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SCANDALO VOLKSWAGEN – STORIA DI UN DECLINO ANNUNCIATO

La storia del “declino”, quanto meno legale, della Volkswagen inizia nel 2015, non troppo tempo fa. Da quell’anno funesto, per la nota casa automobilistica non vi è stata tregua.  A livello pubblico, il dieselgate Volkswagen è esploso il 18 settembre del 2015, trascinando con sé manager e piani industriali, innescando indagini penali, class action, multe, richieste di risarcimenti miliardari e richiami per milioni di veicoli. Ecco le tappe salienti e i protagonisti del “Big One” che non ha ancora smesso di scuotere il Gruppo di Wolfsburg.

Oggi si scopre che la Volkswagen è una delle case automobilistiche che, secondo le ricostruzioni della stampa, avrebbero finanziato test su scimmie ed esseri umani per valutare gli effetti degli scarichi diesel. Il caso, riportato dal New York Times, è rimbalzato in Germania, sollevando un polverone di polemiche. Sotto accusa sono anche finite Bmw e Daimler. Secondo quanto riporta il quotidiano Bild, una decina di scimmie sarebbe stata rinchiusa in una specie di vetrina. Gli animali sono stati tranquillizzati con la proiezione di cartoni animati e sottoposti a gas di scarico per quattro ore.

La prima casa automobilistica della Germania avrebbe effettuato inoltre su venticinque esseri umani dei test sulle conseguenze delle inalazioni di ossidi di azoto tossici (NOx). Lo scrive oggi la Sueddeutsche Zeitung il giorno dopo le rivelazioni sconcertanti del New York Times sul finanziamento di esperimenti su dieci scimmie nel 2014. Lo scandalo “dieselgate” ha messo in luce un consolidato sistema per falsare i test di controllo delle emissioni di gas dalle auto diesel, così da farle rientrare nel rispetto dei limiti di emissioni di NOx quando invece nella realtà li avevano superati di molto.

Insomma, una vera e propria bugia gigantesca costruita ad hoc per imbrogliare migliaia di persone che ogni anno acquistano (e, ahimè, continuano ad acquistare) automobili Volkswagen e BMW. Scandalo che è destinato ad avere risvolti acerbi, se non addirittura al gusto di arsenico per dirigenti e azionisti che pagheranno per gli errori commessi in maniera consapevole.

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