CULTURA

GENIO E FOLLIA: DUE FACCE DELLA STESSA MEDAGLIA?

”Non esiste grande genio senza una dose di follia”affermava Aristotele all’incirca 300 anni prima della nascita di Cristo. Se prendessimo in considerazione questa affascinante affermazione più dal punto di vista ”pratico” che filosofico, ci renderemmo conto di quanto sia complicata la società in cui viviamo.

Secondo recenti ricerche scientifiche, esisterebbe uno stretto legame tra alcuni disturbi mentali e i processi creativi. Nello specifico, sembra che un determinato gene, implicato in processi cerebrali legati alla creatività, sia anche associato a malattie mentali come la schizofrenia.

È un segno distintivo del genio tendere all’autodistruzione?

La storia ci ha regalato grandi nomi di geni folli e visionari:

William Blake, poeta e pittore inglese, le cui opere furono tanto sottovalutate in vita quanto apprezzate post mortem; ebbe inspiegabili visioni per tutta la sua esistenza, visioni che venivano, poi, tramutate in immagini nei suoi impressionanti dipinti;

Albert Camus, considerato uno dei maggiori esponenti dell’esistenzialismo, insieme a Sartre, anche lui non era proprio tranquillo. C’era una cosa che lo ossessionava in modo isterico: la morte. Era talmente agitato da questo pensiero che ogni cosa che gli accadeva era presagio della morte. Pensate che quando ricevette il Nobel lo considerò come un segno divino che sarebbe morto da lì a poco;

Virginia Woolf, afflitta da tempo da depressione e allucinazioni, si riempì le tasche di sassi e si lasciò annegare nel fiume Ouse il 28 marzo del 1941;

Bukowski, che con i suoi celebri racconti di sbornie colossali, giornate sprecate alle corse di cavalli e perversioni sessuali ha segnato una rivoluzione nella maniera di scrivere convenzionale e condizionato lo stile di molti altri scrittori negli anni a venire;

E come non citare Vincent Van Gogh?

L’artista, considerato oggi l’emblema  del ” pittore pazzo” per eccellenza, si ammalò che non aveva compiuto ancora trent’anni e la natura della sua malattia fu oggetto di studio  e di varie  interpretazioni diagnostiche. Il 29 luglio 1890 Vincent van Gogh, da poco uscito dal manicomio, andò in campagna a dipingere per poi togliersi la vita con un colpo al petto.

La lista dei grandi artisti con una rotella fuori posto potrebbe continuare all’infinito.

A molti di noi la domanda sarà sorta spontanea: genio e follia, dunque, facce della stessa medaglia ma da cosa nasce esattamente questo filo rosso inscindibile? Si tratta di un caso, di maledizione  o semplice genetica?

La rivista Psychological Science ha pubblicato lo studio di un gruppo di ricerca ungherese della Semmelweis Universityguidato dalla psichiatra Szabolcks Kéri, la quale avrebbe individuato l’anello di congiunzione tra genio creativo e disturbi mentali:  si tratta di una particolare variante genetica della Neuregulina-1, la proteina cellulare responsabile del grado di connessione tra neuroni, con un ruolo importante nei processi cognitivi.

Oltre alla genetica sono molti altri i fattori sintomatici di genialità: un vissuto turbolento e un particolare periodo storico hanno forgiato l’essenza di molti personaggi, come quelli sopra citati, e di molti altri ancora.

Ricordiamo anche: Jimmy Hendrix, Jim Morrison, Edith Piaf, Hernest Hemingway, Emily Dickinson, Cesare Pavese, Primo Levi e l’indimenticabile Alda Merini.

In questo XXVII numero di Metis Magazine abbiamo voluto addentrarci nell’affascinante tema  ”tra genio e follia”. Lo abbiamo fatto come sempre affrontando l’argomento a 360°.  Molteplici saranno gli articoli di approfondimento, le interviste esclusive e le nostre immancabili rubriche: vi abbiamo parlato della follia visionaria di un film cult della cinematografia internazionale, Arancia Meccanica di Stanley Kubrick, delle religioni antiche intrinseche di razionalità ma anche tanta follia, di ciò che si cela dietro il grande estro artistico e di molto altro ancora. Abbiamo dedicato al mese di marzo delle analisi chiave a personaggi affascinanti come Giulio Cesare e alle Idi di Marzo che cambiarono la storia. Troverete in questo numero anche l’intervento  del biologo molecolare Pietro Buffa, vincitore del premio Marie Curie per la ricerca, che ci parlerà di clonazione umana.
Senza alcuna pretesa di essere stati esaustivi sull’argomento ma solo con l’intento di offrirvi alcuni spunti di riflessione, vi invitiamo a non perdervi questo originale numero di marzo.
Buona lettura.
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