L’ARTE DELLA CARTAPESTA

 

Con il termine cartapesta l’immaginario comune è subito ricondotto al mondo popolare e alle tradizioni del Carnevale, con i carri allegorici e le maschere, si pensi alle sfilate dei carri di Putignano, in Puglia, o di Viareggio, in Emilia Romagna. Manifestazioni che sono caratterizzate per la forte valenza culturale e popolare dei luoghi.

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Maschere in cartapesta

La cartapesta  viene anche utilizzata per realizzare le tradizionali statuette del presepe o interi paesaggi, nonché figure destinate al culto privato.

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Natività in cartapesta

Eppure questo umile materiale, con le sue caratteristiche di malleabilità e leggerezza, ha origini antiche e si è prestato anche alla produzione artistica di alto livello.

I greci la utilizzavano già nel IV secolo a.C. come maschere comiche nel teatro e come icone di culto da appendere ai rami degli alberi nei boschi sacri. Ciò che i greci utilizzavano era la fibra di lino, una delle sostanze con cui si fabbrica la carta, unitamente allo stucco e al colore.

Pare che anche gli egizi conoscessero un procedimento di lavorazione simile a quello della cartapesta per realizzare maschere funebri e decorazioni per i sarcofagi.

L’introduzione della carta come principale materiale di lavorazione, amalgamata ad elementi collanti, è merito dei cinesi, così come è loro l’idea di utilizzarla per ricavarne oggetti di uso comune come cofanetti, scodelle, vasi, e solo successivamente per fini artistici.

In Italia venne introdotta per fini artistici dal Quattrocento in poi, anche se il periodo di maggior utilizzo della cartapesta fu proprio l’età barocca. Fu allora che si iniziarono a realizzare modelli commissionati da scultori o architetti. Si pensi al Bernini, a Michelangelo e Donatello.

Questo fenomeno artistico è, senza ombra di dubbio, legato alla religione cattolica. Nel periodo della Controriforma, infatti, la Chiesa aveva l’esigenza di avvicinare i fedeli al culto e lo fece servendosi di decorazioni, scultoree e pittoriche, volte ad umanizzare le raffigurazioni dei Santi.

Inoltre la cartapesta era il metodo più semplice ed economico per realizzare statue, e manufatti, di varie dimensioni, essendo anche più semplice da lavorare rispetto alla pietra o al legno.

Vi sono due procedimenti fondamentali per ricavare la cartapesta: nel primo si utilizza un agglomerato a base di pasta di carta, nel secondo si incollano i fogli di carta uno sull’altro, con sistemi operativi che si sono evoluti nel tempo.

In entrambi i procedimenti si utilizza molto materiale cartaceo di recupero, per cui l’arte della cartapesta si presta al riciclo della carta, come altri materiali ad esempio la paglia.

La paglia, infatti, viene utilizzata per creare la struttura portante delle statue, ed è modellata con spago e filo di ferro. Mentre gli arti e il volto vengono realizzati in gesso o terracotta.

Gli altri materiali che si utilizzano sono pasta di amido, stracci e una colla del tutto naturale.  La carta viene pestata a mano e poi fatta bollire, successivamente viene pressata per togliere l’acqua in eccesso, infine viene legata alla pasta di amido e ad una sostanza resinosa in modo da ottenere un composto che non sia né troppo liquido né troppo denso. Inoltre, per proteggere la creazione dalla minaccia dei tarli, si aggiunge un pizzico di solfato di rame.

La fase successiva è quella di essiccazione, che avviene all’aria o al sole, poi c’è la focheggiatura, che prevede l’uso di cucchiai arroventati con i quali imprimere l’impasto di paglia, carta e colla per determinarne la forma, fissando movenze e correggendo imperfezioni.

Molti artigiani usano spennellare l’opera, dopo la fase di essiccazione, con uno strato di “colla perla”, utile a garantire un ulteriore fissaggio e che conferisce alla carta una tonalità giallastra o rossastra.

Dopo di che si procede con la fase di ingessatura e stuccatura, per poi levigare. Infine c’è la fase di colorazione e decorazione, per caratterizzare il personaggio. Solitamente si utilizzano colori ad olio, ma alcuni artigiani preparano i colori (le cosiddette terre) da sé, seguendo antichi procedimenti tramandati in bottega, di volta in volta, da artigiano ad allievo.

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Fase di colorazione e decorazione di una maschera realizzata con la tecnica della cartapesta

Nel tempo si sono diffuse diverse tecniche di lavorazione della cartapesta, che ricorrono all’uso di carta di giornale e colla vinilica, ma è facile riconoscere un’opera che non rispetta gli standard qualitativi e artistici sopracitati. Innanzitutto la consistenza del manufatto finale risulterà morbido al tatto, e l’oggetto tenderà a deformarsi molto facilmente.

Nulla toglie che queste tecniche vadano bene per realizzare piccole opere “casalinghe” o laboratori per bambini, utili a stimolare la manualità e la creatività.

 


Copyright foto:

https://nonsoloturisti.it/2015/07/lecce-salento-mare-artigianato/

https://terracartafuoco.wordpress.com/2011/06/12/cartapesta-terra-carta-fuoconativita-con-angelo/

http://www.dismappa.it/carnevale-in-cartapesta-laboratorio-da-libre/

http://www.youtube.com

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