CULTURA

ECO È CIÒ CHE RIMANE – PARTE II

Era per strada ora, e riusciva a vedere tre alberi, tre finestre dalle quali tre volti lo scrutavano, e lui, un po’ stranito da quegli occhi nascose il suo viso dietro il colletto della giacca, e continuò a camminare guardandosi attorno. Arrivò al bar in cui era consueto andare, si sedette al bancone e ordinò una Tequila, la bevve frettolosamente. Ancora non aveva guardato chi fosse presente nel locale, complici quelle luci che stordivano la sua mente già scossa. Ordinò un’altra Tequila e una voce femminile lo chiamò –Tu, cosa ci
fai qui? Aspettavo una tua chiamata!- Lui con la calma che contraddistingue un ubriaco, continuò a bere dal suo bicchiere, poi si voltò verso la ragazza che ora stava alle sue spalle ed esclamò –oh dolce Evelin, non aspettavo di vederti qui.-

E lei –Si dolce Evelin un corno! Aspetto tue notizie da settimane, sono venuta di proposito qui, in questo bar, per poterti rimproverare un po’, dato che non rispondi nemmeno alle mie chiamate!- Lui ormai non riusciva a decifrare bene quello che la donna stesse pronunciando, l’unica cosa che riusciva a sentire era la musica di quella scatola verde e perciò si alzò, prese dalla tasca le sue sigarette, ne accese una e iniziò a blaterare verso la ragazza incomprensibili scuse, la lasciò li, e iniziò a dirigersi verso la tanto attesa e poco riconoscibile uscita, l’entrata verso qualcosa che gli avrebbe cambiato la vita.

Una volta fuori da quel locale così brutto riuscì a respirare, finalmente, l’aria così forte entrava nelle sue narici e penetrava in tutto il corpo, era vita, era giovinezza, era
ossessione. Vide una panchina isolata, la raggiunse, si sedette. Ma egli non
si rese conto che quella panchina fosse già occupata da una strana creatura,
un bambina bellissima, vestita di nero. Egli era quasi addormentato e la
bambina gli si avvicinò scuotendolo. Egli si destò e guardò la bambina che
disse –Stavi dormendo- la piccola sorrise delicatamente. –No, non stavo
dormendo, pensavo a te, nera signora che camuffi le tue spoglie- La bambina
sorrise –No, non sono io quella a nascondermi, Paul, sei tu che scappi dall’essenza, cerchi rifugio nel passato e in ciò che non può più essere.-

-Ti sbagli, tutto può tornare, tutto può tornare ed essere ancora vivo.-
La linea di un sorriso apparve sul viso di Paul, quando un lampo portò alla
luce le farneticazioni degli anni universitari. Le serate trascorse vagando per
la città, spesso concluse in un letto in compagnia di una bottiglia di vodka.
La metropoli rimbombava con il suo silenzio di secoli di storia,
assordandolo, scuotendolo e infine piegandolo su se stesso e le sue memorie.
Si ricordava delle discussioni tra amici, tanto assurde quanto così vicine alla
realtà. Una realtà che assumeva le sembianze di discorsi sui massimi sistemi.
Si trasformavano in insegnamenti che ogni volta crescevano e si
arricchivano con una nuova esperienza. Allora capì che alcuni uomini
vivono per la prima volta a trent’anni quando diventano padri. Altri
rimangono novelli Peter Pan per il resto della loro vita, confinando la
curiosità nella vita negli stessi giochi ripetuti armonicamente.

Cosa li porta a questo? Cosa porta un uomo a non riuscire a dare un nome all’essenza della sua anima? Limitarsi ad esistere fino alla morte non poteva essere una
risposta perchè significava privarsi del brivido di vivere per poi raccontarla.
Un uomo, si accorge di vivere sempre piu’ tardi, senza aver mai una prova
tangibile. Vivere allora cosa significa? Incontrare sé stessi o l’immagine di
una bambina morta quando eravamo piccoli? Forse si. In quel momento, si
guarda la morte negli occhi, e si capisce che si è vivi. La vita in fondo è
compresa nella morte che raccoglie tutto. Solo alla fine in un letto
agonizzanti si capisce tutto ciò. Alcuni uomini però incontrano situazioni che
li spingono prima, a guardare negli occhi ciò a cui hanno sempre voltato le
spalle.

Quello che fa paura, tremendamente paura li porta ad accorgersi che
di fronte a loro non hanno la morte ma solo la vita. Si pensa che la morte si
prenda gioco di noi. Forse siamo noi che ci prendiamo gioco di lei,avendone
paura. Perchè poi,quando si materializza seduta accanto a noi, capiamo che
siamo noi stessi. Allora qualsiasi cosa, qualsiasi, cambia tonalità e
riusciamo a spostare le coordinate del nostro punto di vista per l’ennesima
volta. Gli uomini diventano manichini, i manichini si trasformano in
lucertole giganti e noi torniamo ad avere la tonalità di vita che ci porta a dare
il giusto nome all’essenza della nostra esperienza. Non esiste purtroppo un
percorso per arrivare a questo.

Gente viene accecata sulla via di Damasco, uomini arrivano sulla Luna, poeti scrivono la Divina Commedia, e qualcuno molto semplicemente si sveglia una mattina capendo che qualcosa è cambiato. Di questo il nostro amico Paul, se ne era accorto da tempo. Questo
motivo lo portava a fantasticare, e a guardare quella ragazzina vestita di nero
come era veramente… la sua compagna di giochi che, da piccola, aveva
rischiato di morire.

Ora Paul piangeva ma non conosceva la causa di quell’emozione così strana.
Forse per i ricordi, forse per il suo malessere, forse per la voglia di cercare
qualcosa che a priori egli sa di non trovare. Per troppo tempo le lacrime non
avevano rigato il suo volto. Quando piangi contro le porte del vento, è come
se tutto fosse chiaro. Egli riuscì a cogliere tutto ciò che avrebbe da sempre
voluto sapere, piano iniziò a dissolversi e a guardare tutto ciò che rimaneva
di lui, si gettò nel vuoto di una notte inconsistente e inutile, era l’unica cosa
che potesse fare per non pensare, per non compromettersi con quei ricordi
così vivi ma allo stesso tempo così evanescenti.

Tutto era chiaro, tutto era confuso, era a un passo dalla verità ma non tendeva le sue affusolate dita da pianista per accarezzare quella bambina. Quel volto innocente ormai corroso dal tempo che mangia e porta via tutto, era li lo guardava per essere
riguardato, era come un’icona tutta d’oro e per questo Paul non riusciva a
guardarlo, riusciva solo a pensare a sé stesso. La sua vita ormai sgombra di
vitalità iniziava a perdere il proprio senso, e ad inarcarsi sulle ceneri di ciò
che era stato, confondendosi con milioni di altre vite. Ed ecco che la bellezza
si confondeva al rimorso. Ciò proprio quando tutto iniziava a sembrare
chiaro, proprio in quel momento la fine faceva capolino tra i pensieri di Paul,
e il buio diveniva l’unica luce.

 

Annunci

Rispondi