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CLONAZIONE UMANA: ECCO COSA NE PENSA IL BIOLOGO MOLECOLARE PIETRO BUFFA

L’idea della clonazione non è un argomento recente. Su di essa si iniziò a discutere già nel XX secolo. Uno dei primi ad attirare l’attenzione sull’argomento fu l’embriologo tedesco Hans Spemann con un esperimento che definì «fantastico». Lo definì tale perché lo considerava irrealistico; fino a quel momento non era mai stato azzardato un processo di asportazione di un nucleo da una cellula uovo per poi sostituirlo con quello di una cellula somatica per ottenere una sorta di cellula uovo fecondata da far sviluppare, giungendo a un adulto geneticamente identico a quello da cui era stato preso il nucleo.

Gli scienziati e i politici hanno cominciato a prendere l’argomento in seria considerazione  verso la fine degli anni ’60.  Poi, fu la volta del  biologo britannico John Gurdon  che ripeté l’ esperimento della clonazione usando una rana africana (Xaenopus laevis). Egli distrusse il nucleo dell’uovo con i raggi UV e lo sostituì con il nucleo di una cellula intestinale di girino. Dopo i primi insuccessi, alla fine arrivò a ottenere rane adulte perfettamente formate.

Ma il caso più eclatante di clonazione avvenne nel 1997 con la clonazione della pecora Dolly. Non fu la prima ma fu di certo il clone più famoso del mondo, l’unico agnello nato dopo 277 tentativi.

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Dolly ritratta assieme a Ian Wilmut, ricercatore del Roslin Institute di Edimburgo, capo del progetto che ha portato alla nascita l’ovino.

Molti animali, comprese le rane, i topi e le mucche, sono stati clonati prima della pecora Dolly ma questa fu il primo mammifero ad essere clonato da una cellula adulta piuttosto che da un embrione.

Fu un’importante conquista scientifica che sollevò anche numerose questioni etiche.

Oggi, a distanza di più di 20 anni dalla sua nascita possiamo dire che la storia di Dolly ha avuto un’influenza importante nello studio della genetica e delle cellule staminali, senza mettere a rischio l’umanità come sostennero i più allarmati e apocalittici di fine secolo.

Se i difensori della clonazione terapeutica umana ( viene così definita quella tecnica di clonazione che viene utilizzata in ambito terapeutico e che prevede la creazione di una coltura di cellule staminali derivanti da un embrione)  credono nell’importanza di tale progresso scientifico, non sono dello stesso pensiero i religiosi.

Sotto il papato di Benedetto XVI, la Chiesa Cattolica ha condannato la pratica della clonazione umana poiché rappresenta:

 “una grave offesa alla dignità della persona come anche verso la fondamentale uguaglianza di tutte le persone”. 

Congregazione per la dottrina della fede

Anche l‘Islam è contraria alla clonazione:

L’Islamic Fiqh Academy nel corso della sua Decima Conferenza, tenutasi a Gedda in Arabia Saudita dal 28 giugno del 1997 al 3 luglio del 1997, stabilì una fatwa che condannava la clonazione umana come “haraam” (proibita dalla fede islamica).

Numerose sono le domande esistenziali sulla clonazione che superano di gran lunga le questioni etiche.

Un clone ha un’anima?  Se i cloni sono geneticamente identici ad un altro essere umano, possiamo definirli unici in quel dell’universo?

La scienziata Kelly Hollowell ha pubblicato un articolo su un quotidiano on-line (Worldnetdaily), nel quale si chiede se gli esseri umani clonati possederanno un’anima.

“Sfortunatamente la scienza non ha ancora trovato riposte a queste domande, che per definizione vengono analizzate dai teologi. Per esempio la Bibbia ci insegna che l’uomo e’ un essere vivente che possiede uno spirito, chiamato appunto anima, che ad un certo punto della vita prende congedo dal corpo e conduce alla morte. E’ ragionevole quindi dire che l’uomo è uno spirito vivente.

Ha aggiunto:

In realtà la clonazione è un modo come un altro per riprodursi. Infatti un clone è solo un gemello che ha avuto un concepimento e un gestazione differente dal suo originale solo per questioni di tempo. Quindi, così come gemelli uguali hanno anime distinte, lo stesso si può dire dei cloni e dei loro originali. L’uguaglianza genetica, infatti, è solo un aspetto dei cloni. La loro distinzione è dovuta ad una serie di fattori, che sono poi quelli all’origine della formazione della personalità.

Ma a che punto siamo con la clonazione umana?

Lo abbiamo domandato al biologo molecolare Pietro Buffa, da oltre quindici anni ricercatore nel settoredell’analisi computer assistita di bio-sequenze del genoma umano. Vincitore del premio Marie Curie, ha lavorato per il King’s College di Londra come Post Doctoral Research Associate, conducendo studi in ambito oncologico-molecolare. Autore di svariate pubblicazioni scientifiche e saggista, tra i suoi lavori editoriali il libro I Geni Manipolati di Adamo [UNO editori 2015].

La clonazione riproduttiva è oggi una realtà. Una procedura che trova largo impiego negli allevamenti, dove si ha la necessità di produrre copie di animali che possiedono caratteristiche biologiche di interesse per l’uomo, come anche in centri specializzati in cui si applica la tecnologia per offrire (a costi esorbitanti), addirittura la possibilità di generare una copia identica del proprio animale da compagnia defunto. Dal 1997 (anno in cui venne clonata la pecora Dolly) ad oggi, il numero delle specie clonate con successo è aumentato notevolmente includendo nella lista topi, cavalli, mucche, maiali, cani ma non le scimmie. Ufficialmente parlando, le prime scimmie clonate con successo mediante la tecnologia usata per la pecora Dolly, sono state prodotte solo quest’anno nei laboratori del Chinese Academy of Sciences Institut di Shanghai. Si tratta di due macachi che al momento godono di buona salute. Rispetto agli altri mammiferi, le difficoltà insite nella clonazione dei primati (e dunque anche nella clonazione umana), si devono specificatamente alla presenza di alcuni geni che impediscono il normale sviluppo degli embrioni clonati. Sfruttando una serie di nuove tecnologie di ingegneria genetica, gli scienziati cinesi sono riusciti a manipolare opportunamente questi specifici geni ed avviare la clonazione con successo. La clonazione dei primati necessita dunque di un passaggio di manipolazione genetica precedente alla procedura stessa che si suppone sia necessario anche per una potenziale clonazione dell’essere umano. Quest’ultimo aspetto è in grado di generare una ulteriore perplessità legata al tema della clonazione: non solo si fa sempre più concreta la possibilità tecnica di clonare anche l’uomo ma la procedura applicata in Cina ci riporta al non banale tema della manipolazione genetica degli embrioni.

Leggi anche: Intervista al biologo molecolare Pietro Buffa

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