CULTURA

GLI ZOMBIE DI GEORGE ROMERO E L’ASPRA CRITICA ALLA SOCIETÀ STATUNITENSE

Mentre il pubblico televisivo impazzisce per la nuova visione degli zombie proposta da The Walking Dead, pochi si ricordano nel 2018 si festeggiano i 50 anni di La notte dei morti viventi, il cult horror di George Romero che diede nuova linfa al personaggio del morto vivente.

Il regista americano, scomparso lo scorso anno, non ha inventato il personaggio dello zombie, che affonda le proprie radici principalmente nella cultura voodoo, ma ha voluto trasformare questo mostro in uno specchio della società americana del periodo. Non è un caso che prima di questo film, i principali film horror che avevano gli zombie come protagonisti (come L’isola degli Zombies) avessero tutti un’ambientazione esotica, con tutti i crismi della religione voodoo.  Romero, invece, decise di rompere questa tradizione, avvicinandola ad un contesto moderno, in cui il non morto non è magia, ma il frutto malato di una società e dei suoi paradigmi deviati.

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Come disse lui stesso, anni dopo, in un’intervista “In una società consumistica noi, come loro, finiamo per comportarci in modo simile, come fossimo eterodiretti all’acquisto di cose e merci, senza controllo“. Ecco il fulcro della narrativa di Romero, quella critica alla società americana in cui il consumismo e una dinamica volta all’omologazione diventano le forze dominanti.

Romero strutturò il suo mostro non tanto per esser il nemico da vincere, quanto come il riflesso oscuro di noi stessi, o meglio, dell’America del periodo. La percezione che ci viene offerta è che, in realtà, gli zombie siano una versione meno ipocrita dei cittadini americani, privati di quella patina di american way commerciale e più vicini alla realtà della loro condizione di branco uniformato.

Gli zombie di Romero sono i cittadini, inermi se presi da soli, ma letali quando si muovono in branco, animati quasi da una mentalità di massa che li rende incapaci di individualismo. A ben veder, la prima critica di La notte dei morti viventi è rivolta al conformismo, quella perdita di individualità e voglia di ribellione che tanto ha influenzato il cinema americano di quel periodo. Spetta al regista americano la caratteristica del cannibalismo degli zombie, una metafora di come questo conformismo imperante nella società del periodo fagocitasse inesorabile l’individualismo, rappresentato dai disperati sopravvissuti.

All’interno de La notte dei morti viventi figurava anche Duane Jones. Il suo Ben venne visto da alcuni critici come una figura che echeggiava le tragiche morti di Martin Luther King o Malcom X, ma Romero negò sempre questa scelta. Non si può però negare che il personaggio di Ben sia una perfetta istantanea della figura degli afroamericani in una nazione in cui la loro presenza era ancora mal tollerata. La morte di Ben, unico sopravvissuto che viene ucciso da dei sopravvissuti del Sud, è una denuncia non troppo velata di questa contraddizione della società americana, una ferita che all’epoca era ancora particolarmente sentita.

A sorprendere, fu la ritrosia dei movimenti femministi nei confronti del lavoro di Romero. Il modo in cui, a giudizio delle femministe, furono ritratte le figure di Judy o Helen era scorretto, visto che sembrano quasi sottomesse ai protagonisti maschili e spesso poco attive. In realtà, nemmeno gli uomini risultano particolarmente eroici nell’immaginario di Romero. La notte dei morti viventi non è stato concepito come un film di eroismo, di lotta al male “narrativo”. Quello che era l’horror conosciuto nelle produzioni della Hammer o della Universal è stato accantonato, in favore dell’orrore palpabile e reale, quotidiano, che impatta sull’emotività di tutti i personaggi, privandoli della maschera dell’eroe per mostrare la sensazione della sconfitta. Niente eroismo, solo la realtà.

zio sam zombie

Ma la funzione di Romero all’interno del cinema moderno non è legata solo alla sua denuncia sociale, arriva a toccare anche un modo di fare cinema che, partendo dal suo approccio, aprirà la strada ad un’intera generazione di cineasti, che ancora oggi sono presenti nello show biz. Romero ha, in un certo senso, sdoganato la validità culturale del low budget, ha dato coraggio alle produzioni indipendenti. Il valore culturale del ciclo degli zombie di Romero è foriero anche di una maggior dignità del cinema horror, che da genere spesso visto come cinematografia di serie inferiore ha saputo ritagliarsi una valenza maggiore a partire da questo successo. La scelta della bicromia bianco e nero, che ricorda i cinegiornali di guerra dal fronte vietnamita, l’impostazione quasi nichilista della trama furono due elementi che diedero carattere all’idea di Romero, aiutando a rivalutare il genere come strumento non solo di semplice stimolo emotivo, ma come mezzo di riflessione.

Nonostante l’accoglienza non proprio eccelsa da parte della stampa, La notte dei morti viventi raccolse anche dei consensi che aiutarono la pellicola a divenire un classico della cultura pop degli anni seguenti. Si può tranquillamente affermare che il successo di Romero si sia sviluppato per l’apprezzamento popolare, che nei decenni seguenti lo ha trasformato in un regista di culto per più di una generazione.

Manuel Enrico

Foto: Zombie Sam , George A. Romero , immagine di copertina

 

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