CULTURA

RAZIONALITÀ E FOLLIA NELLE RELIGIONI ANTICHE, UNA RIFLESSIONE FILOSOFICA

Quando si parla del contrasto tra follia e razionalità, il campo semantico della religione è, probabilmente, il più idoneo per parlare di questa dicotomia.

La religione, che sia organizzata o privata, è sempre qualcosa che tenta di spiegare ciò che non è razionalmente comprensibile. Dai greci fino ai nostri giorni, la religione è sinonimo di fede, qualcosa che non è tangibile e può annullarsi nella superstizione.

Ad esempio, le case greche nell’antichità erano percorse da tanti santuari dedicati agli dei.  Questa tradizione, attraverso i secoli, è divenuta anche parte della nostra cultura per cui spesso ci capita di vedere in alcune case molte piccole ‘stazioni’ dedicate ai santi o divinità.

Nel culto si ritrovano poi anche tante altre particolarità come, spesso, distinzioni tra le popolazioni sedentarie e quelle nomadi: le prime, ad esempio, usavano onorare anche elementi naturali, come gli alberi, contrariamente alle popolazioni nomadi.
In Grecia, in particolare, era considerato importante l’albero d’ulivo.

In tempi moderni e contemporanei questi culti sono considerati sintomo di ignoranza o comunque di ingenuità perché si considera che le popolazioni che li praticano non siano arrivate ad una maturazione razionale.

Proprio da questa importanza attribuita alla ragione dipendono i fatti terribili del ‘900 secondo Adorno e Horkeimer. Poiché alcuni si ritenevano ‘ragionevolmente’ migliori di altri.

I due spiegano le loro posizioni nell’opera Dialettica dell’Illuminismo in cui sostengono che l’illuminismo (inteso come pura ragione) ha portato all’esaltazione della razionalità scientifica con il risultato, portato all’estremo, di azzerare le libertà degli individui, poiché la ragione vede unicamente come mezzi e strumenti l’uomo e la natura.

I due grandi filosofi, però, d’altro canto non vedono nel mito e nella religione la chiave di volta dell’esistenza umana. Improntati in una dinamica ciclica, i miti, soprattutto quelli dell’antichità greca, tendono ad appiattire la critica umana, rendendola pericolosa.

Dalla ciclicità del mito scaturisce l’insensatezza delle nuove religioni simboliche come le politiche nazionaliste, poiché, come ricordiamo, la Dialettica dell’Illuminismo è anche una grande testimonianza e denuncia del Nazional Socialismo.

La complessità che contraddistingue i culti spesso ha fatto sì che venissero etichettati come ‘folli’, privi di razionalità. Ma ‘folli’ certe volte lo erano per davvero: in Grecia i riti erano spesso composti da una musica intensa, sfrenata, grandi quantità di vino, danze sensuali, conditi da una frenesia generale in onore di Dioniso dio dell’ebbrezza.

In più, in particolare per Dioniso, il culto era spesso stravagante ed oscuro, felice, vitale e allo stesso tempo collegato indissolubilmente alla morte, era connesso alla pianta della vite e dell’edera e anche si riteneva che l’elemento dell’umidità fosse una prerogativa di Dioniso.

Secondo W.F Otto il culto greco è nato (con elementi del culto presi qua e là da altre civiltà e popolazioni) perché quel popolo sentiva molto vicini a sé gli dei e questo sentimento si esternava in preghiera, festività, luoghi sacri e altro.

Otto, inoltre, descrive che gli esseri umani agirebbero, coscienti o meno, indipendentemente dalla legge fondamentale kantiana, ma appunto secondo modelli e archetipi; portando avanti azioni e immagini che «non sono riconducibili a nessun pensiero, a nessuna esperienza, a nessuna volontà rivolta ad uno scopo». E prosegue, «ma quanto più la volontà si sostituisce all’intuizione, quanto più l’uomo si considera un essere dotato di volontà, la cui virtù può essere solo la libera obbedienza, tanto più l’archetipo si nasconde dietro la legge e gli dèi si ritirano dal mondo della moralità, oppure diventano essi stessi legislatori che non pretendono altro che l’incondizionata sottomissione alle legge della loro volontà»

In definitiva, quindi, il senso dei culti viene spesso trovato nell’importanza che il popolo attribuisce alla natura e agli elementi naturali, insieme ai propri sentimenti e alla sensazione di avvertire un qualcosa di più grande della propria esperienza, che è nient’altro che l’esperienza divina.

Simone Zaccaro

Immagine di copertina: La Morte di Socrate – David

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