CULTURA

NATE SOTTO IL SEGNO DEI PESCI

Dodicesimo segno dello zodiaco e l’ultimo del ciclo zodiacale. Il segno dei Pesci porta con sé molte delle caratteristiche dei segni che lo precedono.

La personalità dei nati sotto questo segno è legata alle idee diverse, ad una moltitudine di elementi che si intrecciano a formare le caratteristiche del “contrario” e della rinascita. È, quindi, la mutevolezza una delle caratteristiche principali del segno, fedele all’elemento naturale che lo contraddistingue: l’acqua.

Dotati di grande intuito, generalmente sono individui molto introspettivi, allo stesso tempo instabili tanto da oscillare costantemente tra realtà e stati di incoscienza. Non a caso è uno dei segni più creativi dello zodiaco, un talento naturale in ogni ambito che riguarda la creatività.

La loro sensibilità li porta spesso a sentirsi incompresi, e risponderanno all’incomprensione con un repentino cambio di umore.

Oltre che mostrare i propri talenti nelle discipline artistiche, sono molto portati anche per lo sport: un modo per liberare la mente e alleviare lo stress.

Ci sono diverse personalità di spicco nate sotto questo segno, andiamo a conoscerne alcune.


ALFONSINA STRADA

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16 marzo 1891 – 13 settembre 1959, Italia.

Il suo nome da nubile era Alfonsina Morini, originaria dell’Emilia Romagna e dalle umili origini, fu da sempre osteggiata dalla famiglia per la sua passione: il ciclismo.

Imperterrita lei coltivò il suo hobby, partecipando a diverse gare locali, tanto da essere soprannominata “il diavolo in gonnella”.

Nel 1915, a 24 anni, sposa Luigi Strada che la incoraggiò a perseguire i suoi sogni e le regalò, il giorno delle nozze, una bici da corsa. L’anno successivo i due si trasferirono a Milano, dove Alfonsina iniziò ad allenarsi seriamente.
Nel 1924 partecipò, come prima donna in assoluto, al Giro d’Italia. La notizia fu accolta con non poche polemiche, ma questo non fermò Alfonsina, che con la sua determinazione rientrò tra i 30, dei 90 atleti, che riuscirono a completare la corsa.

Tuttavia, l’anno seguente, non le fu permesso di partecipare alla competizione. Ma continuò a gareggiare, quasi sempre in competizioni maschili, raccogliendo numerosi premi e riconoscimenti.

Morì il 13 settembre 1959, all’età di 68 anni, mentre cercava di mettere in moto la sua Guzzi.


ANNA MAGNANI

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“L’importante è non avere le grinze al cervello. Quelle in faccia prima o poi t’aspettano al varco.”

7 marzo 1908 – 26 settembre 1973, Italia.

Attrice simbolo del neorealismo italiano.

Fu l’incarnazione dei valori genuini di un’Italia minore, portati sul grande schermo grazie alle sue incomparabili interpretazioni della popolana verace, dal temperamento focoso e passionale, ma allo stesso tempo permeata di una sensibilità e generosità fuori dal comune.

Crebbe a Roma, sotto le cure della nonna materna, non conobbe mai il padre. Mentre la madre emigrò ad Alessandria d’Egitto, dove conobbe e sposò un uomo facoltoso. Motivo per cui per lungo tempo si credette che la Magnani fosse nata in Egitto.

Cominciò molto giovane a cantare nei cabaret e nei night-club romani, ma contemporaneamente studiava all’Accademia di Arte Drammatica.

Tra il 1929 e il 1932 recitò nella compagnia teatrale di Dario Niccodemi, diventando ben presto uno dei nomi più richiesti dal teatro leggero italiano.

Lavorò con Totò, prendendo parte e numerose riviste, ma fu Vittorio De Sica ad iniziarla al mondo del cinema nel 1941 con “Teresa Venerdì”, in cui interpreta il ruolo di una canzonettista.

Bisognerà aspettare il 1945 per la sua completa rivelazione cinematografica nel film di Rossini “Roma città aperta”. Iniziarono ad arrivare i riconoscimenti, e le sue interpretazioni sempre più appassionate e accorate, oltre a determinare una bravura interpretativa fuori dal comune, le valsero un Nastro d’argento nel 1951 per l’interpretazione di “Bellissima” di Luchino Visconti.

Nel 1955 arrivò il premio Oscar per la sua interpretazione nel film “La rosa tatuata” di Daniel Mann. La sua vita professionale vantò collaborazioni con grandi nomi sia del cinema, che del teatro, come Pasolini, Zeffirelli e, in ultimo, Fellini.

Morì a Roma, il 26 settembre 1973, per un tumore al pancreas.


NINA SIMONE

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21 febbraio 1933 – 21 aprile 2003, Stati Uniti.

È stata cantante, pianista, scrittrice e attivista per i diritti civili statunitensi. Il suo stile varia tra diversi generi come il soul, il blues, il folk e il jazz, nonostante la sua formazione fosse prettamente classica.

Eunice Kathleen Waymon, il suo nome per esteso, era la sesta di otto figli. Fin da piccolissima mostrò una propensione naturale per la musica, all’età di 7 anni suonava il pianoforte e l’organo all’oratorio della chiesa.

Grazie al sostegno finanziario della comunità di colore locale (Tryon nel North Carolina), riuscì a proseguire i suoi studi musicali alla scuola di Juilliard a New York.

Nei primi anni ’50 lavorò come pianista-cantante in diversi club della grande mela, orientandosi sempre più verso il jazz vide nascere il suo primo album nel 1958, che fu un vero debutto.

Il pregiudizio razziale,radicato nel profondo sud negli anni ’40, la condizionò per molto tempo. Coltivò l’amicizia e condivise gli ideali con Malcom X e Martin Luther King.

Con il passare del tempo i testi delle sue canzoni iniziarono a diventare sempre più incisivi, come “Old Jim Crow” e “Mississippi Godda”, che divennero dei veri e propri inni per i diritti civili.

Intorno alla fine degli anni ’60 lasciò l’America, polemizzando sullo scarso interesse nella risoluzione del problema del razzismo. Da quel momento in poi girò il mondo, per poi stabilirsi in Svizzera, dove morì nel 2003 a causa di un tumore al seno.

Divenne un’icona del jazz negli anni ’80, dopo che Chanel usò un suo brano “My Baby Just Cares For Me” per una pubblicità televisiva.


MARY KOM

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10 marzo 1983 – India.

Nella migliore tradizione di questo sport, quella delle pugili è spesso una storia di riscatto sociale.

Nata nello stato indiano del Manipur, al confine con il Myanmar. La sua famiglia era così povera da non poterle comprare guantoni e scarponcini per potersi allenare, ed è proprio dalla voglia di riscattarsi da questa condizione di povertà che Mary Kom si avvicinò alla boxe.

A 15 anni si trasferì all’accademia sportiva del Manipur, ma non rivelò da subito alla sua famiglia quale sport praticasse perché tutti continuavano a dirle che «la boxe è una cosa per soli uomini».

Chiaramente Mary non si arrese a questo pregiudizio e continuò a tirare di boxe. Né tantomeno si arrese alla povertà che la costringeva a saltare la colazione, poiché aveva i soldi solo per il pranzo e la cena, e a poter mangiare carne una sola volta al mese.

Imperterrita continuò ad allenarsi e iniziò a partecipare alle prime competizioni vincendole, fu proprio da un articolo di giornale che la sua famiglia scoprì che stava diventando una campionessa del pugilato.

Attualmente vanta cinque titoli mondiali per la categoria dilettanti, diverse medaglie nei giochi asiatici e il bronzo nei pesi mosca delle Olimpiadi di Londra del 2012.

Olimpiadi in cui ha condiviso il podio con Claressa Shields(anche lei nata sotto il segno dei pesci, 17 marzo 1995), la giovanissima atleta statunitense che vanta già due titoli mondiali e due medaglie d’oro olimpiche da dilettante.


Copyright foto:

Anna Magnani, il sito. Biografia, film, articoli, interviste

ALFONSINA STRADA, UNA DONNA… SULLA STRADA DEL GIRO D’ITALIA

What happened around Nina Simone?

https://www.1843magazine.com/content/lifestyle/India%27s-shot-gold

http://lememoriedeipescirossi-blog.tumblr.com/

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