CULTURA

KILROY WAS HERE: IL PRIMO MEME DELLA STORIA

Se siete presenti in modo assiduo sulla rete, in particolare sui social, avete ben presente cosa siano i meme. Divenuti un vero e proprio mezzo di comunicazione, queste immagini stanno spopolando sui social, veicolando ironia e satira e trasformandosi in uno strumento preferenziale per comunicare dei concetti.

Che si tratti di Michael Jackson che mangia pop-corn o dei personaggi di Toy Story, i meme sono ormai parte integrante della nostra cultura digitale, al punto che ormai è pressochè impossibile risalire al primo esempio di questa particolare forma di comunicazione.

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Eppure, si potrebbe dover andare oltre l’ambiente digitale per scovare il capostipite. La caratteristica dei meme è, in fondo, quella di far presa sui lettori con un’immagine che crei una certa familiarità, a cui unire un messaggio che sappia trasmettere un concetto altrettanto comune, che abbia uno scopo preciso.

La storia, si sa, tende a ripetersi, e quello che oggi è il fenomeno del meme potrebbe avere una radice addirittura in un’epoca in cui la rete non era nemmeno stata ancora concepita. Sto parlando di uno dei simboli della Seconda Guerra Mondiale, una di quelle note a piè pagina poco note, ma che hanno segnato un’epoca: Kilroy was here.

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Questo graffito ha accompagnato le truppe Alleate durante il secondo conflitto mondiale, sia in Europa che nel teatro di guerra del Pacifico. Questo personaggio dal naso prominente che si affacciava sui muri era, per i soldati alleati, un simbolo di tranquillità, quasi una mascotte, mentre l’Asse non riusciva a comprendere il senso di questo onnipresente graffito.

La vera domanda è una: chi è Kilroy?

Come nella migliore tradizione, tutto sembra esser avvolto dalla leggenda, quasi avessimo di fronte un creepy pasta.

Si pensa che tutto nasca dal James J. Kilroy, ispettore del Fore River Shipyard a Quincy, Massachussetts, dove vennero costruite gran parte della navi della marina americana nel periodo prebellico. Compito di Kilroy era verificare il lavoro degli operai, che venendo pagati a cottimo dovevano dimostrare giornalmente quanti rivetti avessero installato.

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Ogni operaio solitamente segnava il proprio lavoro con un gessetto, ma non erano rari i casi in cui venivano apposti segni contrastanti per imbrogliare l’ispettore. Per ovviare a questa pratica, Kilroy prese l’abitudine di marcare il proprio passaggio con la scritta Kilroy was here. Questa sigla rimaneva segnata sulle paratie, tanto che quando venivano svolte operazioni di manutenzione in mare, spesso i marinai si trovavano davanti questa curiosa scritta.

Per la U.S. Navy questa presenza familiare divenne quasi un talismano, tanto che venne presto adottato come motto dai marinai.

L’importanza di questa scritta fu tale che venne persino indetto dalla Transit Company of America un concorso a mezzo stampa per scoprire chi fosse questo fantomatico Kilroy, una caccia all’uomo che aveva in palio nientemeno che una carrozza ferroviaria. James Kilroy riuscì a dimostrare la sua paternità del motto, una vittoria che donò a  lui la gloria, ma ai suoi figli un’insolita stanza dei giochi!

Ma come si arriva al famoso graffito?

Il secondo apporto lo diede l’inglese Edward ‘Chat’ Chatterton. Fu infatti lui ad ideare nel 1938 un nasuto personaggio che le truppe britanniche erano soliti disegnare dove riscontravano problemi (carenza di munizioni) o più facilmente dove i militari si trovano a fronteggiare situazioni paradossali, in cui erano necessario sdrammatizzare. Mr Chat, come venne ribattezzato il personaggio, divenne una figura presente in diversi scenari della guerra.

Fu però l’incontro tra le truppe americane e britanniche a portare all’unione di questi due elementi, dando vita ad un ‘meme ante litteram’, che è divenuto un mascotte per l’esercito americano, al punto che è stato visto anche in successivi conflitti, dalla Corea al Vietnam fino all’Afghanistan.

Kilroy was here è diventato uno dei simboli meno noti della storia della Seconda Guerra Mondiale ma, per i soldati al fronte era il sinonimo di una presenza familiare, un modo anche per ridicolizzare le asperità della guerra. Esattamente come noi facciamo oggi con i meme.

Copyright Photo: CopertinaGiornale e Lapide; Kilroy Was Here

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