sia adatto anche ai bambini; e non c’è fascia oraria che tenga, sono tutte utili per lanciare pubblicità.

Le tecnologie della nostra epoca entrano letteralmente in contatto con gli utenti e ne carpiscono i bisogni e i desideri, in un contesto di continua interazione. Non si chiama più neanche réclame la pubblicità – termine andato in disuso – ma piuttosto advertising; e l’advertising  non è più un mondo a sé, ma sta in tutte le cose, la troviamo in tutte le attività degli utenti; siamo nell’era dell’advertising of things.

Eppure anche ai giorni nostri qualcosa del Carosello sopravvive ancora, dopo oltre sessant’anni; il ricorso ai testimonial famosi per esempio; è ancora molto in voga. E lo story telling, le pubblicità a puntate – forse un pò più frequenti nello scorso decennio che in questo – che altro non sono che l’evoluzione delle mini storielle del Carosello; queste piacciono ancora, sono ancora in grado di carpire la benevolenza del pubblico del piccolo schermo.

Certo, a sentire gli economisti, il Carosello è stato un vero guaio per l’Italia ed il suo modo di fare commercio, perché ha determinato la tragica incapacità per le aziende italiane di avere potere nel settore dell’export in un momento storico determinante; ma, a parte ciò, proviamo a parlare con chiunque abbia vissuto negli anni sessanta e settanta e proviamo a nominargli il Carosello; sarà come fargli fare un piacevole tuffo nel passato, un’inebriante esperienza sensoriale che gli porterà alla memoria ricordi positivi ed immagini mai dimenticate; non ci stupirebbe affatto vedere una lacrimuccia nostalgica rigare il volto del nostro interlocutore!

 

 

 

Copyright foto: http://www.tgcom24.mediaset.it/televisione/speciale-amarcord/foto/carosello-60-anni-fa-nasceva-il-mito_3008773-2017.shtml

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