CULTURA

QUANDO LA CREATIVITÀ È UNA ROBA DA MATTI

La follia e la genialità hanno sempre camminato a braccetto, ma si è sempre immaginato che le due cose appartenessero semplicemente ad un dire proverbiale. Alcuni studi, invece, ci dicono che la creatività è davvero strettamente connessa alla bizzarria! Basti pensare a quanti artisti celebri siano diventati tali in settori come la musica, la letteratura, la pittura, la poesia, il teatro, lasciando un segno inconfutabile della loro magnificenza, spesso caratterizzata da tratti psicotici.

Neurologicamente parlando, infatti, le menti fantasiose, quando non completamente compromesse da patologie, hanno caratteristiche simili a quelle di pazienti affetti da schizofrenia. A sostegno di ciò, grazie ad uno studio condotto in Svezia, si ritiene con certezza che le persone sane ma molto creative abbiano delle mancanze in alcuni recettori, proprio come accade a livello cerebrale per gli schizofrenici.

Per capire a fondo come funzionino i cervelli genialmente malati, i ricercatori svedesi, tramite un test specifico, hanno selezionato alcuni soggetti contraddistinti da una forma di creatività superiore alla media.

Una volta individuatili, gli esperti hanno analizzato con attenzione le caratteristiche del loro cervello: persone sane e altamente creative hanno davvero diverse similitudini con quello di chi soffre di schizofrenia. Per giungere a questa conclusione, occhi puntati, in primis, sulla dopamina, un neurotrasmettitore di cui mancherebbero, come anticipato, i recettori – nello specifico il D2 – sia nel caso di elevata capacità ideativa che nel caso di schizofrenia. La zona più interessata è il talamo, una sorta di setaccio cerebrale che filtra le informazioni che arrivano in quelle aree della corteccia, responsabili, tra l’altro, delle capacità di cognizione e ragionamento. Quando il talamo non funziona correttamente, vengono abbattuti quei muri che impediscono alla creatività di esprimersi, come invece accade nelle menti dei geni e, ovviamente, dei matti.

È esattamente per questa ragione che essi sviluppano la capacità di attuare collegamenti insoliti in un contesto di problem solving e bizzarre associazioni d’idee.

La fecondità intellettiva, infatti, non è solo novità rispetto allo scontato, ma lo è anche rispetto alla semplice estrosità. Essa, infatti, è strettamente connessa alla predisposizione alle nuove esperienze. È stato inoltre riscontrato che le persone particolarmente inventive appartengono più spesso a famiglie in cui qualche membro ha sofferto di disturbi mentali. La genialità creativa avrebbe, dunque, anche una parziale radice biologica, la stessa della follia.

Chi può allora dirsi sicuro di conoscere quale sia il confine tra follia e sanità mentale? Chi può dire che i matti vivano in un mondo a parte? Probabilmente, non potranno mai valutare abbastanza le parole da non dire e le cose da non fare, ma – del resto – che senso avrebbe la vita senza i colori della fantasia, senza le emozioni dell’inaspettato, senza le teorie dei sogni? Che sapore avrebbe senza un po’ di questa magia che è la follia?

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