CULTURA

I SETTE PECCATI CAPITALI: QUALI SONO E COME RICORDARLI CON L’AIUTO DI BOSCH E DEI GELATI

Argomento poco chiacchierato, e ormai quasi per niente religioso, quello dei sette peccati capitali, non riscuote più un grandioso successo come nel Medioevo. Offuscati dalla stampa scandalistica e dalle ultime tendenze in materia di capelli e make up, parlare della lussuria o dell’invidia per i lettori di oggi, ha acquisito un volto nuovo. È da qualche tempo che se ne parla sempre meno e, se lo si fa, non è più in chiave cristiana. Ricordo, infatti, che io stessa da bambina imparai i nomi dei sette peccati capitali grazie ai gelati Magnum, uno per ogni peccato, con sapori davvero invitanti, e con sette pubblicità, una più stuzzicante dell’altra.

Ne mangiavamo uno a settimana, e grazie ai gusti riuscii a ricordarli tutti. Quando si parla dei vizi capitali, ovvero di tutte quelle abitudini e inclinazioni comportamentali giudicate deviate dalla società, capita spesso che uno di questi ci sfugga. Per ricordarli al meglio, poiché i “Sette peccati di Magnum” sono fuori produzione, può essere utile far riferimento alla tavola dei “Sette peccati capitali” di Hieronymus Bosch (o imitatore, in quanto la paternità è incerta) realizzata tra il 1500 – 1525, ad oggi conservata al Museo del Prado, a Madrid. Anche se c’è una bella distanza tra i gelati e il pittore olandese, l’associazione di pensiero funziona con lo stesso meccanismo, e anche bene. In questo dipinto, sono ben illustrati entro un cerchio, che con molta probabilità rappresenta l’occhio di Dio, nel cui centro, infatti, è disegnata la figura di Cristo, i sette vizi.

 

Nei quattro angoli della tavola, invece, troviamo altrettanti cerchi, con la raffigurazione dei Misteri novissimi. In alto, al centro e in basso (rispetto all’occhio), inoltre, leggiamo  tre scritte latine, ovvero: “Gens absque consilio est et sine prudentia / utinam saperent et intelligerent ac novissima providerent” (È un popolo privo di discernimento e di senno; o, se fossero saggi e chiaroveggenti, si occuperebbero di ciò che li aspetta n.d.r.), “Cave cave Deus videt” (Attenzione, attenzione, Dio vede n.d.r.), e “Nascondam faciem meam ab eis considerabo novissima eorum” (Io nasconderò il mio volto davanti a loro e considererò quale sarà la loro fine n.d.r.). Ma torniamo alla figura centrale, all’occhio di Dio che tutto vede e giudica, ove troviamo i nostri peccati. La caratteristica della tavola, ed anche la sua utilità, sta nel fatto che le scene rappresentate sono di vita quotidiana. Passandole in rassegna, partendo dal basso, troviamo come prima raffigurazione l’Ira.

L’ira, impeto dell’animo, rappresentato da due popolani ubriachi che litigano tra loro, e una donna che cerca di placarli. Sulla destra la superbia, ovvero l’affermazione della propria superiorità a discapito degli altri, è rappresentata da una donna borghese molto elegante, intenta ad acconciare i capelli davanti ad uno specchio retto dal diavolo. Segue la Lussuria, concupiscenza della carne, con due coppie che banchettano sotto una tenda, insieme a dei buffoni che rallegrano il momento.

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Poi l’Accidia, mancanza di volontà nell’agire, mista a noia e indifferenza, è raffigurata da un ecclesiastico, che rilassato davanti ad un maestoso camino, viene disturbato dal sopraggiungere della Fede che gli ricorda i suoi doveri di preghiera. A ben illustrare la Gola, ingordigia, eccessiva voglia di cibo, ci sono due contadini che mangiano e bevono in eccesso, davanti ad un bambino obeso che simboleggia il cattivo esempio dato all’infanzia. Il penultimo disegno sta a rappresentare l’Avarizia, bramosia di denaro, che è personificata da un giudice che prende il denaro da entrambe le parti in causa, in modo disonesto. Ultima in questo cerchio di peccati è l’ Invidia, tristezza e frustrazione per i beni altrui, visti come elementi negativi per noi stessi. Qui si intersecano due scene: un borghese che al di là di una finestra cerca di sedurre la donna di un altro uomo, e un mercante che guarda indignato un giovane che passa con un falco sul polso.

Senza neanche prestarci attenzione, probabilmente ognuno di noi ha commesso tutti questi peccati, in modo più o meno grave, almeno una volta nella vita. “Siamo tutti peccatori perdonati”, disse papa Francesco qualche anno fa, come me, che risucchiata dal terzo girone infernale, i gelati Magnum li ho mangiati tutti e sette.

Claudia Cantelmo

Copyright Photo: “Sette peccati capitali” di Hieronymus Bosch; Copertina

 

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