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EDITORIALE XXVIII: I 7 VIZI CAPITALI DI IERI E DI OGGI

In origine erano un elenco di comportamenti perpetrati dall’uomo che conducevano alla corruzione dello spirito, svuotandolo completamente delle sue virtù. Di cosa stiamo parlando? Dei sette vizi ormai non più capitali.

Questa lista di peccati mortali fu stilata da un monaco asceta, Evagrio Pontico, vissuto verso la seconda metà del 300 dc.

Messi nero su bianco, i peccati capitali indicavano i mali progenitori di tutti gli altri mali.

Essi sono i seguenti:

  • Superbia: deriva dal latino SUPERBUS (superbo), formato da SUPER (sopra) e BUS (forza). Che si mostra al di sopra con la forza.

  • Invidia: dal latino Invidere composto di IN (separare) VIDERE (guardare). Guardare con spregio.

  • Lussuria

    Lussuria dal latino luxuria (abbondanza). Smoderato appetito carnale

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    : dal latino LUXURIA (abbondanza). Smoderato appetito carnale.

  • Gola

    Gola dal latino GULA. Cavità animale nella quale immettere il cibo per saziarsi. Indica anche il vizio capitale di insaziabilità.

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    : dal latino GULA. Cavità animale nella quale immettere il cibo per saziarsi.

  • Accidia: dal greco AKEDIA composto da A (senza) KEDIA (cura). Senza cura per la curiosità dell’Anima

    Anima dal greco anemos (vento). Dal latino anima, forma femminina di animus (spirito). La parte femminile dello spirto.

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  • Ira

    Ira dal latino Ira riconducibile a IRE (andare). Dal sanscrito IR-IN (Violento). Accendiamento per impeto sanguigno.

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    : dal latino Ira riconducibile a IRE (andare). Dal sanscrito IR-IN (Violento). Accendiamento per impeto sanguigno.

  • Avarizia

    Avarizia deriva dal latino AVARUS che ha lo stesso tema di AVIDUS (avido). Che brama avere e non ama separarsene.

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    : deriva dal latino AVARUS che ha lo stesso tema di AVIDUS (avido). Che brama avere e non ama separarsene.

Il monaco, però, nella versione originale  parlava di otto vizi capitali e non sette, citando la tristezza e la vanagloria tra questi e tralasciando in origine l’invidia. Solo in un secondo momento furono accorpate la tristezza all’invidia e la vanagloria alla superbia.

Una descrizione dei vizi capitali comparve già in Aristotele, che li definì gli “abiti del male”. Al pari delle virtù, i vizi deriverebbero infatti dalla ripetizione di azioni, che formano nel soggetto che le compie una sorta di “abito” che lo inclina in una certa direzione o abitudine. Ma essendo vizi, e non virtù, tali abitudini non promuovono la crescita interiore, nobile e spirituale, ma al contrario la distruggono.

Solo nell’ Età dei lumi i vizi capitali persero la loro accezione negativa perché come le virtù, anche questi in un certo qual modo avrebbero consentito lo sviluppo materiale della società da un punto di vista economico, commerciale e industriale. Il concetto di ”vizio” continuerà a comparire anche dopo il periodo illuminista tramite il pensiero di filosofi come Kant che vedeva nel vizio un’espressione della tipologia umana e un segno del tutto caratteriale del singolo soggetto.

Tale vademecum è stata una delle più geniali trovate cattoliche del periodo medievale attraverso cui la Chiesa ha controllato e condizionato la vita di uomini e donne ma il potere di questa codificazione di mali ha attraversato le ere giungendo oggi fino a noi.

Sei secoli dopo la società odierna continua ad esser influenzata da tali regole ovviamente contestualizzati dai nostri usi e costumi.

Il filosofo Umberto Galimberti suggerisce al posto dello schema classico ed ormai datato (superbia, invidia, ira, accidia, avarizia, gola e lussuria),  un assortimento fatto di consumismo, conformismo, spudoratezza, sessomania, sociopatia, diniego e vuoto, certo più identificabile come tendenza collettiva che non come serie di peccati individuali.

In questo XXVIII numero di aprile abbiamo voluto addentrarci nell’affascinante tema dei sette vizi capitali. Lo abbiamo fatto come sempre affrontando l’argomento a 360°.  Molteplici saranno gli articoli di approfondimento e di attualità, le interviste esclusive e le nostre immancabili rubriche.

Senza alcuna pretesa di essere stati esaustivi sull’argomento ma solo con l’intento di offrirvi alcuni spunti di riflessione, vi invitiamo a non perdervi questo originale numero di aprile.
Buona lettura.

 

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